Domenica, 22 Marzo 2026
15.03 (Roma)

Ultimi articoli

La nuova solitudine digitale: ciò che “Her” aveva previsto

di Anna Bembo

L’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento: per molti adolescenti è diventata una presenza costante, quasi una compagnia. Lo confermano i dati dell’Atlante dell’infanzia a rischio, che fotografano un rapporto sempre più intimo tra i più giovani e le piattaforme conversazionali. Per il 49,1% degli intervistati l’IA è oggi ritenuta “fondamentale”, mentre il 47,1% è convinto che un suo uso maggiore migliorerebbe concretamente la propria vita quotidiana.
Colpisce soprattutto ciò che i ragazzi dicono di apprezzare: per il 28,8% il valore principale è la “disponibilità continua”, ma una fetta significativa cerca nella macchina ciò che spesso fatica a trovare nelle relazioni umane. Il 14,5% afferma che “mi capisce e mi tratta bene”, il 12,4% che “non mi giudica”.

Questo bisogno di conforto emerge ancora più chiaramente quando si osserva come l’IA venga utilizzata: il 58,1% di chi la usa ha chiesto consigli su questioni serie riguardanti la propria vita; e, dato ancora più eloquente, il 63,5% dichiara che conversare con un chatbot risulta più soddisfacente che farlo con una persona reale. Non stupisce così che quasi un adolescente su due – il 48,4% – abbia condiviso informazioni personali con un sistema conversazionale.
Dall’indagine emerge un appello che arriva direttamente dai ragazzi: servono più spazi di ascolto, più servizi per la salute mentale, più luoghi in cui poter essere accolti senza giudizio. L’IA è ormai parte della loro quotidianità, spesso in anticipo rispetto agli adulti, e talvolta finisce per svolgere un preoccupante ruolo di sostegno emotivo. Da qui l’urgenza, sottolineano gli esperti, di un nuovo dialogo intergenerazionale e di una riflessione seria su come ridisegnare percorsi educativi e politiche regolatorie adeguate.

Questa dinamica richiama una storia che il cinema aveva immaginato più di dieci anni fa. Era il 2013 quando Spike Jonze portò sullo schermo “Her”, un film che allora appariva visionario. L’intelligenza artificiale era ancora lontana dall’esperienza quotidiana, eppure il regista intuì un futuro in cui la tecnologia avrebbe smesso di essere semplice strumento per diventare interlocutore emotivo.
Theodore Twombly, il protagonista interpretato da Joaquin Phoenix, vive un’esistenza sospesa tra solitudine e monotonia, finché l’incontro con Samantha – un sistema operativo capace di apprendere, evolvere e provare emozioni – stravolge il suo modo di stare al mondo. Il loro legame cresce fino a trasformarsi in una relazione d’amore che, pur nella sua apparente impossibilità, risulta credibile proprio perché fondata sulla disponibilità illimitata, sull’ascolto continuo, sull’assenza di giudizio.
Il film, premiato con l’Oscar per la sceneggiatura, non parla soltanto di tecnologia: parla del bisogno umano di essere visti, compresi, accolti. Oggi quella trama sembra meno fantascientifica e più simile a uno specchio.

Negli ultimi mesi il rapporto fra esseri umani e chatbot si sta inoltre spingendo verso territori ancora più delicati. Sam Altman, Ceo di OpenAI, ha annunciato che da dicembre sarà disponibile una modalità per adulti che consentirà conversazioni erotiche con ChatGpt, accessibili solo a utenti maggiorenni verificati. L’obiettivo dichiarato è duplice: rispondere alle richieste di chi desidera interazioni più intime, ma soprattutto prevenire rischi per le persone più vulnerabili. Non è ancora chiaro quanto verrà ampliato il perimetro di queste conversazioni, anche se è già stato escluso il ricorso alla generazione di immagini esplicitamente sessuali. Nel frattempo, le app di terze parti potranno integrare funzioni per adulti basate sull’IA, sempre all’interno di regolamentazioni condivise.
Altman ha anticipato le critiche sottolineando che l’introduzione di queste modalità riguarda soltanto utenti che non presentano fragilità emotive e che è stato possibile grazie a nuovi strumenti di protezione sviluppati proprio per tutelare chi potrebbe diventare dipendente da queste interazioni.

Le trasformazioni in atto sollevano inevitabilmente domande più profonde sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella nostra vita. È uno strumento potentissimo, in continua evoluzione, e noi stiamo assistendo da vicino al suo processo di crescita. Non sappiamo fin dove si spingerà: qualcuno guarda all’Ia con entusiasmo, altri con paura. Cambierà il mondo del lavoro, sostituendo alcune mansioni e rendendone altre più rapide. C’è chi vi si rifugia perché fatica a costruire relazioni umane e chi, al contrario, teme la distanza creata dagli schermi.

