Lunedì, 29 Giugno 2026
02.51 (Roma)

Ultimi articoli

Ogni anno celebriamo il 25 aprile, ogni anno si alza la bandiera della Resistenza, ogni anno tutto sembra rituale, ma ogni anno è diverso. Ogni anno ci troviamo di fronte allo stesso dilemma: è una festa rievocativa per fare memoria di un passato ormai passato che non ha più nulla da dire, oppure dobbiamo guardare al passato per capire l’oggi e cogliere un messaggio per il nostro futuro?

E’ un interrogativo che è emerso già pochi anni dopo la liberazione. In un discorso tenuto al teatro lirico di Milano, il 28 febbraio 1954, Piero Calamandrei cosi affrontava il tema: “In queste celebrazioni che noi facciamo nel decennale della Resistenza, di fatti e di figure di quel tempo, noi ci illudiamo di essere qui, vivi, che celebriamo i morti. E non ci accorgiamo che sono loro, i morti, che ci convocano qui, come dinanzi ad un Tribunale invisibile, a render conto di quello che in questi 10 anni possiamo aver fatto per non essere indegni di loro, noi vivi. In tutte le celebrazioni torna, ripetuta in cento variazioni oratorie, una verità elementare che nelle lettere dei condannati a morte è espressa come una naturale e semplice certezza: che i morti non hanno considerato la loro fine come una conclusione e come un punto d’arrivo, ma piuttosto come un punto di partenza, come una premessa, che doveva segnare ai superstiti il cammino verso l’avvenire (.) Quando pensiamo a loro per giudicarli, ci accorgiamo che son loro che giudicano noi: è la nostra vita che può dare un significato ed una ragione rasserenatrice e consolante alla loro morte; e dipende da noi farli vivere o farli morire per sempre.”

Se guardiamo al nostro tempo con gli occhi di questo Tribunale invisibile evocato da Calamandrei, cosa penseranno di noi quelli che hanno sacrificato la  loro vita per testimoniare, con la morte, la fede nella libertà, nella fratellanza, nella giustizia e nella pace? Per consegnare alle generazioni future il sogno di una umanità liberata dal ricatto della violenza, riconciliata nel riconoscimento della uguale dignità di tutti i membri della famiglia umana, unificata nella dimensione della speranza?

Il quadro storico, confermato dalle elezioni del 4 marzo, è quello di un’Italia rancorosa, in cui si sono sfaldati i legami sociali, la solidarietà di classe e la solidarietà fra le varie generazioni, in cui tutti lottano contro tutti e coloro che versano in condizioni di sofferenza sociale identificano come loro nemici quelli che stanno ancora più in basso.  Una società in cui, a fronte di una tentata strage razziale in una tranquilla cittadina dell’Adriatico, attuata da un fanatico inneggiante a Mussolini, non vi è stata una limpida reazione delle principali forze politiche, timorose di una condanna troppo netta dei rigurgiti di razzismo e di fascismo che avvelenano la vita pubblica, con il paradosso che il partito in cui militava l’attentatore, in quella città è passato dallo 0,6% al 21%.

Non è un caso che in questo 2018 emergano diffusi sentimenti di fastidio per le celebrazioni del 25 aprile. Un caso per tutti: quello dell’amministrazione comunale di Todi che ha ritirato il patrocinio all’Anpi per la manifestazione del 25 aprile, ripudiata perché “divisiva”. E non è un caso che il leader della forza politica in cui militava l’attentatore di Macerata non abbia partecipato ad alcuna celebrazione del 25 aprile. Non c’è da stupirsi se i tifosi italiani di Netanyahu non abbiamo partecipato alla manifestazione unitaria promossa dall’ANPI a Roma, perché disturbati dalla presenza delle bandiere di un popolo che lotta ancora per la sua liberazione.

