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La denuncia di Floridia: necessario liberare la Rai dai partiti, commissione di vigilanza bloccata. Manca la libertà di informazione

“Quella che portiamo avanti è una battaglia per la libertà di informazione”. E’ una denuncia forte quella che lancia Barbara Floridia, presidente della Commissione di Vigilanza Rai, senatrice dei 5 Stelle, nel corso del confronto dedicato al suo volume “C’era una volta la Rai”, edizioni Dedalo, presentato presso la libreria Mondadori di via Fariello. “Questo libro – spiega Floridia – nasce dalla volontà di denunciare il blocco della commissione di vigilanza della Rai, con una maggioranza che non le permette di riunirsi e operare. Ma questa denuncia resta fine a sè stessa se i cittadini non comprendono che la battaglia in difesa del lavoro della commissione è di tutti, poichè il servizio pubblico è un bene della comunità”. Spiega come la Rai, per tornare a svolgere la funzione che svolgeva un tempo, ha bisogno di “risorse stabili e certe, di una nuova legge che regoli la composizione del Cda e liberi la Rai da partiti.  C’è un regolamento europeo e rischiamo di incorrere nelle infrazioni se non cambiamo le regole del gioco, in ballo c’è la libertà”. Il riferimento è all’impasse sul nome del presidente del Cda, Simona Agnes, “un impasse – spiega Floridia – non legato alla persona, certamente autorevole ma alla metodologia, con un nome scelto espressamente da Forza Italia e che ci è stato imposto. Abbiamo chiesto inutilmente di convergere su una rosa di nomi ma la maggioranza continua a bocciare tutte le nostre proposte e a disertare non solo le sedute specifiche che servirebbero ad eleggere la presidente ma anche quelle ordinarie. L’amministratore delegato decide, disfa e predispone, senza che la Commissione Parlamentare e di Vigilanza possa interrogarlo in merito. E’ un problema non solo per la Rai ma anche per la salvaguardia della democrazia”. Ricorda come “Nel 2027 scadrà la concessione alla Rai per il servizio pubblico e non è detto che sarà rinnovata, ecco perchè dobbiamo difendere il servizio pubblico, fornire alla Rai gli strumenti fondamentali per rispondere ai bisogni dei cittadini. Poichè se è vero che la politica continua a litigare, sappiamo bene che cambierà solo quando i cittadini saranno capaci di mobilitarsi, di rivendicare un diritto prima che la politica fagociti ogni cosa”. Ricorda come ” sono gli algoritmi a scegliere per noi quando navighiamo sul telefonino, i contenuti ci vengono presentati in ordine sparso, senza alcuna gerarchizzazione, mentre il servizio pubblico avrebbe il dovere di educare il pubblico a orientarsi in una società sempre più complessa, a comprendere quali sono le priorità. Proprio come fece il maestro Manzi che cercò di rendere cittadini i sudditi perchè nell’ignoranza non può che generare l’autarchia o proprio come faceva Michele Santoro con un giornalismo diretto, coraggioso, capace di affrontare i nodi più scomodi della politica e della cronaca. Una televisione che non si limitava a intrattenere ma cercava di interpretare a realtà”. Mentre il dato di fatto è che i cittadini connessi agli smartphone rischiano di cadere in uno stato di minorità civica e di fragilità cognitiva che impedirà loro di esercitare una sana partecipazione democratica”. Ribadisce come “in qualità di insegnante e di politica, una delle mie lotte più convinte riguarda la necessità e l’urgenza di investire sull’istruzione e garantire un’informazione di qualità”. Poichè se è vero che la Rai è sempre sopravvissuta alla Rai e alla politica non sarà più così, non sopravviverà all’era digitale se non ci diamo tutti da fare per liberarla”. Poichè “si fa ancora fatica a parlare di pace in Rai, a contrastare i linguaggi d’odio e le narrazioni belliche, ricordando l’importanza del diritto internazionale e delle regole condivise per evitare l’insorgere delle guerre”. A ribadire il valore del servizio pubblico Felicia Gaudiano, “Sono stata membra, nella passata legislatura della commissione di vigilanza della Rai e ho avuto contezza dell’importanza della commissione, un organo controllo e garanzia e consente di tutelare l’informazione e il servizio pubblico che per noi rappresenta un esempio di bene comune”. E’ il giornalista Rai Francesco Pionati a spiegare come “il giornalismo, oggi più che mai, è chiamato a garantire la trasparenza, quello che rappresenta uno dei fondamenti del servizio pubblico. Nascondere informazioni o notizie significa non rendere un buon servizio ai cittadini. Ecco perchè giornalisti come Goffredo Ranucci sono una risorsa per il paese e l’informazione. Dobbiamo separare la visione della politica da quella delle istituzioni e mantenere alta la guardia su tutto ciò che rischia di inquinare la vita democratica di un paese. Più che di obiettività c’è bisogno di completezza, concedendo a tutti il diritto di parola”. Ad intervenire nel corso del confronto, introdotto da Sara Spiniello del Gruppo Territoriale 5 Stelle, che ha fortemente voluto l’incontro, impreziosito dalle letture di Rosalia Spolverino, moderato da Fabio Galetta, anche il direttore del Corriere dell’Irpinia Gianni Festa che ricorda come “per oltre 50 anni la Rai ha rappresentato un pilastro di democrazia, oggi non è più così e la Rai è simbolo di potere e lottizzazione, con un’informazione che troppo spesse finisce per essere di parte”.

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