di Giovanna Barzaghi
Da più parti si sente dire che basta solo avere la voglia di lavorare, che i giovani non hanno spirito di sacrificio, che il lavoro c’è, che bisogna accontentarsi, che una volta si cominciava dal basso….ma poi c’è la realtà. Mia figlia ha studiato, si Ë formata, ha inviato candidature dappertutto, sostenuto decine di colloqui, investito tempo, energie e danaro. Ogni volta sembra che l’occasione giusta sia vicina ma puntualmente arrivano richieste sempre più assurde: esperienze già maturate anche per ruoli di ingresso, disponibilità totale, contratti precari, stipendi insufficienti, selezioni interminabili o, come accade spesso, nessuna risposta. Cercare lavoro è diventato un percorso ad ostacoli frustrante e profondamente umiliante.
Voglio riportare le parole esatte che sono state rivolte a mia figlia durante la sua ormai lunga ricerca. Non sono invenzioni, non sono esagerazioni, sono parole ascoltate, una dopo l’altra, durante i colloqui e che forse spiegano meglio di qualsiasi analisi perchè oggi tanti giovani rifiutano il lavoro, rifiutano di rinunciare alla propria dignità
Le è stato detto testualmente: “Si vede che hai studiato, sei una ragazza troppo per bene, non ti avremmo mai presa“.
“Perché una ragazza come te, con tutti questi requisiti dovrebbe venire a lavorare qui?”
”Si vede che sei una ragazza molto educata e seria, però è arrivata l’ altra ragazza che è raccomandata.”
“Sai tanto più di me, mi sento in soggezione.”
Un impiego in un’azienda privata, full time, vale cinquecento Euro al mese ma con la clausola di non fare caso alle eventuali ore in più (ovviamente non pagate); il datore di lavoro Ë ormai abituato a non badare a queste cose.
Tirocini senza rimborso spese neanche per la benzina, turni massacranti, anche notturni, nessun giorno libero, a tempo pieno e senza arrivare a mille euro al mese. Ultima esperienza, davvero scandalosa, il suo futuro datore di lavoro, avendo visto solo la foto del viso di mia figlia le scrive testualmente:
“Mi mandi la foto del tuo corpo per curiosità?” lei risponde:
“Ma scusi lei mi vedrà dal vivo, avremo un rapporto di lavoro perché mai dovrei mostrarle il mio corpo?”
E lui: “Perché sono curioso.”
Non si trattava di un lavoro dove poteva essere necessaria quella che una volta si chiamava bella presenza.
Quando una candidata, durante una selezione di lavoro, si sente chiedere una fotografia del proprio corpo “per curiosità”, non siamo più davanti a una semplice offerta, siamo davanti al tentativo di oltrepassare un confine che nessuno dovrebbe essere costretto a superare per ottenere un impiego. Nessun lavoro può pretendere che si rinunci alla propria dignità nessuna persona dovrebbe trovarsi nella condizione di dover scegliere tra un’opportunità e il rispetto di sé stessa Ma c’è ancora chi ha il coraggio di dire che i giovani non hanno voglia di lavorare. No. I giovani hanno voglia di lavorare, di costruirsi un futuro, di rendersi indipendenti, di mettere a frutto gli anni di studi e di sacrifici. Quello che non accettano più è essere umiliati, sfruttati, sottopagati o giudicati per il loro aspetto invece che per le loro capacità. Non è affatto una generazione che pretende troppo, Ë il mercato del lavoro che troppo spesso pretende tutto senza offrire rispetto, tutele e dignità.
Finchè continuiamo ad accusare i giovani invece di interrogarci su ciò che sono costretti a subire, non stiamo difendendo il valore del lavoro, stiamo solo giustificando la sua perdita di dignità. La vera domanda non è perchè tanti giovani rinunciano a certe offerte ma è quella di chiedersi quale idea di lavoro stiamo consegnando a questa generazione; un lavoro senza dignitò non ruba solo il presente, ruba il futuro.
Ruba la possibilità di essere autonomi, di lasciare la casa dei genitori, di costruirsi una famiglia, di avere dei figli, di fare progetti, di credere che l’impegno, lo studio e il merito abbiano ancora un senso. Chiedere ai giovani di accontentarsi di tutto significa chiedere loro di rinunciare non solo ai propri diritti ma anche ai propri sogni, alla propria vita. Un sistema sociale che costringe i suoi giovani a scegliere se lavorare o preservare la dignità non sta perdendo una generazione, sta perdendo il futuro.
Aver studiato, essere educati, preparati, onesti, è diventato un limite.


