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La perversione dei patti scellerati

 

C’è un unico filone che accomuna il ruolo sempre più marginale che vanno assumendo il capoluogo e l’intera provincia irpina: quello della perversione dei Patti scellerati. Essi si collocano nello spazio della debolezza della politica e nell’affarismo della gestione amministrativa delle risorse pubbliche. In assenza di una classe dirigente che sia degna di questo nome piccoli uomini e grandi personaggi del passato si sono attrezzati per annientare il valore del bene comune. Una prima considerazione da non sottovalutare: lo spostamento degli interessi dalla città al territorio altirpino. E’ solo frutto dell’iniziativa dell’ex ministro per la coesione sociale, Barca, che scelse quel territorio per la sperimentazione di uno dei progetti pilota utili per la ripresa del meridionalismo dei fatti? In parte, solo in parte, ciò è vero, ma solo quando non si discute della utilizzazione dei fondi previsti che rischiano di alimentare vecchie e nuove clientele o a produrre scelte nepotistiche finalizzate ad ottenere un mandato di rappresentanza. Di questo disegno fanno parte anche alcuni consiglieri regionali, a cominciare dalla presidente del Consiglio regionale della Campania, D’Amelio, che da tempo, secondo alcuni, non nasconde di tessere alleanze con quella parte più retriva e partitocratica che contrasta il debole e quasi inesistente, Pd irpino. E la città capoluogo? Affonda, prigioniera della peggiore espressione di una supponente mediocrità che si dimena tra patti scellerati e morbosa ambizione per la gestione di stracci del potere.

Un patto scellerato tra regione e territorio sta producendo fatti malevoli nel settore della sanità. Esempio lampante del “Patto” è quanto si sta verificando per la mancata riapertura del Centro per i disabili dell’autismo in località Valle. Mentre centri privati allungano le mani sulla disgrazia dei disabili, sottoponendo le famiglie a strazianti viaggi oltre provincia, e non solo, godendo finanche di discutibili benefici dell’amministrazione comunale del capoluogo (Il Quotidiano del Sud su questa vicenda sta svelando una serie di intrecci perversi), il governo guidato da Foti continua a rinviare l’apertura di quel Centro che dovrebbe rappresentare un’eccellenza per i disabili nel tessuto meridionale. Una volta è la proprietà del suolo in discussione, un’altra la mancanza di recinzione della struttura, la verità è quel presidio non s’ha da aprire. Sia chiaro: è cosa buona e giusta attrezzare il territorio laddove c’è bisogno di assistenza, ma è inconcepibile ed offensivo che il Centro di Valle rimane chiuso mentre emergono stravaganti proposte per aprire nuove strutture, o peggio ancora inseguire la logica dei finanziamenti previsti dalla borsa regional-europea. Dire che siamo di fronte ad una vicenda vergognosa non basta, mentre la comunità continua a chiedersi cosa ci sia dietro. Certo, non si può sfuggire da quel patto grazie al quale la sanità irpina è stata lottizzata dalla Regione ad esponenti politici, maestri di trasformismo, che mostrano grande fiuto e laddove ci sono fondi da erogare. Questi consentono il voto di scambio e la conseguente occupazione di appartenenti bisognosi. Categoria che aumenta sempre di più per mancanza di sintesi e progettualità politica. Da sempre, in ogni caso, sin dal 1970, anno di nascita delle Regioni, la sanità irpina è stata appannaggio di padroni e padrini del territorio che hanno alimentato le clientele e gli sprechi. Per concludere sul Centro di Valle: l’Asl si chiama fuori e dice, attraverso la sua dirigente che ora si mostra molto attiva, che le responsabilità della mancata apertura sono in capo al Comune di Avellino . E che cosa ha fatto fino ad ora l’Asl per rendere possibile l’attivazione di quel servizio? Ha trovato una nuova sede altrove. Proprio, guarda caso, in quel bacino messo sotto tutela da un patto scellerato.

Vado oltre. Di patto scellerato si deve parlare anche delle opere pubbliche in città. I cantieri delle grandi opere non giungono mai a conclusione. C’è un motivo: c’ è chi insinua che se un cantiere si chiude non consente un generale mangia-mangia. Se resta aperto le varianti al progetto iniziale, le conseguenti trattative producono nuove risorse da impegnare che fanno carico sul cittadino. Così si spiegano gli interminabili lavori del tunnel, della strada Bonatti, di piazza Libertà e così via. Non così si verifica per la Dogana del Fanzago, simbolo della città, per la quale l’impegno civile e la ragionata protesta della comunità non trovano accoglienza perchè “quelle quattro pietre”, come le ha definite qualche amministratore del capoluogo, non producono risultati. E’ anche questa la città senza cuore, quella che non si era accorta che il Mercatone era (ed è ancora) un cimitero sconsacrato di una povertà sempre più dilagante. Il bene comune produce ricchezza di sentimento, mentre Avellino dimostra nei fatti di aver bisogno di produrre quella immorale concretezza che rende più di un simbolo della propria storia.

Già, i Patti. Scellerato è quello che si sta consumando per la difesa dell’acqua in Irpinia. E’ stata sufficiente una nevicata non certo straordinaria rispetto al passato per far saltare reti idriche e contatori per la fornitura della risorsa idrica. E’ avvenuto perchè, fatte salve le condizioni atmosferiche, l’acqua qui (in questa terra che la produce in quantità record) le reti sono fatiscenti e quella utilizzabile è solo per circa il sessanta per cento. Il resto produce solo parole e lotta per l’occupazione dei posti di comando. Il Patto scellerato tra Puglia, Irpinia e Sannio per gestire consulenze, tangenti, occupazione, tutte cose avvenute nel passato, hanno emarginato il valore di una risorsa che poteva fare ricca la nostra terra.

*****

Concludo non senza amarezza, ma con la prospettiva di una riconquista della speranza. Il mio appello è ai giovani liberi, non appartenenti, che non si inginocchiano per sopravvivere, che amano la loro terra. Siate voi i protagonisti per illuminare questo profondo buio, gli attori di un futuro diverso. Impegnatevi con il confronto sui problemi, senza ascoltare chi è pronto ad utilizzarvi. Cercate e costruite luoghi di incontro e di confronto in questa terra dove non c’è neanche più indignazione e dove c’è chi, consapevolmente, vuole togliervi anche la dignità. Siete davvero la sola speranza della trasparenza, della legalità per il bene comune.
edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa

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