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La bambina che salvò la principessa, nel libro di De Bartolomeis un invito a guardarsi dentro

di Franca Molinaro

Porto sempre con me un libro da leggere quando, in una qualsiasi situazione, mi tocca attendere. Ho fatto sempre così, per studiare, per recuperare tempo e non sciuparne. Stavolta, da un bel pezzo portavo in borsa un piccolo testo con l’intento di leggerlo velocemente, a pezzi, come potevo insomma. Ma rimandavo sempre, forse perché non era arrivato ancora il momento. Questo me lo ha insegnato poi la lettura stessa, questa mattina quando il meccanico mi ha detto: “Franca la macchina è pronta” e io: “Aspetta, ancora un capitolo e ho finito”. Mi son resa conto solo dopo che dovevo togliere il disturbo e l’auto dal ponte idraulico, pagare e andare. Ecco, era giunto il momento di leggere con continuità fino alla fine. Leggere con attenzione immergendomi fino in fondo alle parole, era questo che mi chiedeva quel testo e non si lasciava aprire frettolosamente. “La bambina che salvò la principessa, piccola anatomia della fragilità umana” è un libro scritto da Donatella De Bartolomeis, mia editrice storica ma soprattutto mia amica, confidente di anomalie di percorso. Me lo aveva donato con leggerezza, con la sua solita modestia, non immaginavo cosa ci fosse dentro. Ebbene, il libro racchiude una serie di vissuti concentrati nello studio di naturopatia, là dove ella ascolta i suoi pazienti. Sono storie di vita che riassumono diverse patologie comuni a tutta l’umanità, di oggi e di ieri. Lei le racconta a bassa voce, con delicatezza, con una sorta di rispetto verso di esse, un rispetto che si coniuga verso la vita tutta. Questa attenzione si evidenzia nel linguaggio estremamente poetico, nelle figure retoriche che si susseguono ad ogni rigo, nel ricorso a metafore e simboli. Lei non condanna nessuno e non giustifica nessuno, ascolta la vita che scorre, biologica e spirituale; la sente sotto il leggero tocco delle dita, la vede congiungersi attraverso i secoli e non la reindirizza, lascia solo che segua il suo corso naturale. A prima vista sembrerebbe azione facilissima stare là ad ascoltare i fatti della gente, ma proviamo a ricordare quell’unica volta che non abbiamo espresso un giudizio sulla cosa più banale che ci è capitata sotto gli occhi. Lei invece si rende invisibile, muta, lascia solo che la persona si senta a suo agio avvolgendola con un flusso di amore e tenerezza. La lascia libera di fluttuare tra un nodo energetico e l’altro, tra un pensiero, un déjà-vu, una vita che riemerge dalle nebbie del tempo. Dopo ogni terapia il paziente si sente più leggero, più libero e finalmente segue la sua strada, bella o brutta che sia, comunque la sua strada.
Ma il libro non è un racconto di vite altrui, piuttosto le esperienze vissute da altri sono segnali stradali, indicazioni per seguire il proprio percorso. È una guida che porta il lettore a intraprendere un viaggio interiore, scoprirsi, guardarsi dentro, nel profondo, dove nessuno si osserva quasi mai. È un testo che dischiude le porte dell’inconscio, di quell’abisso che ognuno si porta dentro con apparente leggerezza, lo stesso che rende la vita difficile col suo peso incombente.
Dovendo concentrare tutto il testo in una sola riga, mi piace farlo ricordando le parole scritte sull’architrave del tempio di Apollo a Delfi, riportate anche dall’autrice in un capitolo: “Conosci te stesso”. Il senso della vita serena è proprio questo, attraverso la conoscenza e l’accettazione di quello che siamo e siamo stati, si ha consapevolezza dei propri limiti ma anche aspettative, dei propri errori e dell’esperienza che permette di svoltare all’incrocio giusto. La conoscenza di se stessi permette di comprendere anche il prossimo ed approcciarlo nel modo corretto. Permette di distinguere il vero dal falso, un falso che sempre il potere propina come ammaliante miraggio, verità inconfutabile, ma che può essere smascherato grazie ad un approccio diverso con la realtà, un approccio olistico, con mente, cuore, spirito, lo stesso che Donatella impiega con i suoi viaggiatori. È l’approccio che la medicina ufficiale ha perduto negli ultimi anni, tanti specialisti competentissimi, nessuno capace di vedere oltre un organo o un apparato.
Donatella non intende sostituirsi ai medici, ben consapevole che è assolutamente impossibile ma, quest’ultimi dovrebbero avere l’umiltà di riflettere sul messaggio della scrittrice. Nessun uomo è un’isola per dirla con John Donne, “ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra”. Siamo interconnessi col tutto, con l’umanità, col pianeta, con l’universo, siamo acqua e fuoco, siamo energia vibrante capace di muovere il verso delle cose se solo ne fossimo consapevoli. Rispondiamo alle sollecitazioni, come l’acqua di Masaru Emoto si conformava secondo le vibrazioni positive o negative di un gruppo di persone. Oltre la pochezza della nostra ragione siamo scintille divine, atomi di un tutto cosmico in continuo divenire, non un malinconico “panta rei” ma una tensione costante verso l’armonia, verso la ricomposizione degli opposti, una fuga dalla frammentarietà che rende la vita difficile e dolorosa.

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