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La politica esca dalla quarantena

L’appello del Capo dello Stato ad un impegno comune delle istituzioni, dei partiti, della società e dei mezzi d’informazione per sconfiggere il virus che sta mettendo in ginocchio il nostro paese, potrebbe avere impresso una scossa salutare alla politica, finita in quarantena insieme alle zone rosse fin qui individuate nella Bassa lodigiana e nel Comune di Vo’ in provincia di Padova. “Il momento che attraversiamo richiede coinvolgimento, condivisione, concordia, unità di intenti”, ha detto Sergio Mattarella, e i destinatari del messaggio avranno presto l’occasione per dimostrare di aver colto il senso di un così autorevole richiamo alla responsabilità: a metà della settimana prossima il parlamento sarà chiamato a convertire il secondo decreto legge emanato dal governo sull’onda dell’emergenza, e sarà interessante vedere come si comporteranno i gruppi parlamentari – di maggioranza ma soprattutto di opposizione – al momento del voto. Il primo provvedimento d’urgenza ebbe il via libera della destra tramite astensione; il secondo è molto più impegnativo in termini di spesa, comporta una deroga ai vincoli di bilancio e perciò ha richiesto il disco verde dell’Europa. Farlo passare con il consenso tacito o esplicito delle opposizioni significherebbe che la Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia condividono su questa materia la linea proposta dal governo. Non è esattamente quel che chiede il presidente della Repubblica, che giustamente non entra nelle dinamiche parlamentari, ma certamente indicherebbe un salto di qualità del discorso pubblico in Italia in una fase che più drammatica non potrebbe essere.

Si tratta appunto, per la politica, di uscire da una mortificante quarantena nella quale si è rifugiata quasi intimidita dal peso delle responsabilità dettate dalla crisi sanitaria e sociale prodotta dal virus venuto dall’Oriente. La quarantena è un microcosmo nel quale si possono sviluppare comportamenti virtuosi o esasperati. Nel primo caso rientrano gli abitanti delle zone rosse con i loro medici, infermieri e sindaci, ai quali, dopo la colpevole afasia delle istituzioni, sono finalmente giunti il ringraziamento, la solidarietà e l’incoraggiamento del presidente Mattarella. A questo comportamento virtuoso si è opposto quello non altrettanto encomiabile della politica, che ha sviluppato con grotteschi automatismi le passioni e le contrapposizioni proprie dell’ordinaria amministrazione, ma decisamente insopportabili nell’incombere di una minaccia di proporzioni sconosciute. La critica va rivolta agli eccessi verbali di Salvini e Meloni, ma anche alla stucchevole dialettica fra Cinque Stelle e Pd, impegnati a piantare la propria bandierina anche sull’emergenza coronavirus, in una competizione tesa a ribaltare ognuno a proprio favore il risultato delle elezioni del 2018.

Quanto al governo, la comunicazione ha preso il posto della politica, ma in assenza di quest’ultima il tam tam dei comunicatori istituzionali invece di comunicare progetti, visioni, provvedimenti, si è limitato a trasmettere stati d’animo, ora rassicuranti ora ansiogeni, ai quali i media, rinunciando al ruolo di coscienza critica del potere, hanno offerto un docile megafono.

Ora, il time out decretato da Mattarella richiede un deciso cambio di passo, necessario nel momento in cui l’emergenza mostra di estendersi oltre i confini ottimisticamente segnati fino a ieri. Il Capo dello Stato ha parlato dopo il presidente del Consiglio, ma sbaglierebbe chi interpretasse questa sequenza cronologica alla stregua di un avallo alla politica del governo, peraltro ancora in elaborazione. L’appello alla coesione nazionale rivolto dal Quirinale richiede una risposta responsabile da parte di tutti.

di Guido Bossa

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