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Il Governatore della Lombardia Fontana, in un’intervista alla Stampa, in relazione ad una scritta apparsa su un muro di Milano: “Fontana assassino, ha detto che “C’è un clima di odio contro la Lombardia” ed ha anche affermato che: “La nostra sanità si è dimostrata efficiente”.

Pur condannando e biasimando le offese e le minacce che sempre più spesso compaiono sui social e negli striscioni, c’è da rilevare che, oggettivamente e senza malanimo, i numeri, nella loro fredda e cruda espressione, fotografano una realtà molto diversa.  In Lombardia le persone contagiate sono state in tutto nr. 85.618 (+ 399 del giorno prima), quelle ancora positive sono 27.679 delle quali 268 in terapia intensiva, e che i morti sono 15.450 (+ 39 del giorno prima).  Sono cifre che, rispetto ai dati nazionali (225635 positivi, 31.816 decessi e 70.187 tuttora positivi e 808 in terapia intensiva), riflettono una situazione ancora molto preoccupanti perché sono all’incirca la metà di quelle nazionali. In più la Lombardia ha ancora il numero più alto dei contagi (ieri 399 su un totale nazionale di 875). Secondo il Ministero della salute la Lombardia è ancora a “rischio moderato” rispetto alle altre Regioni che sono considerate a “rischio basso. La tranquillità che ostenta Fontana deriverebbe dalle considerazioni che l’indice di contagio (F0) in Lombardia sarebbe il più basso del resto d’Italia (0,47 su una media di 0,70). Ma sul modo di calcolarlo, con metodo empirico e previsionale, esiste più di qualche perplessità e comunque non può cancellare i dati negativi che sussistono ancora, tanto da indurre le Autorità regionali ad essere più caute, sulle riaperture, e chiedono sia seguita una linea comune concordata con il Governo. Comunque la Lombardia non riaprirebbe tutto e subito senza prima emanare disposizioni rigide sulle precauzioni che tutte le aziende, gli esercizi commerciali, i bar e i ristoranti dovranno tenere pena la chiusura.

Sulle cause del fallimento della Sanità lombarda abbiamo già scritto nelle precedenti riflessioni, e pareri negativi sono stati espressi da esperti, scienziati, Ordini dei medici, primari e sindacati di categoria.  Vi sono state denunce penali e sono in corso numerose inchieste giudiziarie.

Il primo errore madornale è stata la sottovalutazione del contagio che, secondo fonti accreditate di medici e giornali, ha cominciato a circolare in Lombardia prima del fatidico 21 febbraio quando si è scoperto il primo caso a Codogno. Altro errore non da poco è stata la strategia dell’ospedalizzazione di massa, senza alcun coinvolgimento del territorio e nessuna strategia di tracciabilità e di controllo della pandemia, nella considerazione che gli ospedale, gioiello della sanità lombarda avrebbero risolto il problema. L’ostinata volontà di costruirne uno apposito in zona Fiera (il Bertolaso hospital!) rientra in quell’ottica. Gli ospedali privati, non attrezzati, hanno dato un apporto molto modesto e comunque tardivo, ragione per la quale quelli pubblici sono scoppiati. Ora quasi certamente verrà chiuso come dice il prof. Pesenti, primario del Policlinico e responsabile dell’Unità di crisi della Regione.

Per incuria ed incompetenza hanno permesso, di fatto, il dilagare del contagio nell’ospedale di Alzano lombardo, poi a Brescia e a Bergamo e, cosa ancora più grave, per cui sono in corso indagini della magistratura, nelle Case di riposo per anziani (ARS) nelle quali hanno dirottato molti malati fatti uscire dagli ospedali. Il tutto senza un minimo di autocritica né da parte del governatore Fontana né del suo sodale assessore al Welfare Gallera, sempre presenti nei Media a contestare tutti e a non ammettere mai i propri errori e quindi a non correggerli. Ancora oggi, che la Caporetto della sanità lombarda (efficiente solo negli ospedali che, comunque sono stati lasciati senza protezioni e garanzie) è sotto gli occhi di tutti. La speranza è che la fase due delle riaperture non causi un’impennata del virus che avrebbe conseguenze incalcolabili. Ora cominciano a fare i test sierologici e i tamponi, ma a spese del cittadino autorizzando i laboratori privati, per i quali si presenta un nuovo business. Ma ancora non hanno tamponi e mascherine e non hanno ancora neanche predisposto un serio tracciamento sul territorio.

La morale della favola è che i cittadini, specie i più fragili e anziani, devono imparare a convivere con il virus, almeno fino a quando non si arriverà ad una vaccinazione di massa (non prima di un anno) usando tutte le precauzioni del caso, nella convinzione che nulla sarà più come prima.

di Nino Lanzetta

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