Si votano oggi, a partire dalle ore 14, le pregiudiziali di costituzionalità sulla legge elettorale. La riforma sarà all’ordine del giorno, con le votazioni sugli emendamenti, anche mercoledì, giovedì ed eventualmente nella giornata di venerdì.
Intanto i leader del centrosinistra bocciano fermamente la proposta della maggioranza, definendola “irricevibile” e “incostituzionale”.
Elly Schlein segretaria nazionale pd accusa la destra di aver costruito una riforma “su misura” per paura di perdere le elezioni e di voler introdurre un “premierato di fatto” tramite legge ordinaria. Critica la tempistica, giudicandola una priorità errata in un Paese con crescita zero e salari bassi. Annuncia battaglia in Aula con il voto favorevole a tutti gli emendamenti soppressivi e comuni dell’opposizione. Definisce l’emendamento di Fratelli d’Italia sulle preferenze un “compromesso farsa” che sacrifica l’alternanza di genere tra i capilista.
Giuseppe Conte, presidente nazionale del M5s sostiene che il governo vuole “cambiare le regole del gioco” al fine di garantirsi l’inamovibilità, ignorando le vere urgenze dei cittadini. Il M5s propone invece un sistema proporzionale puro con sbarramento al 3% e preferenze.
Nicola Fratoianni, segretario nazionale di AVS definisce la proposta di legge elettorale inemendabile e incostituzionale, sottolineando come in nessun grande Paese europeo si pensi a cambiare le regole elettorali a pochi mesi dal voto.
Il centrodestra respinge le accuse e contrattacca. Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli esponente di Fratelli d’Italia difende la necessità della riforma per evitare una “catastrofe” democratica ed economica in caso di stallo tra due sole coalizioni. Sostiene il principio per cui “chi prende un voto in più ha il dovere di governare”.
Rampelli accusa la sinistra di ipocrisia, ricordando che i cittadini non eleggono direttamente i propri parlamentari da decenni e contestando il fatto che il PD non abbia presentato emendamenti sulle preferenze. Smentisce inoltre i timori sul rischio di condizionamento della criminalità organizzata a livello nazionale, ritenendolo quasi nullo rispetto a quello che può avvenire nei Comuni (dove le preferenze sono già utilizzate). Ricorda infine, polemicamente, che l’ultima riforma elettorale targata Pd venne approvata ponendo la fiducia.



