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“La memoria non si può fermare. E’ importante che si celebri anche quest’anno l’anniversario del 21 marzo, per ricordare le vittime delle mafie”. A sottolinearlo Alessandra Clemente, assessore del Comune di Napoli e figlia di Silvia Ruotolo, uccisa 23 anni fa durante una sparatoria tra clan di camorra mentre rientrava a casa con i suoi figli. Tanti gli spunti di riflessione emersi nel corso del confronto, moderato da Renato Spiniello, promosso dall’Itt Dorso con la dirigente Gabriella Pellegrino, i professori Alberico Mitrione, Giovanni Di Luise, Gemma Furcolo e Marco Cillo, Lorenzo Clemente, marito di Silvia, Mariano Di Palma, coordinatore regionale di Libera, Francesco Ciarcia di Consorzio Libera Mediterranea (Corleone-Palermo). “ Ho sempre sentito – spiega – la grande assenza di mamma. Ma oggi vivo anche la dimensione di quanto a lei è stato tolto, i suoi sogni e le sue speranze. Questi sogni vivono attraverso un impegno di memoria collettiva che si deve grazie allo sforzo di Libera. Il 21 marzo è quest’anno l’abbraccio che arriva dai familiari alla comunità di Libera per festeggiare i suoi 25 anni. Raccontare è un modo per condividere quanto sia violenta e quanto debba essere combattuta con tutti gli strumenti possibili la mafia. Ma è chiaro che la criminalità non si sconfigge solo con le manette, abbiamo bisogno di fortificare gli altri strumenti, a partire dalla dignità del lavoro. Dobbiamo affermare, invece, quanto la scelta criminale tolga la dignità alle persone. Senza la cultura nessun percorso di trasformazione del dolore in impegno sarebbe stato possibile. Ripeto sempre che mia madre era esattamente nel posto giusto con i suoi figli. Non mi piace il linguaggio che proietta sulla vittima la colpa per ciò che è accaduto. Il traguardo più bello non è stata la condanna degli assassini ma la nascita della Fondazione intitolata a mai madre. Attraverso un impegno economico, culturale e sociale dobbiamo riappropriarsi di pezzi di città e fare in modo che non accada più ad altri. La memoria è l’unica strada nella mia foresta buia”. “Non possiamo arrenderci – ha spiegato Lorenzo Clemente – quando ho ascoltato la sentenza di ergastolo ho pianto, non mi avrebbe restituito Silvia. Ma l’impegno della Fondazione a favore dei ragazzi rischio ci dà forza”. “Il percorso di memoria – ha spiegato Di Palma – ci aiuta a ricostruire la storia dei territori. Le mafie non esistono da sempre e non esisteranno per sempre”.

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