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Il Mavi di Lacedonia accoglie gli Altari di Covino, simbolo di un mondo in disfacimento

Diventano luoghi di culto le immagini delle camere da letto del Sannio e dell’Irpinia. È l’idea da cui nasce la mostra Altari di Paolo Covino, di scena dal 19 aprile al Mavi di Lacedonia. Dopo il saluto del Sindaco di Lacedonia Antonio Di Conza l’autore presenterà le opere. L’iniziativa si inserisce nel ricco programma del MAVI-Museo Antropologico Visivo Irpino dedicato alle esplorazioni visuali del mondo contemporaneo. Chiusa a fine marzo la mostra “Nel labirinto” di Marco Giannattasio, lo sguardo documentario e antropologico del museo lacedoniese si sposta dall’Africa subsahariana al nostro Sud interno ospitando un importante
progetto che il fotografo sannita Covino ha realizzato nel proprio territorio e in quello irpino, che sarà esposto al MAVI nello spazio del primo piano dedicato alle mostre temporanee.
«L’universo simbolico rappresentato dai miei “letti/altari” – spiega l’autore – affonda le sue radici nella percezione dell’abbandono di un territorio e della sua cultura contadina, nella comprensione dolorosa dell’oblio a cui sono destinate le consuetudini ancestrali e primigenie dei luoghi da cui provengo. A queste non si sostituiscono forze di innovazione e speranze rivitalizzanti, ma scoraggiate tendenze di rifiuto e abbandono». È da questa emorragia sociale, culturale e storica che si sviluppa, nel progetto Altari, la ripresa fotografica delle camere da letto, che Paolo Covino elegge a luoghi di culto di un passato in disfacimento.
Nel mio immaginario – prosegue l’autore – la custodia del sacro canone della famiglia, della sua prosecuzione, la certezza fideistica in un futuro tanto di procreazione quanto di morte si rende tangibile in queste stanze intime e riservate, che divengono altari: la camera da letto è alcova e sudario, culla di chi è generato e terreno di chi è giunto alla
fine in un rito circolare che ripropone il ciclo dell’esistenza». «Dismesso il valore ponderale che le generazioni precedenti assegnavano alla camera da letto – conclude il fotografo sannita – il ciclo si spezza, la storia si perde, la memoria si volatilizza. Ritrovare santuari così vetusti e intatti mi ha impegnato in una non facile ricerca che ha prodotto Altari: il mio saluto, probabilmente un addio, agli dei Lari e a tutto ciò che essi non potranno più rappresentare».
Paolo Covino (1983) vive da sempre a Pietrelcina (Bn). Nel 2017 è entrato a far parte del Laboratorio Irregolare diAntonio Biasiucci, uno tra i più rappresentativi fotografi e artisti visuali italiani e grande scopritore di nuovi talenti.
Attraverso la pratica fotografica cura il rapporto con il proprio territorio, l’entroterra campano, ricercando «significati emessaggi di un mondo sbiadito, nel tentativo di ipnotizzare l’amaro destino segnato da spopolamento e abbandono» che incombe sui luoghi della sua infanzia.

Il lavoro di Covino sarà esposto al MAVI fino a sabato 17 maggio. Ma la proposta espositiva primaverile del museoresterà ancorata al territorio con la mostra Il Pane per gli Angeli di Angela Maria Antuono, dedicata all’alimentazione, che seguirà a partire dal 23 maggio 2025.
Visibile come sempre al secondo piano la mostra permanente dedicata al fotografo e antropologo statunitense Frank Cancian, che costituisce il nucleo fondamentale del MAVI, con una selezione di immagini tratte dallo studio di comunità che Cancian realizzò a Lacedonia nel 1957, stampate con metodo tradizionale in altissima qualità e accompagnate da diversi materiali cartacei e multimediali.

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