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Questa estate rischia di vedere aggiunte, alle sue tante stranezze, anche una gigantesca, paradossale anomalia: la pressione costante sul mondo politico, addirittura in fibrillazione a causa delle importantissime scadenze che lo attendono. Almeno tre di esse appaiono di portata decisiva per la stessa sopravvivenza della maggioranza e del governo. Le elezioni regionali, inopportunamente fissate per settembre. L’intesa fra Pd e e M5S sul Mes. E infine la nuova legge elettorale.

Quanto alla prima, in un Paese democraticamente avanzato, un risultato elettorale eventualmente sfavorevole alla maggioranza che sorregge l’esecutivo non sarebbe un dramma. E non costituirebbe motivo per forti scossoni politici. Da noi, invece, una non sconfitta della maggioranza sarebbe rivendicata dai suoi esponenti come una conferma della formula di governo. O viceversa, in caso di sua dèbacle, come la prova ultima della bocciatura dell’esecutivo Conte e dei suoi partner. E seguita perciò dall’immancabile richiesta, da parte delle opposizioni, di elezioni politiche! Senza insomma considerare i tanti fattori personali e locali in gioco alle regionali. Comunque sia, vi sarà una corsa verso le formazioni civiche, legate spesso a singole personalità. Con una ulteriore frantumazione del voto in mille rivoli localistici e personalistici. E questo certamente non deporrà a favore del rafforzamento della tenuta dei partiti e del consolidamento del nostro sistema democratico. Oltretutto, poichè il centro-destra appare almeno formalmente unito, un rifiuto da parte dei Cinquestelle di varare alle regionali liste concordate con il Pd determinerebbe la loro sconfitta. E ridurrebbe così la tenuta politica della attuale maggioranza!

L’altro dossier decisivo, da cui – in caso di mancata convergenza soprattutto tra Pd e M5S – potrebbero discendere imprevedibili conseguenze politiche, è quello relativo al MeS. Da mesi oggetto di un tragicomico avanspettacolo messo su da Salvini, seguito a ruota dalla Meloni, che hanno sparato a cannonate su questo strumento di intervento. Ancora prima, addirittura, che ne fossero precisate le condizioni. Senza gli aiuti Ue – attesi anche dalle imprese del Nord – l’Italia non potrà avere la possibilità di potenziare il nostro sistema sanitario e di restaurare quello produttivo. Dire no al Mes rischierebbe perciò di penalizzare soprattutto gli strati più deboli della popolazione, da cui proprio il Capitone leghista trae molti consensi! Perciò il premier appare da tempo impegnato in un delicatissimo stop and go con l’Ue, con i suoi alleati di governo e con le opposizioni. Il sottile gioco di Conte potrebbe addirittura rivelarsi la partita della vita del premier, che finora non si è pronunciato ancora sulla opportunità di usufruire dei sostanziosi finanziamenti garantiti dalla Ue, a condizioni molto vantaggiose. Il suo atteggiamento è valso a non spezzare i fili di un gioco delicatissimo che ogni impazienza e ogni forzatura potrebbe  far saltare! Palazzo Chigi, per sbrogliare questa intricata matassa politica, starebbe lavorando al varo di un provvedimento complessivo che, contenendo le varie misure sostenute da questo  o quel partner, verrebbe approvato in unica votazione. E perciò auspicabilmente sottratto alle incursioni di possibili franchi tiratori!

La terza, decisiva questione è la nuova legge elettorale. Il suo varo è stato concordato in sede di patto di governo. E ora popola di incubi le notti di molti parlamentari, la cui sorte politica dipenderà dalla sua formulazione. Un consenso sufficiente appare come l’unico fattore capace di stabilizzare il premier, l’attuale compagine di governo e la legislatura. Altrimenti esposti – fino al semestre bianco – a incursioni e avventure pericolose. Non che il cammino appaia senza insidie, come dimostra l’irrequietezza di Iv, che aveva accettato un sistema proporzionale con lo sbarramento al 5%. E ora annaspa lontano da quella soglia. Nonostante queste ed altre complicazioni politiche, il passaggio parlamentare di fine luglio si pone però come uno snodo fondamentale per l’approdo verso un’Italia solidamente ancorata ai disegni europei e lontana da grossolane e pericolose illusioni sovraniste!

di Erio Matteo

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