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La Campania brucia da settimane: De Luca ha chiamato l’eserci to, mai fuochiancora non si spengono. Le ceneri del Vesuvio, che continua a bruciare, sono arrivate fino ad Avellino ed è stato appiccato il fuoco anchenella collina di Posillipo, senza contare le centinaia e centinaia di incendi del salernitano e dell’Irpinia. Le cause sono note a tutti anche se i piromani, per lo più, restano impuniti.Roberto Saviano,la settimana scorsa su Repubblica, le ha enumerate tutte.
Evidenziando gli interessi dei mandanti che si muovono indisturbati e impuniti nella totale assenza di prevenzione e di contrasto, con un corpo forestale smantellato e le maglie di unasocietà,in perennedegrado,che si allargano ogni giorno di più. La delinquenza circola indisturbata perfino nelle vicinanze delle stanze del poteree gliinteressi camorristici ed illegali, spesso, sono tollerati o hanno perfino copertura politica. Il Sindaco di Napoli ed il Governatore della Regione parlano di una ripresa,economica emorale,che icittadini non avvertono. Il quotidiano inglese TheSun , nellascorsa settimana,ha inseritolacittàdi Napolitrai dieci posti più pericolosi del mondo (in compagnia di St.Louis, Karachi, Raqqua)per omicidi,spaccio didroga, bande malavitose e insicurezza. Tutte le stime e le valutazioni degli istituti specializzati pongono la Campania tra le ultime regioni d’Ita lia, insiemecon laCalabria ela Sicilia,per povertà,disoccupazione,criminalità, distruzionedel territorioe dell’ambiente. Nulla sembra muoversi conla velocità ela concretezza che aveva promesso De Luca, sull’or ma di quanto aveva realizzato da Sindaco di Salerno. Ma Napoli è un’altra cosa e il modello DeLuca stenta a decollare.Ilterritorio è sempre più devastato ed ancora sommerso da rifiuti che continuano a viaggiare, a caro prezzo, verso altre regioni; la bonifica della terra dei fuochi non è ancora iniziata ela rimozione delle migliaia di eco balle procede con esasperata lentezza. E’la Campania di sempre e il dinamismo operativo di De Luca sembra scivolare su unalastra di vetro senza lasciare traccia.
Perché avviene questo e perché le tante aspettative che avevano illuso tanti estimatori dell’ex Sindaco di Salerno sono rimaste deluse? Il modello De Luca, che ha trasformato la città di Salerno, a Napoli non riesce ad imporsi. Perché?De Lucaha cercatodi imporre la sua personalità e la sua teoria dell’esaltazione dell’azione comemisura dellapoliticadel fare,come aveva teorizzato in un suo volume edito da Laterza nel 1999 “Un’altra Italiatra vecchieburocrazie enuove città”, ma non c’è ancora riuscito e forse non ci riuscirà.Sta fallendo come ha fallito Bassolino, che come lui, è stato un grande sindaco protagonisti di quella gloriosa stagione dei sindaci che aveva acceso tante aspettative edè fallita contribuendoalla personalizzazione della politica e dei partiti. Un uomo solo al comando non può reggere – come è stato già scritto da molti –la tragedia degli incendi come la lotta alla criminalità, labonifica dellapoliticae deipartiti, l’avvio diuna normalità diuna città, Napoli, e di conversodi una regione che da secoli vive di ripieghi, assistenza, clientelismo, criminalità, mancanza di senso civico, arretratezza culturale ed economica. In unfondo del 18 luglioscorso, il professore Aurelio Musi, che conosce bene il politico per averne scritto, e bene, svariate volte, perfino in un volume:”Due sindaci e un Cardinale” Tullio Pironti editore del 2002, (i due sindaci erano appunto De Luca e Bassolino ed il Cardinale, l’arcivesco vodiNapoli Giordano),farisalirele cause del mancato decollo del “mo dello De Luca”, a quattro ragioni: l’eccessivo accentramento di poteri, cheesercita secondoilsuo stilearrogante esfottente (nona casolo chiamano Sceriffo); la tendenza alla progressiva accumulazione di deleghe (agricoltura, lavori pubblici, protezione civile, trasporti,cultura, Sanità), svuotando in grandissima parte i poteri di Giunta; la confusione di competenze rendendo evanescente la linea di demarcazione tra politica e burocrazia, che gli rema contro; ed infine lacrisi diidentità diun Consiglio regionale ormaiprivo di indirizzo e programmazione. Da soli non ci sifa a trasformare la realtà della Campania, a sradicarla dagli interessi dei singolie dei gruppiorganizzati enonfinalizzati albene comune, siano essi legittimi o illegali ed a combattere l’illegalità e la corruzione,dentroe fuoridalPalazzo. Bassolino,tra Mastella De Mita e Cosentino,ne è stato travoltoperché è dovuto scendere a patti come, purtroppo, è costretto a fare De Luca e ad allearsi con personaggi e forze non semprelimpide etrasparenti. Ilcondono, facile e generalizzato, introdotto con la recente legge regionale n. 19del 22giugno 2017,che concede ai Comuni misure alternative alla demolizione di edifici costruiti abusivamente e un utilizzo più “generoso” del demanio marittimo ne è un esempio. Peccato!

di Nino Lanzetta (edito dal Quotidiano del Sud)

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