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La celebrazione della Giornata per la cura del Creato avvenuta la scorso primo settembre, fortemente voluta da Papa Francesco e contrassegnata da significative iniziative delle diocesi italiane, da Bressanone ad Acireale, ha dimostrato la completa disattenzione del mondo politico ed istituzionale per i problemi ecologici.
L’alleanza con la terra, proposta dalla Chiesa italiana, costituisce un percorso urgente e indispensabile da intraprendere se vogliamo, da uomini responsabili verso noi stessi e verso le future generazioni, prevenire la catastrofe ecologica i cui primi segnali sono già evidenti. Il restringimento dei ghiacciai sulle Alpi, il caldo record del Nord Europa, la piovosità dello scorso mese di agosto che nemmeno le persone più anziane ne ricordano una simile, delineano un degrado progressivo della nostra Terra. A fronte di tale fenomeni, scientificamente rilevati in tutti i loro aspetti negativi per la vita nei prossimi decenni, il dato preoccupante è costituito dal diffuso “senso di impotenza e di disperazione” quasi fossimo di fronte « a un degrado inevitabile della nostra Terra ». La stoltezza di una comunità globale che si ritiene portatrice di un progresso scientifico senza limiti, percepisce il rischio, ma non pone rimedi al primo punto dell’agenda dello sviluppo sostenibile. La fiducia nel futuro globale dell’umanità parte dalla consapevolezza che l’uomo, con i suoi egoistici comportamenti, ha determinato e continua a determinare le cause degli squilibri ecologici che hanno raggiunto livelli allarmanti, con segnali evidenti dei primi rischi. Il delirio di onnipotenza dei potenti della Terra e la corsa scellerata agli armamenti più devastanti offusca lo sguardo verso programmi di sviluppo e di cooperazione internazionale al servizio delle comunità e non contro di esse. Ancora una volta la Chiesa, quella di Papa Francesco in particolare, dopo aver anche scientificamente evidenziato i rischi ecologici, invita a non cedere alla rassegnazione nel segno di « una conversione ecologica » approdo finale dell’enciclica “Laudato sii”. Le resistenze egoistiche a questa conversione sono tante ed attuali: ultime quelle di qualche settimana fa che hanno costretto alle dimissioni del ministro francese all’ecologia esattamente alla Transizione Ecologica e Solidale, Nicolas Hulot, ecologista radicale. Il sistema economico neoliberista non si è piegato alle ragioni della difesa dell’ambiente facendo pesare gli interessi delle lobby francesi. Le questioni ecologiche connesse all’ ILVA di Taranto, alla TAV e alla Gronda di Genova, dimostrano l’incapacità dei livelli istituzionali di ricercare i necessari punti di equilibrio tra gli interessi dei pochi e quelli dell’umanità intera. Questi interessi, non solo hanno opacizzato la dimensione politica dell’Unione Europea, ma alimentano il delirio di onnipotenza di Trump, sostenitore di un Pil e di una Borsa legati al carbone e ai motori a gasolio. La nostra bella Italia, con la sua storia, con le sue eccellenze che primeggiano nel mondo – il grandioso spettacolo di domenica sera “La notte di Andrea Bocelli”, ha ribadito con grandissima evidenza il volto nobile, ammirevole della musica lirica italiana – non ignori la bellezza unica del suo habitat: i nostri governanti invece di rivelarsi ignoranti demagoghi, determinino, con fermezza – in questo campo ci vuole davvero fermezza – una politica di educazione, prevenzione e di lotta per la tutela ecologica, complessivamente intesa.

di Gerardo Salvatore edito dal Quotidiano del Sud

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