L’esclusione della nazionale italiana dai prossimi mondiali di calcio brucia ancora. E fa male anche a chi, come l’ex parlamentare irpino Cosimo Sibilia, ha vissuto in prima linea le vicende del calcio italiano, in qualità di vicepresidente vicario della Federcalcio. E per poco non ne fu anche presidente, visto che sfidò nel 2021 proprio l’attuale presidente Gabriele Gravina, in queste ore finito nel mirino delle polemiche per la brutta figura fatta dalla Nazionale. Una bufera. Dal governo si dice addirittura che “La Federazione italiana giuoco calcio è da rifondare”, ed è infatti proprio sul tema delle riforme che si fondava la candidatura di Sibilia: “Siamo di fronte ad una questione che va avanti da anni – ha detto infatti oggi Sibilia, ai microfoni di una televisione di Napoli, StileTv –. Sono stato candidato nel 2021 contro Gravina, dopo che era saltato un accordo che prevedeva il mio subentro dopo i suoi primi due anni di presidenza (iniziata nel 2018, ndr.). Ma il vero problema è che quando abbiamo fatto l’assemblea, era l’epoca del Covid, puntualizzai quello che poi si è purtroppo verificato, dissi che se non si fossero fatte le riforme sarebbe stato un disastro. E oggi è successo quello che è successo”.
Le riforme a cui si riferisce sono essenzialmente due: la prima, fondamentale, è quella legata alla evidente penuria di calciatori italiani nelle squadre dei principali campionati di calcio, dalla Serie A alla Serie B. Gli stranieri sembrano avere una corsia preferenziale e, gioco forza, si riduce il bacino da cui pescare talenti da far giocare nella Nazionale. La seconda riforma è invece legata ad un aspetto più tecnico, quello della giustizia sportiva, che ha effetti meno evidenti sui campi di calcio ma comunque incide. L’eliminazione dell’Italia dai prossimi Mondiali di calcio che si disputeranno negli Stati Uniti potrebbe quindi essere figlia anche di queste mancate riforme.
L’amarezza di Sibilia è quella di tutti i tifosi italiani (e non solo): “Dissi che le riforme erano necessarie – spiega -; avvertii del pericolo che ci saremmo trovati di fronte a tutti quegli annunci che ci sono stati e non hanno portato a nulla. Senza la riforma dei campionati professionistici siamo arrivati ad una cifra folle: abbiamo 100 società professionistiche in Italia, è una situazione insostenibile, e questo dipende anche dal fatto che non si è riformata la giustizia sportiva. Lo dissi nell’assemblea del 2021 quello che poi si è verificato negli ultimi due anni. Anche agli Europei siamo stati eliminati al primo turno. E ora in conferenza stampa sentiamo che parlano dell’arbitro invece dei problemi reali del nostro calcio. Io oggi sono orgogliosamente fuori e lontano da questo modo di fare. Ero presidente della Lega Dilettanti e ho fatto il passo indietro che mi fu chiesto di fare, ma oggi quello che resta è un immobilismo disastroso. Questo è il risultato: la terza eliminazione consecutiva dal Mondiale. Mi chiedo come mai nel 2017, lo stesso consiglio federale che chiese le dimissioni di Tavecchio oggi si comporta diversamente? Direi che abbiamo avuto in questi anni enti sovraordinati, come il Coni e i rappresentanti di governo, che sono stati quantomeno distratti nel vigilare sulla Federazione”.
“Oggi confermano Gattuso come fecero con Mancini. Solo quelli che appartengono a quel sistema fanno finta di non capire e scaricano le colpe sull’arbitraggio. Ripeto, il vero problema sono le riforme, a partire dal settore giovanile. Bisogna coltivare il talento. Di giovani in Italia ne abbiamo, ma se continuano a far giocare tutti stranieri non si arriva a niente. C’è bisogno di una riduzione delle società professionistiche, che sono evidentemente troppe. Peggio di così non si può fare. Lo dicevamo anche quattro anni fa. Noi siamo uomini di sport e di calcio, sappiamo che il risultato sportivo è determinante nel prendere le decisioni. Ora il ministro Abodi ha dichiarato che bisogna rinnovare i vertici della Figc, beh, non è mai troppo tardi”. Si fanno i nomi di Malagò, De Laurentiis… anche lo stesso Sibilia è stato presidente regionale del Coni: “Io dico solo di smetterla con i compromessi. Bisogna voltare pagina. Da osservatore posso dire che c’è bisogno di persone che possano mettere in campo le riforme vere, compresa quella sulla giustizia sportiva. L’attuale procedura prevede che sia lo stesso presidente Figc a nominare i giudici… Il fatto è che il calcio anche nella nostra regione è rappresentato da gente che non si è mai messa un paio di pantaloncini, ma poi pretende di vivere di quello che il calcio produce. Ma la colpa è anche delle società: sono loro che eleggono il presidente con il 99 per cento delle preferenze. Io feci il passo indietro perché sono un uomo libero e che fa dello sport una passione di vita. Invece ci ritroviamo con delle rappresentanze che non hanno nulla a che vedere con il calcio”.



