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In una situazione di grave crisi politica per il ritorno della guerra che si riteneva definitivamente bandita dall’Europa, a cui si accompagna una crisi economica, dovuta alle conseguenze della guerra, che colpisce l’Europa nel momento critico della ripresa economica dopo i disastri provocati dalla pandemia nel 2020/2021 e mette a repentaglio le condizioni di vita di milioni di persone, nell’ordinamento politico italiano è esploso un conflitto durissimo su una questione che non ha nulla a che vedere con la guerra, con le armi, con l’allocazione delle risorse, con la difesa dei redditi dal carovita, cioè con i problemi reali che interpellano la società italiana come comunità politica. Lo scontro che mette a repentaglio la sopravvivenza del Governo per la minaccia della Lega di farlo cadere, verte – per quanto sia incredibile – intorno ad un provvedimento che introduce una misura di giustizia per i fanciulli.  La discussione alla Camera dello ius scholae (l’ottenimento della cittadinanza al minore straniero che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno e abbia frequentato la scuola per almeno 5 anni) ha subito provocato la reazione veemente della Lega in sintonia con Fratelli d’Italia.

La Lega ha presentato oltre 1500 emendamenti nel tentativo di bloccarne l’approvazione, facendo intendere che se la Camera approvasse lo ius scholae (e la cannabis libera), un minuto dopo si scioglierebbe la maggioranza e sarebbe finita quest’esperienza di governo. Il carattere meramente ideologico di questa contrapposizione è stato chiaramente denunziato dalla CEI. Monsignor Gian Carlo Perego, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei e presidente della Fondazione Migrantes, ha osservato che “la cittadinanza è uno strumento di inclusione, integrazione, partecipazione attiva alla vita della città e di sicurezza sociale. Uno strumento che per ragioni etiche e di giustizia salvaguarda la dignità delle persone.”

Questa furibonda battaglia ideologica lascia trapelare l’aspetto più negativo del populismo che stormisce la destra italiana.  In questa accezione il populismo consiste nella ricerca, da parte di élite politiche prive scrupoli, di un facile consenso alimentando le paure e gli umori più grossolani presenti nella “pancia” del corpo sociale. Ci sono sentimenti che nelle società ricche traggono origine dall’inconscio collettivo, dal senso della perduta stabilità, dalla paura del futuro, dal timore di non conservare i diritti faticosamente acquisiti, e che si esprimono in una esacerbata affermazione di identità, in una ostilità per lo straniero, in un ostracismo per il diverso, in una difesa corporativa del proprio gruppo, o regione, o nazione, in un daltonismo sociale, che non ha gli occhi per il colore della pelle degli altri. Questi sentimenti sono cavalcati, alimentati ed esacerbati da una politica miserabile che si è scatenata, in Italia ed in Europa, contro gli stranieri, gli emarginati, gli esclusi. Una politica guidata da formazioni parafasciste che – un po’ alla volta  si è allargata a soggetti politici vari, che entrano in competizione con gli altri populismi per la conquista del consenso fondato sulla paura. I frutti avvelenati prodotti da questa politica sono sparpagliati un po’ dappertutto.

Fino ad ora, però, non si era mai vista una ricerca del consenso fondata sulla lotta ai diritti dei bambini, sull’esigenza di privare centinaia di migliaia di bambini, nati in Italia da genitori stabilmente residenti in Italia, del diritto di essere accolti dalla terra in cui sono nati.

Perché questo è l’oggetto della campagna politica contro lo “ius scholae”, una lotta strenua contro il diritto dei bambini, nati e cresciuti in Italia, ad essere accolti nella comunità in cui vivono con pari diritti rispetto a tutti gli altri fanciulli, con i quali condividono lo stesso asilo, la stessa scuola, gli stessi insegnanti e la stessa lingua.

Come faremo a spiegare a Karim, a Suan, a Xenyia, a Nadyia e a tanti altri fanciulli che, come loro, hanno conosciuto solo l’Italia in cui sono nati, che leader politici italiani, come Matteo Salvini, Giorgia Meloni, ed altri, ce l’hanno proprio con loro, si dolgono dei loro diritti e sperano di ottenere una facile popolarità battendosi strenuamente perché questi fanciulli rimangano figli di un Dio minore?

Che Paese è un Paese in cui si diventa popolari promuovendo una crociata contro i diritti di una popolazione di fanciulli, si sta forse verificando l’avvento del tempo di Erode?

di Domenico Gallo

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