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La giustizia riparativa, la strada della responsabilità e del dialogo per ricucire conflitti e ferite

Una sfida partita da Villa Amendola nell’ambito della rassegna Avellino Letteraria. Punto di partenza il volume di Esposito “Conflitto e società”

Rosa Bianco

Sabato 9 novembre, la storica cornice di Villa Amendola ad Avellino ha ospitato un evento di grande rilievo per il panorama culturale locale e non solo. Un nuovo appuntamento di “Avellino Letteraria” ha visto protagonista il dott.  Emanuele Esposito, che ha presentato la sua opera, Conflitto e società (Edizioni Terebinto), un saggio lucido e denso che affronta una tematica oggi quanto mai urgente: la giustizia riparativa e le sue implicazioni nella società contemporanea.

L’incontro, coordinato dalla giornalista Daniela Apuzza, è stato caratterizzato da una sapiente introduzione del direttore artistico di “Avellino Letteraria”, Annamaria Picillo, che ha posto l’accento sul valore del libro di Esposito come stimolo per una riflessione collettiva. In un’epoca in cui il conflitto sociale è spesso trattato con semplificazioni e approcci meramente punitivi, il modello laico proposto dall’autore si distingue per l’intento di tracciare un percorso alternativo, un modello che non si limita a punire, ma mira a ricucire le ferite attraverso la responsabilità e il dialogo.

A sottolineare l’importanza del tema, diverse personalità hanno arricchito l’evento con interventi di ampio respiro. L’assessore all’istruzione del Comune di Avellino, Lucia Forino, ha esplorato il ruolo educativo della famiglia e della scuola nella prospettiva della giustizia riparativa come strumento di formazione civile e sociale. A questa riflessione ha fatto eco l’ex Preside del Convitto Colletta Angelina Aldorasi, con un’interessante disamina sulla questione giovanile oggi e sull’impatto della giustizia riparativa nel contesto scolastico, confermando come sia possibile applicare questo principio anche nell’educazione dei più giovani.

Tra i relatori, la giurista Rosalia Vigliotti e la docente dell’Università degli Studi di Salerno Giulia Perfetto hanno offerto ulteriori chiavi di lettura, tracciando i contorni di una giustizia che, anziché essere relegata nelle aule dei tribunali, si afferma nella vita quotidiana, restituendo dignità e prospettive tanto alle vittime quanto ai colpevoli. Un modello che, secondo Esposito, non solo ripara, ma crea le condizioni per una società più coesa e consapevole.

Mirella Napodano, ex dirigente scolastico e figura di spicco della cultura avellinese, ha infine portato una testimonianza vibrante sull’importanza di costruire una società orientata alla pace e al rispetto reciproco, una prospettiva, che risuona profondamente con il messaggio di Esposito.

A dare ulteriore spessore all’evento, la moderazione del giornalista Fiore Carullo, che ha dialogato con l’autore su temi centrali del saggio, come il concetto di responsabilità collettiva e l’analisi fenomenologica dei conflitti nella società odierna. Un’intervista che ha reso accessibili al pubblico i punti più cruciali di un lavoro complesso, illuminando il concetto stesso di giustizia in chiave sociale.

A impreziosire l’incontro, l’intermezzo musicale della cantautrice Patrizia Girardi, che ha regalato al pubblico momenti di autentica emozione, suggellando il tono dell’evento con note delicate e intense. La musica, così come la giustizia riparativa, è stata qui un mezzo per evocare empatia e comprensione, valori che sembrano spesso scomparire nel “rumore” del nostro presente.

L’evento, così orchestrato, ha rappresentato non solo un’occasione di riflessione intellettuale, ma una vera e propria esperienza collettiva, un laboratorio di civiltà. “Avellino Letteraria” ha saputo ancora una volta accendere i riflettori su temi fondamentali per il nostro tempo, offrendo al pubblico non solo un momento di confronto, ma un invito a interrogarsi su come il concetto di giustizia possa essere ripensato in una chiave nuova e più umana.

In un contesto sociale dove le tensioni e i conflitti sembrano moltiplicarsi, il libro di Emanuele Esposito emerge come una luce, un segnale che un’altra via è possibile: quella del dialogo e della responsabilità, di una giustizia che cura invece di ferire. È un messaggio che Avellino e la sua storica Villa Amendola hanno saputo accogliere con grazia, regalandoci un pomeriggio di pensiero e di impegno, in cui cultura e civiltà hanno fatto ancora una volta squadra, per costruire un futuro migliore.

 

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