Avellino, Atripalda e Solofra sono i tre Comuni della provincia di Avellino maggiormente esposti all’impatto dei siti inquinati e presentano l’Indicatore di Rischio Comunale Ambientale (IRC) più elevato in assoluto, posizionandosi al livello massimo (classe 6) su una scala da 1 a 6. È questo il dato di maggiore rilievo emerso dai risultati finali dell’Accordo di collaborazione scientifica tra la Procura della Repubblica di Avellino e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), sottoscritto nell’aprile 2024 per incrociare i dati ambientali e sanitari negli 86 Comuni della giurisdizione.
Proprio nei Comuni a più alto impatto ambientale (classe IRC 6) l’analisi sanitaria rileva le criticità più severe rispetto ai centri privi di popolazione residente a ridosso delle sorgenti inquinanti (classe IRC 1): nella fascia critica si registra infatti un incremento del +21% della mortalità per tumore maligno al polmone, un aumento del +17% nell’incidenza di tutti i tumori maligni complessivi e un balzo del +25% nell’incidenza del tumore alla mammella tra la popolazione femminile.
L’indagine ha inoltre evidenziato come, al crescere dell’indicatore di rischio ambientale, aumenti progressivamente l’incidenza di specifiche patologie: tumorali al polmone e totali per entrambi i sessi, tumori alla vescica e al testicolo per i soli uomini, oltre alle malattie respiratorie acute nella popolazione pediatrica e giovanile tra 0 e 19 anni (con un aumento delle ospedalizzazioni). A confermare il quadro intervengono anche i dati di biomonitoraggio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno di Portici, che nei Comuni a rischio più alto hanno riscontrato concentrazioni superiori di sostanze industriali, come furani e specifici metalli pesante.
Nel complesso dei 86 Comuni del circondario sono stati censiti 296 siti potenzialmente inquinanti – tra impianti industriali, strutture di gestione dei rifiuti e aree colpite da smaltimento illecito tra il 2016 e il 2018 – con una concentrazione superiore nella fascia occidentale dell’Irpinia. Circa il 51% dei residenti vive entro un chilometro da almeno una di queste sorgenti. All’opposto della graduatoria, otto Comuni (Aquilonia, Cairano, Caposele, Cesinali, Gesualdo, Montefalcione, Sorbo Serpico e Volturara Irpina) figurano nella classe IRC 1, senza residenti entro il raggio di un chilometro dai siti censiti.
Nonostante gli eccessi localizzati nelle zone più impattate, la fotografia generale dell’area mostra che, considerando complessivamente tutti gli 86 Comuni, i tassi di mortalità, ospedalizzazione e incidenza tumorale risultano per lo più in linea o inferiori alla media regionale campana. Come evidenziato dagli esperti della Procura e dell’ISS, le esposizioni ambientali determinate dalle sorgenti censite possono aver contribuito, o contribuire tuttora, agli eccessi riscontrati come fattore causale o con-causale, fornendo indicazioni preziose per le attività investigative e per gli interventi di tutela della salute pubblica.
“I dati oggi presentati – ha sottolineato il Presidente dell’ISS Rocco Bellantone – sono stati resi possibili dalla condivisione delle informazioni tra i diversi enti locali e regionali. Questo evidenzia l’importanza della collaborazione per definire le azioni prioritarie di tutela della salute”. Il rapporto integrale della ricerca, basato sui dati forniti da ARPA Campania, Registri Tumori ed enti nazionali, è stato pubblicato ed è liberamente consultabile sul sito ufficiale della Procura della Repubblica di Avellino.
Classificazione degli 86 Comuni per Indicatore di Rischio Comunale Ambientale (IRC)
| Classe IRC | Livello di Rischio | Comuni |
| Classe 1 | Nessuna popolazione entro 1 km dai siti | Aquilonia, Cairano, Caposele, Cesinali, Gesualdo, Montefalcione, Sorbo Serpico, Volturara Irpina |
| Classe 2 | Rischio molto basso | Andretta, Calabritto, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Guardia Lombardi, Lapio, Moschiano, Monteverde, Pago del Vallo di Lauro, Pietrastornina, Quindici, Salza Irpina, San Mango sul Calore, Santa Paolina, Sant’Angelo a Scala, Sturno, Taurano, Teora, Torella dei Lombardi, Villamaina |
| Classe 3 | Rischio basso | Bagnoli Irpino, Bisaccia, Candida, Cassano Irpino, Chiusano di San Domenico, Contrada, Lauro, Mercogliano, Morra De Sanctis, Rocca San Felice, San Potito Ultra, Sant’Andrea di Conza, Santa Lucia di Serino, Santo Stefano del Sole, Senerchia, Torre Le Nocelle |
| Classe 4 | Rischio medio | Altavilla Irpina, Baiano, Capriglia Irpina, Cervinara, Conza della Campania, Frigento, Grottolella, Lacedonia, Lioni, Marzano di Nola, Mugnano del Cardinale, Nusco, Parolise, Prata di Principato Ultra, Pratola Serra, Quadrelle, Rotondi, San Martino Valle Caudina, Sant’Angelo dei Lombardi, Serino, Sirignano, Summonte, Tufo |
| Classe 5 | Rischio alto | Aiello del Sabato, Avella, Calitri, Domicella, Forino, Manocalzati, Montefalcione, Monteforte Irpino, Montefredane, Montemiletto, Montemarano, Montella, Montoro, Ospedaletto d’Alpinolo, Roccabascerana, San Michele di Serino, Sperone |
| Classe 6 | Rischio massimo (Comuni più impattati) | Atripalda, Avellino, Solofra |
Impatto ambientale valutato considerando le aziende e le attività antropiche, che spaziano dal livello industriale fino agli sversamenti e al trattamento illecito dei rifiuti
“Abbiamo qualche dato in più” rispetto a ottobre dello scorso anno, quando erano stati presentati i risultati preliminari. A fare il punto è Lucia Fazzo, dell’Istituto Superiore di Sanità illustrando la conclusione delle indagini previste dall’accordo con la Procura: un’analisi integrale che ha associato l’indicatore di rischio ambientale — ovvero il carico ambientale per ogni singolo comune — ai dati di tipo sanitario.
