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Il Sud Europa sull’orlo del precipizio

L’Italia si allontana dall’Europa, il Mezzogiorno si distacca dall’Italia. Questa sembra essere la drammatica conclusione che via via emerge dalla crisi epocale che stiamo vivendo in questo drammatico periodo. A questa si potrebbe aggiungere un’altra deduzione: l’Italia rischia di diventare tutto Mezzogiorno.

Nell’Italia dell’emmergenza da contagio, della crisi, e del Sud della “crisi nella crisi”, siamo costretti, giocoforza, a segnalare l’assenza di una linea politica forte, degna di questo nome, registrando talvolta finanche l’incapacità di mettere in campo alcune fondamentali risposte.
Il problema del Sud, dell’Italia intera, si ripropone oggi, ancora una volta, a livello europeo. E si ripropone perché il Sud Europa è sull’orlo del precipizio. Il Mezzogiorno vive e soffre, il meridionalismo, da tempo, sembra essere definitivamente morto. Sullo sfondo resta uno scenario apocalittico, e un’altra questione sembra imporsi all’ordine del giorno di questa Europa dove l’unica istituzione che conta è la BCE a trazione franco-tedesca.

La BCE, anche secondo il giudizio di autorevoli commentatori europei, sta violando i trattati e quindi dovrebbe essere portata davanti alla Corte europea con i suoi governatori che dovrebbero essere chiamati a rendere conto al Parlamento europeo.

“Se il Parlamento europeo, ha scritto, non di recente, Evans-Prithchard sull’inglese Telegraph, con parole che si attagliano alla critica situazione che stiamo attraversando, non ce la fa ad affrontare la più grande e più urgente sfida che si sia mai trovato davanti sin dalla sua creazione nel 1979, allora tanto vale far saltare con la dinamite l’emiciclo di Strasburgo e sostituirlo con un monumento ai milioni di vite degradate dell’Europa mediterranea”.

Noi, miti meridionali del Sud Europa, ci chiediamo molto più pacificamente se sopravviveremo come paese autonomo, democratico, partecipe di questa Unione Europea matrigna.

I governatori latini, come li ha definiti qualche tempo fa il pungente giornalista inglese, e quelli degli altri Stati in vari gradi di difficoltà, che costituiscono la maggior parte della popolazione della zona euro, finora hanno agito come fanno i conigli davanti ai fari delle auto, paralizzati dalla gigantesca valanga che gli sta precipitando addosso, e incapaci di coprire di fischi la Bundesbank tedesca.

Ma dov’è l’Italia? Dov’é il Sud Italia? Questo Sud sprofondato, che rischia il definitivo tracollo, è un pezzo di Europa meridionale che per salvarsi deve ribellarsi, insieme all’intero Paese, e insieme agli altri Paesi europei, deve disegnare un modello di Europa costruito su valori antitetici riferibili ad una tradizione autenticamente europeista. Di fronte ci dovrebbe essere un percorso comune che sia fatto di unione e non di divisioni. E soltanto l’impegno collettivo, e non l’ascesa di leader dalla vocazione messianica, può ridare forza e coraggio a un Paese, come l’Italia, incagliato nelle secche di una crisi epocale, senza precedenti.

Il problema, d’ora in poi, non sarà più su cosa farà la Campania, la Puglia, la Calabria, la Sicilia e così via di seguito, cosa farà il Mezzogiorno, ma cosa farà l’Italia e, soprattutto cosa faranno Italia, la Spagna, la Grecia, il Portogallo nei confronti del Nord Europa e dell’Euro.
Questa sarà la “nuova questione” che dovrà affrontare chi ha in testa un’altra idea di Europa, lontana dall’agonia di questo momento tragico.

di Emilio  De Lorenzo

 

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