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Il conservatorio “Domenico Cimarosa”: la musica invade gli spazi

Percorsi – La rubrica a cura di Monia Gaita

Il Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino rappresenta da 50 anni un eminente presidio culturale e un avanzato opificio artistico per tanti autorevoli maestri della musica. Da aprile, con decreto di nomina del Ministro dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, si è incardinato a Presidente Achille Mottola. Giornalista, docente di Media Education, già commissario del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, sta sviluppando con energia una serie di iniziative degne di rilievo, atte a garantire la produzione e la diffusione musicale sul territorio.

Presidente, da appena un mese vi siete insediato nel Conservatorio Cimarosa di Avellino

È una realtà straordinaria in cui sono stato accolto con calore ed entusiasmo. Nel 1971, con decreto del Presidente della Repubblica, il Cimarosa vedeva la luce come organismo autonomo e non come gemmazione o costola decentrata di un altro comparto. Poiché fu costituito simultaneamente al “Lorenzo Perosi” di Campobasso, dedicheremo uno dei giorni delle celebrazioni del cinquantenario della nascita (dal 1° al 5 ottobre) al gemellaggio tra le due scuole. Una delegazione di nostri studenti terrà un concerto a Campobasso e un gruppo di allievi molisani suonerà qui ad Avellino.

Quali programmi metterete in campo?

Credo che il conservatorio debba respirare con la città e con il territorio. La musica deve invadere gli spazi e i luoghi delle comunità. Non vogliamo che la città e i paesi vengano in conservatorio, ma viceversa, vogliamo andare noi verso la città e i paesi. Proprio sulla scorta di questo proposito abbiamo programmato attività ed eventi in diverse location. Il 2 giugno, per la Festa della Repubblica, i nostri ragazzi si esibiranno nel cortile della Prefettura; il 19, il 20 e il 21 giugno, per la Festa Europea della Musica, si alterneranno spettacoli, allestimenti e concerti. Nella Sala Ripa del Carcere Borbonico installeremo due mostre: “La traviata” e la “Tosca” a colori – Verdi e Puccini a confronto. Interverrà anche un pittore che dipinge in estemporanea, stimolato dall’ascolto di queste opere. Tali polittici andranno a comporre una rassegna visitabile. Il 21 sera chiuderemo sotto l’esedra del teatro Carlo Gesualdo con l’orchestra di fiati. Un momento collettivo all’aperto che ci consegna a un agognato ritorno alla normalità. Dopo l’assopimento involontario e costretto del lockdown, proviamo a far squillare la sveglia, a dare la stura al desiderio dei giovani di suonare insieme in piccoli gruppi. Nelle 3 fontane cittadine, la Fontana di Bellerofonte, più nota con il nome di Fontana dei Tre Cannuoli, quella di Piazza Libertà e la Fontana di Grimoaldo o Tecta, si susseguiranno musiche ispirate all’acqua. Stiamo altresì stipulando una convenzione con la Sopraintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province di Avellino e Salerno che ci autorizzerà ai concerti in tutti i luoghi dipendenti dal MIBAC (Ministero per i beni e le attività culturali).

Avete presieduto per 7 anni il Conservatorio di Benevento

Ho presieduto il Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento dal 2006 al 2013, in proficua interazione con l’ottima direttrice Maria Gabriella Della Sala. Un’esperienza incisiva e appagante che ricordo con somma soddisfazione. Oggi sono felice di lavorare ancora al suo fianco. Si ricostituisce un duo operativo che ci vede procedere negli stessi ruoli sotto la triplice missione che ogni conservatorio coltiva e cura: la formazione, la produzione artistica (i concerti degli studenti) e la ricerca. I conservatori sono atenei e devono investigare nei campi scientifici della musica, dalle forme più antiche all’etnomusicologìa che studia le tradizioni musicali orali di tutti i popoli del mondo.

Come sono organizzati i corsi?

Disponiamo di 140 docenti di ruolo, tutti altamente professionali, con una popolazione studentesca di oltre 1000 unità. Oggi il conservatorio è equiparato alle università, similmente a quanto avviene nel resto d’Europa. C’è il diploma accademico di 1°livello che corrisponde alla laurea triennale, e il diploma di 2°livello equivalente alla laurea magistrale. Il numero è programmato a causa delle troppe richieste. Offriamo anche dei corsi di propedeutica e dei corsi di base con il rilascio delle certificazioni di competenza. Da tempo è stato messo a punto il programma Erasmus coordinato dal maestro Roberto Maggio, che prevede la possibilità per studenti e docenti di effettuare una parte del proprio ciclo di studi in un’analoga istituzione europea (Vienna, Parigi, Madrid). Grazie al Progetto Turandot siglato da un accordo tra la Cina e l’Italia, è stata incentivata l’iscrizione degli studenti cinesi nelle Istituzioni Accademiche Italiane di Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM). Nel conservatorio di Avellino abbiamo un nutrito drappello di allievi cinesi.

Il Covid sta influenzando la didattica?

Dal 2 giugno ridurremo lo smarworking che rimarrà solo al 15%. L’ultimo DPCM contempla la didattica in presenza con dei limiti (in aula non possono essere più di 6 compreso l’insegnante). Ci atteniamo alle regole, dai separé in plexiglas al distanziamento. Se penso al silenzio del primo giorno in cui tutto taceva, ora che posso finalmente sentire i pianisti, i cantanti che eseguono le arie d’opera e i brani, provo davvero una bella emozione. È la nuova primavera della musica, quasi una rinascita alla vita.

Qual è stato il vostro iter di studi prima di arrivare al Cimarosa?

Sono nato a San Giorgio del Sannio dove ho frequentato il Liceo Classico Virgilio. Sotto l’incoraggiante spinta di quella formazione ho mosso i primi passi da giornalista per L’Osservatore Romano, per Il Corriere della Sera e Il Mattino per cui collaboro tuttora. Dopo la maturità mi sono laureato in Scienze della Comunicazione a Roma consolidandomi nel ramo con due master negli USA, a Boston. Nutro un abissale amore per la musica e la poesia. Ho sempre letto avidamente i poeti, ascoltato e studiato la musica. Sono due arti che si intrecciano in una continua e fertile osmosi.

Cosa dovrebbe fare la scuola per valorizzare questa disciplina?

C’è una carenza di educazione della musica e della pratica strumentale. Tutte le scuole dovrebbero essere a indirizzo musicale e già dall’infanzia il bambino andrebbe plasmato a questa nobile consuetudine. Si parla tanto di alfabetizzazione informatica, invece bisognerebbe parlare di alfabetizzazione musicale, utile e preziosa anche per gli anziani. La musica è la lingua più universale di tutte, è un formidabile tesoro per affinarci alla bellezza e non va declassata o relegata ai margini. Qualcuno ha detto che la bellezza salverà il mondo, io dico che la musica salverà il mondo.

             

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