Per quanto sconcertanti, questi fatti testimoniano che il messaggio di liberazione della Resistenza, per quanto “addomesticato” dalla ritualità delle celebrazioni ufficiali è ancora vivo, morde nelle contraddizioni del presente  e ci fornisce gli strumenti – sol che vogliamo utilizzarli –  per rovesciare la barbarie di ritorno in cui siamo immersi.

Non potrebbero essere più attuali le parole di Calamandrei: “In questo clima avvelenato di scandali giudiziari e di evasioni fiscali, di dissolutezze e di corruzioni, di persecuzioni della miseria e di indulgenti silenzi per gli avventurieri di alto bordo, in questa atmosfera di putrefazione che accoglie i giovani appena si affacciano sulla vita, apriamo le finestre: e i giovani respirino l’aria pura delle montagne e risentano ancora i canti dell’epopea partigiana”

di Domenico Gallo edito dal Quotidiano del Sud

Condividi

Picture of redazione web

redazione web

Lascia un commento

Cronaca

Nella tarda serata di ieri, nell’ambito dei controlli finalizzati al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti, personale della Squadra Mobile…

Nell’ambito di mirati controlli finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati ambientali, i carabinieri del Nucleo Forestale di Serino, in…

“L’angelo più bello del Paradiso, vola più in alto che puoi, piccolo Cri”. È la frase che campeggia su uno…

Attualità

Momenti di apprensione a Serra di Pratola, frazione del Comune di Pratola Serra, per circa 5 incendi che hanno circondato…

Francesco Sellitto, presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino. Uno sguardo sulle criticità territoriali, dal pronto soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino…

Leggi anche

L’Alto Calore, un pozzo senza fine? A leggere la relazione dell’amministratore unico dell’Ente, Alfonsina De Felice, consegnata nel corso dell’Assemblea dei sindaci convocata per l’approvazione del bilancio dell’ente, non v’è dubbio se il riferimento va alla recente gestione del 2025 (e non solo), anno in cui l’Alto Calore ha subito...

Venticinque anni di attività tra Avellino e Forino, sede storica dell’associazione, celebrati nella bellissima ed importante cornice del teatro “Gesualdo” di Avellino. La Max e Very Dance, nota associazione sportiva irpina cara ai maestri Veronica De Angelis e Massimo Picariello, nel pomeriggio di ieri si è esibita nel massimo cittadino...

E’ stata la riflessione sui confini della scienza, a partire dalla presentazione de “Il mistero del chimico dei fantasmi” di Salvatore Biazzo, a chiudere la prima parte della sesta edizione di Avellino Letteraria. La kermesse culturale, giunta alla sua sesta edizione, tornerà a settembre con un nuovo appuntamento dedicato a...

Sono in treno, vado a Torino nella redazione del Corriere della Sera, edizione del Piemonte, diretto da mio figlio Carmine. Torino dove vivono i miei nipoti, Antonio, Gianni e Alessandro. Il viaggio, nonostante l’Alta velocità, richiede tempo: sette ore circa. Giro tra le carrozze in movimento che sono affollate da...

Ultimi articoli

Attualità

Un nuovo evento sportivo è in programma al Campo Coni di Avellino: l’8 luglio prossimo, alle ore 16, svolgerà il…

Riceviamo e pubblichiamo dal prof. Alberico Mitrione Tutto nasce da una semplice, attenta passeggiata. Camminando per le strade di Avellino,…

Proteggere le persone più fragili dagli effetti delle alte temperature e prevenire situazioni di isolamento e disagio durante i mesi…

Segui il Corriere dell'Irpinia

Informativa Privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Le informazioni raccolte dai cookies sono conservate nel tuo browser e hanno la funzione di riconoscere l'utente quando ritorna sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sono le sezioni del sito ritenute più interessanti ed utili.

Puoi modificare le impostazione dei cookies nelle sezioni a sinistra.

Una versione estesa della nostra privacy policy invece è visionabile al seguente indirizzo Privacy Policy