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Il dilemma delle armi chimiche 

Il Presidente Gentiloni, riferendo al Senato martedì scorso sugli eventi degli ultimi giorni in Siria, ha detto che si è riproposto l’angoscioso dilemma se, cento anni dopo la fine della Prima guerra mondiale, la Grande guerra, si possa tornare a convivere con l’uso di armi chimiche, se si possa tornare ad accettare, nel palcoscenico della storia, l’utilizzo di armi chimiche, che sembrava relegato a un lontano passato. Sdegno motivato, che forse avremmo compreso meglio se Gentiloni avesse avuto la bontà di spiegarci…

Sdegno motivato, che forse avremmo compreso meglio se Gentiloni avesse avuto la bontà di spiegarci per quale motivo l’Italia, essendo così fieramente contraria alle armi chimiche, non si opponga alle armi nucleari, avendo boicottato la conferenza dell’ONU che si è conclusa con l’approvazione del trattato per la messa al bando delle armi nucleari. Dallo sdegno all’approvazione dell’attacco lanciato dagli alleati nella notte fra il 13 e 14 aprile il passo è stato breve.

Nello stesso giorno il Presidente francese Macron, nel discorso tenuto al Parlamento europeo, ha detto che l’intervento di Francia, GB e USA ha salvato l’onore della Comunità internazionale. Ovviamente sia Gentiloni che Macron si sono dimostrati del tutto convinti che il regime di Assad abbia effettuato un bombardamento con armi chimiche, anche se le prove non sono state ancora raccolte dall’unico organismo che può farlo con evidenza scientifica, gli ispettori dell’OPAC, che in questi giorni si trovano al lavoro sul terreno.

Purtroppo la Storia ci insegna che quando c’è di mezzo il ricorso alla violenza militare la verità ed il potere non vanno d’accordo. Ha scritto Raniero La Valle che se non ci fosse stato l’attacco: allora forse si potrebbe credere che davvero Assad avesse lanciato armi chimiche di sterminio contro la propria popolazione sul proprio territorio nel corso di una guerra civile che ormai stava vincendo, e perciò meritasse di essere punito. Certo, al senso comune ciò appare improbabile e del tutto insensato, ma se lo dicono i giornali può essere vero dato che non c’è mai limite al peggio.

L’esperienza però ci dice un’altra cosa: ogni volta che, dalla fine della seconda guerra mondiale, l’Occidente ha voluto lanciare una guerra, rovesciare un regime, uccidere capi avversari o compiere altri delitti, si è sempre fatto precedere da una bugia che servisse a salvargli l’anima e a persuadere le masse del proprio buon cuore e della propria innocenza”. Chi si ricorda che l’intervento militare americano nel Vietnam prese a pretesto l’incidente del golfo Tonchino, cioè la presunta aggressione nell’agosto del 1964 di mezzi navali del nord Vietnam ad un cacciatorpediniere americano? Ebbene quell’attacco si rivelò una menzogna fabbricata ad arte, come dimostrato dai Pentagon Papers nel 1971.

In tempi più recenti, la menzogna più spudorata fu quella delle armi di distruzione di massa, la famosa pistola fumante nelle mani di Saddam Hussein. Abbiamo già ricordato la sceneggiata di Colin Powell che intervenne al Consiglio di Sicurezza, il 5 febbraio del 2003, spergiurando sull’arsenale chimico e batteriologico di Saddam che giustificava la guerra di aggressione che di lì a poco sarebbe stata scatenata. Nel Parlamento italiano si discusse della preparazione della guerra e delle sue cause. Intervenendo nel dibattito al Senato il 19 febbraio 2003, l’on. Andreotti espresse un sano scetticismo sulle prove indicate dagli americani e richiamò un episodio che ormai non ricordava più nessuno: “Mi sia consentito un inciso. Il collega Contestabile ha ricordato Montecassino. Bene, quel febbraio di sessant’anni fa, dinanzi allo stupore della distruzione di Montecassino, ricordo che coloro che erano in collegamento con le forze alleate e che allora vivevano in clandestinità in Vaticano, perché c’era la guerra dissero: daremo immediatamente le prove che c’erano grosse attrezzature dei tedeschi.

Si stanno ancora aspettando quelle prove, perché la notizia non era vera: avevano ricevuto una falsa informazione. Qualche volta, quindi, le controprove sono necessarie. Il 15 febbraio del 1944 l’Abbazia di Montecassino, fondata nel 529 d.C. da san Benedetto, fu rasa al suolo dal più imponente bombardamento della storia contro un singolo edificio: 453 tonnellate di bombe scaricate, in otto ondate, da 239 bombardieri. Grande fu lo stupore e lo sdegno nel mondo cattolico, ma gli americani e gli inglesi dissero che avevano le prove che l’Abbazia era utilizzata dai tedeschi e che le avrebbero mostrate. Come disse Andreotti: stiamo aspettando.

di Domenico Gallo edito dal Quotidiano del Sud

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