Diffamazione sui social, la Corte d’Appello di Napoli conferma la condanna dell’ex sindaco di Avellino, Gianluca Festa: risarcimento da 12 mila euro all’architetto Erminio Petecca.
La Quarta Sezione Civile della Corte d’Appello di Napoli ha respinto integralmente l’appello proposto da Gianluca Festa, ex sindaco di Avellino, contro la condanna per diffamazione nei confronti dell’architetto Erminio Petecca. La sentenza, depositata il 22 settembre 2026 e firmata dal presidente Giuseppe De Tullio e dal consigliere estensore Giuseppe Gustavo Infantini, conferma quanto stabilito dal Tribunale di Avellino con la pronuncia n. 1995 del 2024.
Il collegio ha giudicato infondati tutti e tre i motivi di gravame sollevati dalla difesa di Festa, assistito dall’avvocato Angelo Maietta. Petecca, all’epoca dei fatti presidente del Consiglio dell’Ordine degli Architetti della provincia di Avellino, era stato difeso in entrambi i gradi di giudizio dall’avvocato Ermanno Salvatore.
La Corte ha confermato integralmente la condanna per diffamazione nei confronti dell’ex sindaco di Avellino, ritenendo definitivamente lesive della reputazione dell’architetto Erminio Petecca le espressioni offensive pronunciate durante una diretta Facebook del 24 maggio 2021.
I giudici di secondo grado hanno confermato quanto già stabilito dal Tribunale di Avellino, mantenendo il risarcimento del danno non patrimoniale pari a 12.000 euro, oltre alla condanna al pagamento delle spese di entrambi i gradi di giudizio.
All’epoca dei fatti, Erminio Petecca ricopriva l’incarico di presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Avellino. La controversia nacque dalle osservazioni istituzionali formulate dall’Ordine sull’affidamento diretto, senza procedura di evidenza pubblica, di un importante incarico professionale relativo alla riqualificazione della Dogana di Avellino.
In risposta a quelle critiche, durante una diretta trasmessa sui social network, l’allora primo cittadino rivolse all’architetto espressioni come “fetecchia”, “patacca” e “sfessato”, sostenendo di riportare parole attribuite ad altre persone.
Secondo la Corte, tale espediente non è sufficiente a sottrarre l’autore dalle proprie responsabilità quando gli epiteti utilizzati travalicano i limiti del diritto di critica e si trasformano in un’aggressione personale gratuita.
I giudici hanno inoltre evidenziato che il diritto di critica, anche nell’ambito del confronto politico e istituzionale, deve rispettare il requisito della continenza verbale. Quando il linguaggio utilizzato assume carattere meramente denigratorio e perde qualsiasi collegamento con la discussione dei fatti, viene meno la tutela accordata alla libertà di espressione.
La Corte d’Appello ha confermato integralmente il risarcimento già liquidato dal Tribunale di Avellino, pari a 12.000 euro per il danno non patrimoniale subito dall’architetto Petecca, oltre alle spese sostenute nei due gradi di giudizio.

