Riceviamo e pubblichiamo da Angelo Fino, irpino emigrato in svizzera un prezioso racconta che consegna quella che era la fatica del lavoro nei cantieri dell’edilizia negli anni ’60
Siamo nella primavera del 1966, quando le giornate sono già belle di prima mattina e in Italia c’è il boom dell’edilizia. Anche io lavoravo vicino Corso Europa ad Avellino in una palazzina di cinque piani con una ditta di “stucchiatori”(stuccatori).
Io venivo ogni giorno da un paese vicino, con i mezzi pubblici (un pullman di linea che di prima mattina portava i lavoratori giornalieri in città). Ero un adolescente che contribuiva come poteva alla vita della numerosa mia famiglia.
Il lavoro era duro, l’intonaco si tirava a mano su un balcone con una tirozzola (carrucola) e per il trasporto si usavano a spalla le cardarelle, recipienti di ferro con due manici, che si poggiavano su l’una o l’altra spalla, fino alle stanze da “stucchiare”, dove lavoravano due specialisti della zona: masto Ciro (Cioffi) e masto Marco (‘e Menechella).
Non pensate che sul luogo del lavoro esistevano i servi zi igienici. Per i bisogni corporali ciascun operaio provvedeva come poteva. L’aperta campagna intorno ai palazzi in costruzione era la toilette più comune. Un albero grosso e con una bella chioma di rami era quello più frequentato. Se ti scappava all’improvviso di fare un bisogno, ogni buco era un bagno. Debbo dire, non a mia discarica, che nelle nostre case in paese i sevizi igienici erano una rarità, Avevamo le cupe, strade di campagna in terra battuta, a nostra disposizione di notte e di giorno.
Un giorno durante una pausa di lavoro mi decido di andare a guardare il panorama dal terrazzo e salendo le scale già sentivo una puzza insopportabile. Arrivato sul ballatoio del quinto piano vedo per terra una enorme ed esagerata cacata.
Nei giorni seguenti guardavo ogni movimento di persone che salivano per le scale, tante persone tra elettricisti e idraulici, per scoprire qualcosa dell’identità dell’autore della cacata. Le mie indagini, purtroppo, non avevano ottenuto nessun esito positivo. Forse ci voleva il famoso Commissario Rock con la sua brillantina Linetti.
Spesso andavo meditando chi potesse essere stato a lasciare per terra. e al quinto piano, tanto escremento. E non mi capacitavo a come aveva fatto questo sconosciuto ad arrivare fino al quinto piano con quel fardello in corpo che stava lì lì per depositare. Quando ti scappa a volte non fai in tempo ad entrare nella toilette. E questo sconosciuto era arrivato alla sommità del palazzo con velocità da atleta.
Dopo un po’ di tempo, una mattina di quelle primaverili con un pizzico di foschia, da lontano vedo come poggiato sul terrazzo del palazzo un grande disco, che girando su se stesso in un attimo scompare nel cielo.
Oh, era sicuramente un UFO!
Il mio pensiero corre subito a quella famosa cacata trovata al quinto piano, che sicuramente era la cacata di un Extraterrestre: per le dimensioni fuori misura rispetto a quelle dei comuni mortali, per il fetore ammorbante e per rimanere l’autore sconosciuto fino ai giorni nostri.
Ho scritto questo racconto mescolando una storia vera (il ritrovamento della cacata) e un po’ di fantasia, tra realtà e leggenda.

