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La parola che lotta e crea, Danilo Dolci e la battaglia di Saggese per il futuro del Sud

di Emilia Dente

È “una delle battaglie decisive per il futuro dell’Italia e del Sud “, la battaglia condotta dalla parola militante e audace di Paolo Saggese, la sagace riflessione   sul tema della scuola e della questione meridionale. Importante è il vivo dialogo  intessuto, sulle pagine del Corriere dell’Irpinia, dal dinamico Dirigente Scolastico, già Direttore del  Centro di documentazione sulla poesia del Sud . Il tema è cruciale e l’approfondimento continuo  che l’autore degli articoli, ” con la nobile complicità e condivisione di Gianni Festa “, propone , è utile e fecondo, consentendo di valutare tali complesse questioni secondo prospettive originali e interessanti, cogliendo ed evidenziando elementi e sfumature rilevanti. Nel solco di tale complesso ragionamento, Saggese arricchisce la riflessione con contributi appassionanti di diversi autori che hanno sviluppato, pure in contesti  spaziali e temporali diversi, pensieri, azioni e  discorsi saggi e funzionali, utilissimi pure al discorso presente. Come buoni alleati  nel campo dell’azione pedagogica ed educativa, tali contributi offrono gli strumenti e il sostegno delle loro teorizzazioni, e risultano armi fondamentali nelle battaglie di civiltà e progresso co che si combattono in nome della Cultura e per la difesa della propria terra. Nell’articolo odierno, Saggese propone le lucide argomentazioni di Danilo Dolce, sociologo, intellettuale, poeta che,  proprio partendo da nozioni basilari del pensiero sociologico e del processo comunicativo,  destabilizza le fondamenta del percorso scolastico ed educativo tradizionale, cominciando il suo rivoluzionario cambiamento dal contesto terminologico, lessicale e semantico del linguaggio utilizzato in tale ambito.

Il valore fondante del linguaggio, la consapevolezza delle potenzialità e del potere concreto della parola che crea, sostanzia, definisce e può condizionare fortemente la percezione della realtà, è certamente un assunto importante  e,  nella illuminante teorizzazione di Dolci, è  ritenuto di primaria importanza tanto da proporre chiaramente una  rivoluzione lessicale, che anticipa, evidenzia e teorizza un cambiamento radicale. Non più maestro o professore, ma educatore in un cambiamento terminologico che indica un reale e profondo cambiamento  nel rapporto educativo, non più gerarchicamente univoco e unidirezionale, ma concepito come relazione biunivoca, bidirezionale, nell’attenzione e nel rispetto dei saperi dei discenti e nell’attivazione dell’importante processo di corresponsabilità che rende gli studenti non passivi fruitori, ma attivi protagonisti del processo educativo.

Il rispetto dei saperi, l’arte della maieutica di memoria socratica nell’acquisizione di conoscenze e consapevolezza della propria verità e la necessaria formazione del pensiero critico, quali capisaldi di un nuovo processo culturale  necessario e  urgentemente auspicabile  alle istituzioni scolastiche ed educative, e, pure, in riferimento alla storica e sempre attuale questione meridionale, al territorio arido e fecondo del nostro Sud che,  dalla riappropriazione di importanti processi critici e identitari, può trarne nuova linfa per alimentare concretamente la speranza di  una efficace progettualità.

Su sentieri assolati e vivi si intrecciano la parola che lotta e la parola che crea nell’utopia pedagogica che scrive verdi pensieri tra le pagine  di un futuro migliore

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