di Vera Mocella
In tanti si sono redunati, ieri pomeriggio, nello spazio Arena di Avellino, per parlare non solo di un amico scomparso, Raffaele Aurisicchio, e per presentare il libro dedicato alla sua figura, dal titolo emblematico: “La politica è Parliamento….dice Raffaele – La sinistra di Raffaele Aurisicchio”, ma anche per fare una disamina accurata e puntuale sul momento che stiamo attraversando. Aurisicchio era stato politico e sindacalista, poi parlamentare e dirigente regionale di Sinistra Italiana. Quello di ieri pomeriggio è stato un incontro corale, un abbraccio simbolico all’amico scomparso due anni fa, ma anche un momento di riflessione sul presente e sul passato, con uno sguardo lucido sul futuro, e sulle possibili strategie da adottare. «Per lui la bussola della sinistra aveva sempre due dimensioni: doveva essere autonoma e popolare – ha ricordato Roberto Montefusco, segretario provinciale di Sinistra italiana – in prima istanza, perché per rappresentare i veri bisogni delle persone era fondamentale essere indipendente, capace di pensiero critico, per garantire la forza dell’autonomia. E in secondo luogo, perché questa era la caratteristica peculiare della sinistra e per questo Raffaele amava trasmettere concetti complessi con espressioni semplici, che facevano comprendere immediatamente il contesto e aprivano mondi, orizzonti». Commosso anche il ricordo del Sindaco di Santa Paolina, Rino Ricciardelli, il paese di origine del politico: «Raffaele è un punto di riferimento della nostra vita, per lui la politica non era solo un fatto personale. Devo ringraziare lui se ho iniziato questo percorso politico. I suoi consigli erano consigli che ti portavano sulla giusta strada. Dedicheremo la sala consiliare a Raffaele Aurisicchio, un omaggio dovuto». Tanti gli interventi che si sono succeduti, in una altalena di ricordi e di progetti per il futuro, come quello di Amalio Santoro, tra gli autori del libro: «Parlare di Raffaele è un dolore fisico, non solo perché con lui finisce la stagione dell’incanto, la nostalgia è tanta, nostalgia di cui tanto oggi si parla. Credo che il dolore sia anche la possibilità di costruire una identità politica». Commosso anche il ricordo di Alberta De Simone, che ha ricordato la semplicità e l’autenticità di Aurisicchio, ma anche il suo rigore e la sua autonomia.
Mentre Nicola Fratoianni, deputato, segretario di Sinistra Italiana e leader di Alleanza Verdi-Sinistra, ha ribadito «Si era messo in testa di ricostruire il partito, un partito come uno strumento collettivo di una sinistra autonoma, in grado di pensare ancora la politica come uno strumento di trasformazione del mondo, della realtà. È stato un uomo molto simpatico, aveva uno splendido sorriso, aveva anche un grande senso della convivialità, era uno straordinario compagno di tavola, il parlare a tavola, per lui, era anche un’occasione per costruire relazioni. Ha contribuito a ricostruire il punto di vista autonomo di una sinistra di cu, in questo Paese, c’è grande bisogno. E stato un uomo capace di non rassegnarsi all’idea che la politica si trasformi in uno strumento in grado di amministrare ciò che c’è, ma la intendeva come strumento di trasformazione della realtà, a vantaggio di chi è più debole. È un periodo, questo, in cui vengono a mancare tante risorse: abbiamo perso qualche settimana fa, un altro straordinario dirigente politico della sinistra italiana, Fabio Mussi, che proprio con Raffaele aveva scelto di non aderire al Partito Democratico. Era un uomo indisponibile alla rassegnazione, questa è la definizione che più tratteggia la sua figura. Non rassegnarsi è la condizione non sufficiente, ma necessaria, per cambiare le cose».
Ed ancora, l’intervento di Arturo Scotto, deputato del Partito Democratico: «Noi non abbiamo paura di fare le primarie, il Pd ha tessuto la trama unitaria della coalizione, ma non si può pensare di costruire operazioni sulla testa del Pd. Ci sono tanti ricordi legati alla figura di Raffaele Aurisicchio, per me è difficile scegliere tra i tanti che affiorano alla mente. Di sicuro, Raffaele era un comunista originale. Era un uomo del popolo, per questo motivo, era in grado di parlare ai ceti medi, di toccare le corde giuste. Aveva anche una grande esperienza nelle grandi associazioni di massa a partire dalla CNA. Era un riformatore radicale, un uomo rimasto fedele agli ideali della sua giovinezza. Da questo punto di vista, credo che oggi ricordiamo una persona, di cui mi è impossibile, di cui faccio fatica a parlare al passato, perché le sue domande sono ancora attuali, sono le domande della sinistra di oggi».

