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Il carciofo campano, identità da raccontare

A Montoro la serata conclusiva di un percorso tra varietà, territorio e cultura del “fiore” simbolo della Campania

Non un semplice ortaggio, ma un elemento identitario che attraversa storia, paesaggio e tradizioni: il carciofo, in Campania, rappresenta da sempre molto più di un prodotto agricolo. È un segno culturale, un linguaggio condiviso che lega comunità diverse attraverso pratiche contadine, saperi tramandati e interpretazioni gastronomiche.

La serata del 7 maggio, presso la GB Agricola di Montoro, località Piano, segna la conclusione di un percorso iniziato ad aprile e proseguito nei primi giorni di maggio, dedicato alla conoscenza delle principali varietà campane. Un ciclo di incontri pensato non come vetrina, ma come occasione di approfondimento e narrazione.

Il viaggio è partito dal carciofo di Montoro (di Preturo), conosciuto anche come “Carciofo con il Cappello”, varietà locale che sintetizza le caratteristiche del territorio: struttura compatta, sapore deciso e una coltivazione che affonda le radici nella tradizione agricola dell’area. Accanto a questo, sono stati protagonisti anche il carciofo di Paestum IGP, riconosciuto per la sua qualità e per il legame con un contesto storico unico, e il violetto di Castellammare di Stabia, espressione di una produzione più delicata ma altrettanto rappresentativa.

Le diverse varietà sono state interpretate in cucina dall’Agrichef Rinaldo Ippolito e dall’Agripizzaiolo Lorenzo Grimaldi, il cui lavoro si è mosso lungo una linea di equilibrio tra rispetto della materia prima e rilettura contemporanea. Non un esercizio creativo fine a sé stesso, ma un modo per rendere accessibile e comprensibile il valore di questi prodotti.

A tenere insieme il percorso, la cura organizzativa di Francesca Barbato, che ha costruito un contesto capace di mettere in dialogo produzione agricola, cucina e racconto del territorio, senza perdere il senso originario dell’iniziativa.

La serata conclusiva non rappresenta quindi un punto di arrivo, ma una tappa ulteriore di un discorso più ampio: quello sulla necessità di riconoscere nei prodotti della terra non solo un valore economico, ma anche culturale.

Perché il carciofo, in Campania, non è solo qualcosa da portare in tavola: è memoria viva che continua a parlare al presente.

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Carmela Cerrone

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