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A Caposele in occasione del quarantennale del terremoto sono state inaugurate le pietre della memoria, che si configurano come integrazione dell’informatica con l’immagine digitale all’interno di un linguaggio documentaristico. Difficile sintetizzare una complessa realizzazione che lascia sul territorio del paese e di Materdomini tracce indelebili e vive del ricordo di quei due minuti tragici e indimenticabili vissuti quaranta anni fa. E sono proprio i sopravvissuti a narrare la loro tragica esperienza sui luoghi stessi dove esattamente si trovavano in quel momento. Queste testimonianze, unitamente ad immagini di repertorio di quegli stessi luoghi squassati dal sisma, formano dei documentari con la loro autonomia narrativa: ed è il caso di dire scolpiti nella pietra. Infatti nella pietra, collocata nello stesso punto in cui si trovava il protagonista (strade, vicoli, piazze e luoghi storici) vi è inserito un QRcode, che, attivato da chiunque si trovi lì, consente di assistere al documento filmico nello stesso luogo, e quindi con l’angolazione esatta del protagonista, interpretandone fino in fondo le sensazioni uniche di chi vede crollare in due minuti tutto il suo mondo. Quindici pietre, quindici storie, un unico comune denominatore: la devastazione, la perdita di persone care, lo sbigottimento, il crollo delle certezze, con le quali la società ed il mondo intorno a noi ci avevano formati: riferimenti certi, oggettivi, rassicuranti. Nulla è più come prima, almeno per questa generazione, là dove il terremoto segna una linea di demarcazione fra il prima e il dopo, fra le generazioni del prima del terremoto e quelle del dopo terremoto e sono proprio loro, quelli del dopo, che realizzano questo progetto unico nella struttura, sintesi di più tecnologie, che un po’ ne ripercorrono lo sviluppo nel tempo. Il linguaggio delle immagini in movimento, che inizia con i fratelli Lumiere nel filmare la realtà originando così il cinema, che poi si arricchisce della tecnica elettronica della ripresa televisiva, delle sintassi dei “mezzi leggeri”, del digitale per poi connettersi con l’infor – matica, per generare una sintesi multimediale, che torna nel territorio reale. Mirabile excursus e sintesi di una storia delle immagini che non si ferma: questi giovani autori hanno dimostrato che la creatività non è necessariamente lontana dalla realtà, ma che può con essa integrarsi originando livelli elevati e complessi di trasmissione di emozioni e di senso. Ragazzi formatisi e maturati in un paese che lentamente ha ripreso le sembianze di un tempo, ma che non ha potuto eliminare ed ancor meno dimenticare le ferite subite da tutta la comunità. Ragazzi che hanno conseguito titoli di studio di livello superiore ed universitario in tutta Italia, che con questo lavoro hanno dimostrato di saper portare avanti una tradizione di produzione audiovisiva di Caposele, che vanta i bei e preziosi documentari del prima del terremoto ad opera dell’ing. Nicola Conforti, e che ha visto di seguito numerosi e ben riusciti progetti audiovisivi negli ambiti scolastici, grazie alla sensibilità ed operatività dei dirigenti scolastici ed in particolare di Gerardo Vespucci, per arrivare al cortometraggio a soggetto sulla desertificazione dei luoghi appenninici, realizzato ed interpretato dagli studenti dell’Istituto Comprensivo di Caposele. Mi è gradito citare i nomi degli autori di questo progetto, coordinati dal nuovo presidente della Pro Loco Daniele Caprio e dal nuovo Direttivo, che hanno il merito di aver fatto emergere sentimenti sempre vivi negli animi e nel cuore di uomini, che hanno vissuto questa catastrofe, e che giovani di generazioni successive immortalano nel modo più corretto. A curare il videomaking: Gelsomino Monteverde. Speaker: Donato Gervasio e Francesco Ceres. Grafica: Denis Ilaria. Foto e testi di Angelo Farina. L’iniziativa è stata promossa dalla Pro Loco Caposele con il patrocinio del Comune di Caposele.

di Ernesto Caprio

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