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A quarantott’ore dalla sofferta approvazione in Consiglio dei ministri, mentre ancora (ieri sera) si attendeva la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è rimasto solo il presidente del Consiglio a confidare nelle virtù taumaturgiche del decreto legge monstre che dovrebbe garantire il “rilancio” del sistema Italia sprofondato in una depressione mai vista dal secondo dopoguerra. Gli altri protagonisti della partita sono molto più guardinghi ed incrociano le dita in attesa dell’impatto delle misure appena varate su un organismo sociale stremato da oltre due mesi di confinamento o lockdown che dir si voglia. Il ministro dell’Economia Gualtieri, che naturalmente difende il suo provvedimento, non si nasconde che le “legittime preoccupazioni di una situazione senza precedenti possano generare anche rabbia”; il segretario del Pd Zingaretti, che rivendica al suo partito il merito di aver dettato l’agenda del governo, avverte che “se nei prossimi sessanta giorni la macchina dei sussidi non gira come deve, allora la rabbia sociale può esplodere”. Quanto all’altra gamba della maggioranza, i Cinque Stelle, sono emersi dalla lunga notte del decreto privi di un riferimento nell’esecutivo e nello stesso movimento (Grillo latitante, Casaleggio esautorato), e si sono assunti la responsabilità di un estremo rinvio, quasi fuori tempo massimo, per via di una incomprensibile impuntatura sulla regolarizzazione di lavoratori agricoli, colf e badanti.

Ora dunque non resta che aspettare. E’ accertato che il decreto, nominalmente definito “rilancio”, risponde prevalentemente alla logica di un sussidio spalmato sulla platea più ampia possibile di beneficiari. Lo ammette a denti stretti il segretario del Pd, lo denunciano le aziende, che avrebbero voluto più coraggio, lo documenta un esperto come Carlo Cottarelli, che ha calcolato ben 600 diverse misure “difensive”, cioè adottate “per attenuare l’effetto dello shock economico, più che per rilanciare davvero l’economia”. Insomma, si dà fondo a tutte le disponibilità finanziarie presenti e future (aumento del deficit e del debito fino a livelli mai raggiunti) per ristorare, ma solo in parte, le categorie sociali penalizzate da due mesi di inattività, già sapendo in anticipo che non tutte le aspettative potranno essere soddisfatte. La filosofia è quella delle due leggi di bilancio approvate da due diverse maggioranza in questa legislatura, che prevalentemente hanno distribuito a categorie improduttive risorse a valere su bilanci futuri, comprando un consenso che si è rivelato avaro. Questa volta le quantità sono in crescita, e infatti si è parlato di un volume di interventi pari a due manovre, lasciando però nel vago il contenuto di quella di fine anno, che dovrebbe essere impostata fra poche settimane. Come? Si attende una risposta dall’Europa, che infatti sta mettendo a punto l’arsenale finanziario con il quale sostenere le economie dell’intero continente. La ripartenza, il rilancio dello sviluppo dovrebbe venire da lì. Intanto però va registrato con rammarico che la risposta al quesito ricorrente in questi giorni: potremo uscire dall’emergenza in condizioni migliori di come vi siamo entrati? è purtroppo negativa.

di Guido Bossa

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