In riferimento all’articolo pubblicato da Virgilio Iandiorio “Trump come Alcibiade” pubblichiamo di seguito l’intervento di Michele De Gaetano:
Basterebbe credere che tutto si ripete e quindi si può conoscere, magari scomodando i corsi e ricorsi storici di vichiana memoria, — e perché no–le ultime “pindariche” considerazioni del latinista Iandiorio che mette a confronto con arguzia e competenza le discusse figure di Alcibiade e Trump. Il loro “ego” li mise spesso nei guai, sfiorando sregolatezze di ogni tipo e sacrilegi. Gli Illuministi doc non hanno mai creduto nella Storia maestra di vita, a differenza dei Romantici di casa nostra e dei giganti europei. Manzoni, pur figlio dell’Illuminismo, abbracciò emotivamente tutte le ragioni del secolo delle magnifiche sorti e progressive, con buona pace di Leopardi. Mi piace sempre ricordare la lettera di Gramsci al piccolo Delio sul valore della Storia e di chi la costruisce. Volendo lasciare ad Alcibiade la furbata politica del taglio della coda al cane, penso al significato etico del topolino che rosicchia ogni giorno un pezzetto della montagna fino a farla scomparire. Concetto gramsciano ripreso da Francesco de Gregori nella canzone “La Storia siamo noi” , in cui la musica diventa denuncia ma soprattutto invito a non fermarsi mai davanti a un portone. La Storia, allora, sia maestra di vita, facendoci riflettere con giudizio e consapevolezza su fatti e misfatti da Alcibiade a Trump. Senza fare sconti a nessuno, ma con la stessa grinta di chi sosteneva con forza: I care , io me ne occupo.


