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La specie umana e il Pianeta tra senso comune e caos

Michele Zarrella
La specie umana calca questo pianeta da alcuni milioni di anni e vive esistenze effimere rispetto a qualunque processo cosmico di rilievo. La vita dell’Universo è stimata dagli scienziati in 13 miliardi e 800 milioni di anni. È un tempo che esce fuori dall’esperienza umana ed è difficile da concepire. Però, in matematica, ci sono le proporzioni che utilizziamo per fare analogie che ci permettono, con tutti i limiti che esse comportano, di farci un’idea più vicina alla nostra esperienza.
Poniamo allora che la vita dell’Universo sia pari a mille anni. Mille anni riusciamo a capirli. Se paragoniamo cento anni, la vita di un uomo, a questo Universo di mille anni sapete che età avrebbe quell’uomo? Sarebbe un neonato di meno di quattro minuti. 223 secondi. Se facciamo lo stesso paragone considerando al posto della vita dell’Universo la vita della Terra il risultato è un neonato di 11 minuti e mezzo. 692 secondi. Rispetto alla vita dell’Universo o alla vita della Terra la vita di un uomo dura pochi minuti.
Ora acquisita la grandezza temporale della vita umana rispetto all’Universo mi chiedo come hanno potuto i grandi filosofi-scienziati dell’antichità capire, determinare, spie-gare le leggi dell’Universo dalla loro minuscola finestra temporale? E con i limitati sensi dell’essere umano!
Lo hanno fatto con l’arroganza di chi crede di essere nel giusto e nel vero, imponendo il loro pensiero e sopprimendo chi confutava le loro idee. Idee che venivano accettate dalla maggioranza, semplicemente perché rispettavano il senso comune o i testi di filosofi precedenti o i testi “sacri”.
Due millenni fa chi poteva contestare che il Sole attraversa la volta celeste da est a ovest mentre la Terra sta ferma? Il senso comune dice questo. Ancora oggi usiamo l’espressione del Sole che si muove da est a ovest e non diciamo che la Terra che gira su sé stessa e fa apparire che il Sole si muove. Ancora oggi l’intelletto si piega al senso comune. E sradicare il senso comune costa fatica, sguardi truci e rischi fisici. Il pensiero corre immediatamente al frate domenicano Giordano Bruno (1548-1600) che, quando affermò con coraggio estremo le sue idee sull’esistenza di infiniti mondi, così moderne ed attuali, fu condannato a morte per eresia dalla Santa Inquisizione e messo al rogo il 17 febbraio del 1600, in Piazza Campo de’ Fiori a Roma, dove oggi risalta una sua grande statua.
Pochi decenni dopo stessa sorte stava per subire Galileo Galilei il quale accettò e dimostrò la teoria copernicana del Sole fermo e la Terra che gira, però, non se la sentì di fare la fine di Giordano Bruno e abiurò per salvare la pelle ma nei sui scritti continuò a sostenere le sue teorie. Gli esempi sarebbero molti. Ricordo solo che lo scienziato Ludwig Boltzmann, un autentico rivoluzionario della scienza, ha sofferto tanto perché la comunità scientifica non accettava la sua teoria atomica della materia. Durante una conferenza di Boltzmann, il grande scienziato Ernst Mack si alzò e disse: “In realtà non credo che gli atomi esistano!”. Mack fu assai tagliente e molto sbrigativo. Per Boltzmann fu un commento molto doloroso. Dolore che si aggiungeva ai commenti dei suoi colleghi: “Non esiste nessun atomo. Sono solo nomi, etichette, dispositivi di calcolo. Gli atomi non esistono. Non possiamo osservarli! Nessuno ne ha mai visto uno”. Attenzione, vedete, ritorna la prevalenza dei sensi in questo caso la vista: “Nessuno ne ha mai visto uno.” Insomma quelli che avversavano Boltzmann dicevano che erano tutte sue fantasie. Questo fatto aggravò la situazione psichica di Boltzmannn che alla fine si impiccò. Oggi anche i bambini delle scuole elementari sanno che la materia è costituita da atomi.
Concludendo. Il senso comune e il contesto in cui si svolge la nostra vita condizionano le nostre convinzioni fino al punto che diventa naturale pensare che le leggi che governano la nostra quotidianità valgano in ogni altra regione dell’Universo. Questa si chiama arroganza dei Sapiens. Per millenni il Sole è stato considerato un dio o, nel migliore dei casi, un astro tranquillo che illumina placidamente il nostro pianeta e le nostre attività fornendoci luce e calore.
In realtà il Sole, come tutte le stelle, è il campo di battaglia, una specie di tiro alla fune, fra la forza di gravità che tende a comprimere tutto verso il centro e l’energia sprigionata dai processi nucleari che spinge verso l’esterno tutto il gas di cui è composto. Fra cinque miliardi di anni, quando l’idrogeno, il combustibile nucleare del Sole, sarà fi-nito, le reazioni nucleari termineranno e la gravità porterà al collasso la nostra cara, tranquilla e divinizzata stella. Il nucleo centrale imploderà, mentre gli strati più esterni saranno espulsi a grande velocità e raggiungeranno in pochi minuti Mercurio, Venere e la Terra facendoli evaporare all’istante. Altro che placido!
Il senso comune dice ancora che il Sole è placido e tranquillo? I nostri sensi sono troppo limitati e grossolani e non ci permettono di coglierne i dettagli. Ancora una volta il senso comune si sbaglia mentre tutto l’Universo è governato dal caos che ruggisce sotto l’apparenza della tranquillità e dell’ordine. Perciò per capire come funziona l’Universo, dobbiamo abbandonare tutti i nostri pregiudizi.

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