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Quando il 5 dicembre dello scorso anno, con orgoglio, Donald Trump annunciò che avrebbe trasferito a Gerusalemme l’ambasciata americana, abbiamo subito denunciato dalle colonne di questo giornale (“La Gerusalemme oltraggiata”, 8/12/2017) che questo irresponsabile strappo alla legalità internazionale avrebbe gettato ulteriore benzina sul fuoco del conflitto politico e religioso fra Israele ed il mondo arabo-musulmano, che costituisce il motore primo, la madre di tutte le guerre che sconvolgono il Medio Oriente.

Quando il 14 maggio l’ambasciata è stata aperta in gran pompa a Gerusalemme ed è stata battezzata da Ivana Trump, allora è emerso il vero significato di questo atto. In realtà Trump e Netanyahu hanno scavato un condotto che porta dritto verso l’inferno e lo hanno chiuso mettendoci sopra una porticina con la scritta: ambasciata americana. Ma si tratta di una porta girevole: da un lato fa accedere ad un ambiente raffinato dove persone profumate, ricche e ben vestite si scambiano sorrisi compiaciuti; se la porta si gira, ecco che fuoriescono delle forze infernali che seminano morte terrore e lutti.

Mentre nelle sale ovattate dell’ambasciata si brindava all’umiliazione dei palestinesi, a Gaza l’esercito di Israele difendeva coraggiosamente i confini della patria dalle proteste dei dannati.

In questo modo quando gruppi di manifestanti si sono avvicinati alla recinzione, armati solo di aquiloni e pneumatici, i soldati israeliani, l’artiglieria e i droni hanno cominciato a sparare pesantemente e senza interruzione non solo contro di loro, ma anche contro la folla che si trovava lontana dalla barriera, facendo una strage. Sul terreno sono rimasti 55 civili palestinesi uccisi, tra cui 6 minorenni e un disabile su sedia rotelle, oltre 2.700 feriti, tra cui 203 bambini, 78 donne, 8 giornalisti e 11 paramedici. Almeno 150 i feriti gravi, perché il fuoco israeliano ha voluto colpire testa, collo e torace. Ospedali da campo, ambulanze, personale medico e sanitario sono stati deliberatamente presi di mira impedendo loro di avvicinarsi ai feriti. In effetti sparare sulle ambulanze è vantaggioso perché incrementa il risultato in termini di vittime.

Nella Striscia gli ospedali, già provati dall’assedio, dalle guerre precedenti e dal carico di feriti delle ultime settimane, oltre 8000 (secondo il Ministero della Salute) , sono al collasso e non riescono più a far fronte alle nuove necessità.

Senonché l’irruzione delle forze infernali, che sono uscite da quella porta girevole, non può essere misurata solo con la macabra contabilità dei morti e feriti. Gli effetti sono molto più profondi, si sta creando un oceano di odio sul quale galleggiano i due popoli, costretti a convivere nello stesso contesto geografico, che renderà la riconciliazione e la pace impossibile per generazioni e generazioni.

L’assordante silenzio dei leaders politici italiani, che sono stati capaci di non battere ciglio di fronte a questi funesti eventi, non sappiamo se è frutto di viltà o semplicemente di cinismo, quello che è sicuro, però, è che se si continua ad accreditare Israele come un avamposto dell’Occidente e a lasciargli mano libera, una parte di questo oceano di odio si riverserà anche su di noi.

Per favore chiudete quella porta!

di  Domenico Gallo edito dal Quotidiano del Sud

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