Entrando nel dettaglio dello studio, la dottoressa spiega: “Quello che abbiamo visto è che ci sono dei comuni nei quali sono presenti potenziali sorgenti di contaminazione; in questi comuni, maggiormente impattati, c’è un rischio specifico per alcune patologie superiore rispetto ai comuni in cui l’impatto è inferiore”. L’impatto ambientale è stato valutato considerando le aziende e le attività antropiche presenti sul territorio, la percentuale di popolazione residente nelle vicinanze e la potenziale pericolosità delle attività stesse, che spaziano dal livello industriale fino agli sversamenti e al trattamento illecito dei rifiuti.
Pur ricordando la compresenza di diversi fattori di rischio per la salute, la specialista evidenzia: “Dal nostro studio è emerso che nei comuni in cui questo impatto è maggiore si registra anche un rischio più elevato per alcune patologie. Questa è l’indicazione di un possibile effetto non solo causale, ma anche concausale, in cui la contaminazione ambientale interagisce con altri fattori di rischio”.
Analizzando la distribuzione del pericolo, l’indagine ha individuato otto comuni di riferimento a rischio molto basso, dove non risiede popolazione in prossimità dei siti censiti. Tuttavia, la dottoressa precisa: “Per alcune patologie, passando a classi di rischio via via maggiori, si registra un progressivo aumento del rischio. In particolare, l’aumento riguarda i comuni che si trovano nella classe con l’impatto maggiore, ovvero la famosa classe 6 che avevamo visto l’anno scorso”.
In base ai dati relativi al periodo 2016-2018 forniti dagli enti regionali, il quadro tracciato all’interno dei 86 comuni della Procura del Tribunale di Avellino individua chiaramente le aree più esposte. Come aggiunge la Fazzo, “sono emersi tre comuni con un maggiore impatto di rischio da sorgenti antropiche, che rientrano nella classe 6: si tratta di Avellino, Atripalda e Solofra”.
Il quadro complessivo restituisce una situazione divisa tra aree a situazione ambientale buona e zone che richiedono un’attenzione mirata. Sul fronte dei prossimi passi, la dottoressa conclude chiarendo gli sbocchi istituzionali dell’indagine: “Questa indagine è stata commissionata dalla Procura con l’obiettivo di utilizzare potenzialmente questi dati per organizzare attività investigative, ma su questo risponderà il procuratore. Dopodiché, il procuratore ha valutato che questi dati rivestono anche un interesse di sanità pubblica. Sono emersi alcuni comuni più critici, e noi mettiamo questi dati a disposizione delle autorità sanitarie locali affinché possano valutare interventi mirati, sia a livello ambientale sia sanitario, nelle aree in cui focalizzare l’attenzione”.
Emersi alcuni elementi che rappresentano campanelli d’allarme
“Esattamente un anno fa, nell’ambito di un’azione di contrasto alla criminalità, prendeva avvio questo percorso, che oggi giunge alla sua conclusione”, ricorda Francesco Raffaele che guida la Procura della Repubblica di Avellino.
“È stata portata avanti – ha continuato – un’attività di grande rilievo, inserita in un progetto volto a individuare sul nostro territorio potenziali fonti di contaminazione di diversa natura, in grado di produrre effetti negativi sulla salute pubblica”.
Per Raffaele, “il lavoro svolto è stato particolarmente significativo, sia per l’ampiezza dell’area interessata sia per la complessità delle operazioni condotte. Si è trattato di un’attività articolata, che ha richiesto impegno e collaborazione. Per questo desidero ringraziare i responsabili del progetto e tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione.
Probabilmente, il territorio – aggiunge – si attendeva risultati più rassicuranti. Non ci troviamo in un’area caratterizzata da una forte concentrazione industriale, come accade in alcune zone del Nord Italia. Eppure, sono emersi alcuni elementi che meritano attenzione e che rappresentano campanelli d’allarme.
Non si tratta necessariamente di dati che indicano situazioni negative, ma di evidenze che non possono essere trascurate e che dovranno essere attentamente valutate”.

