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Il futuro e la memoria, un ponte tra Los Angeles e San Barbato

Deborah Zara Kobylt in visita a San Barbato di Manocalzati a salutare i suoi parenti, discendenti come lei della famiglia Zara, che nel paese aveva messo profonde radici nei secoli passati

di Virgilio Iandiorio

Provate ad immaginare che cosa sarebbe la nostra esistenza se fossimo sprovvisti di memoria. I nostri sentimenti, le nostre idee, i nostri pensieri, il nostro passato, la nostra vita insomma svanirebbe; o meglio saremmo condannati a vivere in un eterno presente.

E’ venuto così a formarsi quasi un genere letterario, quello della narrazione dell’ambiente del paese così come lo si è vissuto in prima persona o lo si è ascoltato dal racconto dei protagonisti.

“Nella sala immensa della memoria” il ricordo fa rivivere i fatti, le persone e gli eventi del passato. “E là –scriveva S. Agostino nelle Confessioni– mi faccio incontro a me stesso, ricordo me stesso, quello che ho fatto e quando e dove, quali emozioni abbia avuto nel farlo. E là sono tutti i ricordi delle esperienze o delle affermazioni credute. E ancora da quel deposito traggo confronti delle cose di propria esperienza o credute per esperienze altrui, queste e quelle collego a casi passati, e da esse deduco quello che farò, gli eventi, le speranze, tutto come se mi fosse davanti”.

Ci sono memorie che rimangono saldamente fissate nel nostro cervello, senza che il tempo o le nuove acquisizioni le intacchino; probabilmente esse sono, per chi le custodisce, troppo preziose tanto da sfuggire ai tentativi di cancellazione messi in atto dall’oblio.

Basta un piccolo indizio, come il rumore dei passi sul selciato del vicolo, per richiamare alla memoria una scena, un momento particolare, un evento. Trovato l’appiglio, l’evento richiamato esce dall’ombra e acquista  nitidezza, si arricchisce di dettagli e riaffiorano emozioni che si pensava perdute.

Sabato scorso Deborah Zara Kobylt è venuta a San Barbato di Manocalzati a salutare i suoi parenti, discendenti come lei della famiglia Zara, che nel paese aveva messo profonde radici nei secoli passati, come ha raccontato nel libro “il Monte dei Maritaggi di Luca Giannone -la dote delle fanciulle in San Barbato di Manocalzati”, edito da Abe Napoli nel dicembre 2025.

E Deborah così si presenta:” Sono nata nel New Jersey, negli Stati Uniti. Mi sono trasferita a Los Angeles, in California, negli anni ’90, subito dopo aver sposato mio marito John Kobylt. Sono una giornalista televisiva, conduttrice di podcast e scrittrice, e mio marito è un conduttore radiofonico. Abbiamo tre figli che sono il centro del nostro universo”.

Una visita rapidissima, di poche ore, l’intervallo tra gli impegni di lavoro, che  tengono Deborah occupata a Roma insieme con il marito John Kobylt. Il treno alta velocità li ha condotti in un’ora a Napoli, dove Sabino e Gerardo, degli Zara anche loro, li attendevano e subito in macchina verso “casa”.

Deborah Zara Kobylt, giornalista e conduttrice americana, vive a Los Angeles. Il suo podcast principale è Deborah Kobylt LIVE. Un podcast audio/video con interviste a giornalisti, autori, artisti, imprenditori e altri personaggi, è pubblicato su Internet, così lo si può ascoltare quando si vuole. Deborah ha anche creato The Little Italy Podcast, dedicato alla cultura italiana e italo-americana. Sito ufficiale  Deborah Kobylt LIVE su Apple Podcasts.

Nella conversazione con Deborah e John ci facciamo aiutare dagli ultimi ritrovati dell’IA. Ma l’espressione del volto traduce meglio dell’IA la contentezza di trovarsi tra gente che non hai conosciuto prima, ma che sai che ti appartengono, come se ti fossero stati lasciati in eredità. “La cosa più importante -dice Deborah salendo in macchina- è che vedrò la mia famiglia; sono davvero grata a tutti per avermi dedicato del tempo”.

L’atmosfera e la compagnia, necessaria per creare il gusto dello stare insieme, fa scaturire idee e proposte che non ti sarebbero mai venute in mente in altro ambiente. “Deborah -le ho chiesto- e se costruissimo un ponte Los Angeles-San Barbato di Manocalzati?”. Mi ha risposto con il sorriso di chi ha capito subito il senso delle mie parole, anche se dette in italiano. “Facciamolo questo ponte” mi ha risposto. Naturalmente il ponte è da prendere nel suo significato metaforico, perché il “ponte” si costruisce mettendo insieme tutto quello che ci unisce, quello che è stato seminato dai nostri antenati e noi oggi andiamo a raccogliere.

La settimana scorsa una cara amica, di nazionalità polacca ma residente in Scozia, mi ha scritto una cosa molto bella:” Ho comprato le castagne al negozio questa settimana; ma non è la stessa cosa che ho assaggiato alla sagra [di Montella] nella tua provincia. Anche se il negoziante mi ha detto che erano quelle italiane, ciò che si aggiunge al gusto delle castagne, che ho mangiato da te, è l’atmosfera e la compagnia, necessaria per creare il gusto perfetto”

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