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Renzi, contrariamente a quanto aveva promesso: che avrebbe lasciato la politica se avesse perso il referendum, non se ne va. Anzi ha piazzato un suo fedelissimo a palazzo Chigi, pensando di continuarne ad avere il controllo, non ha lasciato il partito e si prepara ad una veloce rivincita. Il vecchio Scalfari si auspicava un suo reincarico che, per fortuna ha avuto la decenza di rifiutare, augurandosi che smettesse di essere Renzi e si ispirasse, nientepopodimeno, a Cavour e Garibaldi. Il personaggio non è venuto meno alle sue abitudini e le ultime vicende – al di là degli annunci ci confermano la sua inclinazione di subordinare i destini del Paese alla sua fortuna politica. Una cosa è certa: il renzismo è finito non per volontà del palazzo ma degli elettori che sono stanchi di questa politica, dei suoi protagonisti del populismo imperante, delle scorciatoie e dei trucchi e, con una massiccia partecipazione al voto hanno sancito, con un No solenne e definitivo, il tentativo di modificare la Costituzione limitando diritti e minandone i principi fondatori. La Costituzione non si tocca per almeno i prossimi dieci anni e la nostra democrazia resta parlamentare e si fonda sulla separazione dei poteri e sul reciproco controllo. Le maggioranze si formano in Parlamento e il mantra, sbandierato ai quattro venti, che la sera delle elezioni si deve sapere chi ha vinto è un’autentica sciocchezza come quella del Capo che nomina i parlamentari che, di fatto poi, sono asserviti al suo potere. Il renzismo era la filosofia di un uomo solo al comando, che la Camera dei deputati, per la massima parte di nominati, ed un senato “dopolavoro” non avrebbero dovuto ostacolare per permettere decisioni rapide ed efficaci. Ora bisogna ricominciare innanzitutto con una narrazione del Paese reale parlando il linguaggio della verità, augurandoci che i partiti sappiano ritrovare i valori di un tempo e farsi portatori e veicoli di idee e non di potere. Occorre subito, senza aspettare la Consulta, una nuova legge elettorale che superi la filosofia del Porcellum e dell’Italicum e si ispiri alla Costituzione assicurando rappresentanza e governabilità e ripristinando la democrazia parlamentare. Non sarà facile ma nemmeno impossibile se i partiti cominceranno ad anteporre l’interesse generale a quelli particolari, di caste o, peggio, di camarille. La legge elettorale che portava il nome del Presidente della Repubblica, il Mattarellum, si è dimostrata una buona legge. Basterebbe apportarvi alcune correzioni ed in poco tempo si potrebbe tornare al voto. Un misto di maggioritario (75% eletto in collegi uninominali ed il 25% in un listino con il proporzionale e con una soglia di sbarramento del 5%) e con un piccolo premio di governabilità al partito o alla coalizione che abbia raggiunto il 50 +1% dei voti. No al nome del Capo sulla lista e ripristino dei poteri del Presidente della Repubblica e del Parlamento. Le scorciatoie non si sono dimostrate praticabili. Bisognerebbe, infine, con apposite correzioni ai regolamenti parlamentari, frenare la corsa ai cambiamenti di casacca che hanno preso una deriva qualunquistica. In ultimo combattere i populismi sguaiati ed insulsi dei vari Grillo, Salvini e Meloni con una palingenesi dei partiti alla quale non potranno più sfuggire. Occorre uno scatto di orgoglio e di coraggio. Non possiamo finire dalla padella nella brace dei vari Grillo, Salvini, Meloni. L’Italia non lo merita. Però si deve considerare chiusa la stagione del renzismo come quella del berlusconismo. Tutto questo sta nelle mani del PD dal cui esito dipende anche il futuro del Paese. Per questi motivi è bene che Renzi si faccia da parte e favorisca una franca discussione sul posizionamento del PD e sul suo ruolo in una nuova e moderna sinistra senza frazionismi e rivalità. Pensare di ripartire dal 40% dei SI ritenendoli di marca renziana è un errore che potrebbe essere fatale a Renzi e alla democrazia. Se il PD ritrovasse il suo ruolo costituente nella fusione delle culture riformiste e la sua collocazione nella sinistra moderata, che sa guardare al ceto medio, oggi fortemente penalizzato, e si contrapponesse ad una destra xenofoba, antieuropea e razzista attestata nella cieca obbedienza ai mercati finanziari e alla casta dei poteri forti, ritroverebbe i bandolo della matasse. Altrimenti Dio salvi la Regina! Renzi potrebbe ancora giocare un ruolo in futuro se si prendesse un anno sabbatico e aspettasse con pazienza e con umiltà – studiando davvero Cavour e Garibaldi – che il suo nuovo turno.
edito dal Quotidiano del Sud

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