“Abbiamo bisogno di assunzioni che garantiscano stabilità al personale precario per far fronte ai pensionamenti e potenziare i servizi, di investimenti pubblici, di valorizzare le competenze di chi lavora.” E’ l’appello lanciato nel corso della mobilitazione dei precari della giustizia scesi in piazza questa mattina nello spazio antistante il Tribunale di Avellino. Un presidio, il primo di una serie di cortei e manifestazioni, organizzato da Fp Cgil, Uil Pa e Usb Pi in numerose città d’Italia. E’ Valentina DUrso della Cgil a sottolineare come “Siamo stati assunti con fondi Pnrr. Il lavoro che abbiamo svolto noi precari con contratti a tempo determinato è stato fondamentale per smaltire il lavoro arretrato. Sono stati gli stessi magistrati a riconoscerlo. Se ci mandassero a casa, i tempi processuali tornerebbero ad allungarsi, senza contare i posti scoperti nell’organico della magistratura. Molti di noi, inoltre, sono ex avvocati che hanno chiuso in questi anni i loro studi e farebbero molta fatica a reinserirsi nella pubblica amministrazione”. Quindi l’appello a restare uniti e portare avanti la battaglia Carmine Lombardi, Rsu del Tribunale, spiega come “Ad Avellino siamo in 73. Senza di noi, il Tribunale rischierebbe il collasso. Chiediamo il riconoscimento di una dignità. Non un privilegio. E chiediamo che il 1° luglio 2026 non sia l’inizio della fine, ma il proseguimento di un lavoro già ampiamente dimostrato. Abbiamo svolto il nostro lavoro con abnegazione e serietà, siamo convinti che il settore giustizia abbia bisogno del nostro contributo. Con loro anche Elisabetta Iannaccone “Senza stabilizzazione non ci può essere giustizia”
La protesta dei precari della giustizia: il nostro lavoro essenziale per smaltire lavoro arretrato e garantire tempi processuali più veloci
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