Tra gli adolescenti c’è chi copia i compiti senza sforzo e chi, invece, sfrutta l’IA per approfondire davvero; chi trova nel chatbot un supporto psicologico e chi rischia di dipenderne. Gli psicologi temono di essere soppiantati, mentre chi non può permettersi un percorso terapeutico a volte trova nelle piattaforme una forma di conforto alternativa.
Come ogni rivoluzione, anche questa porta con sé possibilità e pericoli. L’IA continuerà a esistere, forse diventerà ancora più integrata nelle nostre vite: sta a noi tracciare il confine, trovare un equilibrio tra la realtà concreta e quella virtuale.

Le persone più mature tendono a farne un uso consapevole, ma i più fragili rischiano di esserne travolti. Gli adolescenti, in un’età in cui il senso della misura è ancora in formazione, hanno bisogno di essere guidati: non allontanati dalla tecnologia, ma educati a un suo uso cosciente. Confidarsi con un’intelligenza artificiale non è di per sé un problema, può anzi offrire un ascolto oggettivo che un amico o un genitore coinvolto emotivamente non sempre riescono a dare. Ma non può diventare un’abitudine esclusiva.
Farsi aiutare a risolvere un problema di matematica o a rivedere un tema non è sbagliato, purché l’Ia resti un mezzo e non la scorciatoia che sostituisce il pensiero. Lo stesso vale nel lavoro: può essere un supporto prezioso, a patto che il controllo resti umano.

È un equilibrio sottile, un filo di rasoio sul quale camminiamo tutti. Perché la vita reale è altrove, fatta di carne, ossa, imperfezioni, sentimenti: tutto ciò che nessun algoritmo potrà davvero rimpiazzare. E se ci dimentichiamo questo, il rischio è quello di restare intrappolati dall’altra parte dello schermo.

Condividi

Picture of redazione web

redazione web

Cronaca

Nell’ambito dei servizi di controllo del territorio nell’area dell’Alta Irpinia, i poliziotti del commissariato di Sant’Angelo dei Lombardi hanno tratto…

Si sono fatti consegnare tredicimila euro tra il 28 marzo e il 13 maggio da un diciottenne di Lioni per…

Con l’ultimo bollettino sanitario, emesso questo pomeriggio, l’Asl Avellino tranquillizza ulteriormente rispetto ai casi di epatite A (8 in tutto…

Attualità

Momenti di apprensione a Serra di Pratola, frazione del Comune di Pratola Serra, per circa 5 incendi che hanno circondato…

Francesco Sellitto, presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino. Uno sguardo sulle criticità territoriali, dal pronto soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino…

Leggi anche

“Una religione del ricordo, in cui si intrecciano storia individuale e storia globale, in cui ritorna costantemente il valore della memoria”. Spiega così il professore Paolo Saggese, dirigente scolastico e critico letterario, il senso profondo della raccolta di Gaetana Aufiero “Voglio vivere così edita da Delta 3, vincitrice del premio...

Martedì 24 marzo, alle ore 17.30, presso il Circolo della Stampa di Avellino, si terrà la presentazione del volume La piccola scrittrice della Valle del Sabato, pubblicato da Altavilla Edizioni all’interno della collana “Lanterne di Carta – Il Teribinto”. La piccola scrittrice della Valle del Sabato è ambientato negli anni...

Tagliente, ironico, spesso provocatorio: Paolo Cirino Pomicino ha incarnato per decenni un modo tutto particolare di vivere la politica, capace di mescolare visione strategica e battuta fulminante, tanto nei palazzi istituzionali quanto nelle aule giudiziarie. Per Napoli era semplicemente “’o ministro”, simbolo di una stagione in cui la classe dirigente...

È morto all’età di 86 anni Paolo Cirino Pomicino, uno degli ultimi protagonisti e testimoni diretti della stagione di potere della Democrazia Cristiana. Una stagione spesso evocata con nostalgia, ma raramente davvero rimpianta nella sua complessità. “O ministro”, simbolo degli anni d’oro della Prima Repubblica, esponente di punta della corrente...

Ultimi articoli

Attualità

Anche l’irpino Giovanni Esposito, coordinatore regionale del Mid Campania (Movimento italiano disabili) ha preso parte questa mattina all’iniziativa “Sport Senza…

Di fronte al crescente allarme che si registra a Napoli e nel resto della Campania per i numerosi casi di…

Da Benevento si alza la voce del Comitato sannita per l’Acqua bene comune che segue il Coordinamento campano per l’acqua…

Segui il Corriere dell'Irpinia

Informativa Privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Le informazioni raccolte dai cookies sono conservate nel tuo browser e hanno la funzione di riconoscere l'utente quando ritorna sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sono le sezioni del sito ritenute più interessanti ed utili.

Puoi modificare le impostazione dei cookies nelle sezioni a sinistra.

Una versione estesa della nostra privacy policy invece è visionabile al seguente indirizzo Privacy Policy