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di Domenico Gallo

Le immagini dei corpi allineati su una spiaggia del crotonese, a seguito del naufragio avvenuto nella notte fra il 25 e 26 febbraio, hanno suscitato una profonda emozione nell’opinione pubblica, come a suo tempo avvenne dinanzi alla foto del piccolo Alan Kurdi, che sembrava dormisse, riverso su una spiaggia turca. Ormai tutti sanno che il Mediterraneo è diventato un cimitero liquido, che continua a mietere vittime.

Però, lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Le tragedie che si consumano lontano da una nostra percezione diretta, senza testimoni, non ci turbano, né ci interessano, sono un freddo dato statistico. E anche la compassione o l’indignazione che ci agitano di fronte a fatti di questo genere è destinata a evaporare in breve tempo.

La comunicazione politica attraverso i media distribuisce anestetici potenti che ci aiutano a dimenticare velocemente l’aspetto umano delle tragedie provocate da una politica disumana. Una politica, non solo italiana ma europea, che ha trasformato il Mediterraneo in una muraglia liquida per impedire lo sbarco dei profughi che fuggono dall’Africa o dal Medio Oriente.

Oggi si discute delle eventuali responsabilità per il mancato soccorso del barcone naufragato a Crotone, però non possiamo ignorare, al di là di questa tragedia, che è in atto una politica che ha organizzato l’omissione di soccorso per lasciare al caso la selezione fra i sommersi (in senso effettivo) e i salvati. Non a caso l’Italia ha posto fine alla missione Mare nostrum che in un anno (18 ottobre 2013 – 31 ottobre 2014) aveva tratto in salvo 101.000 profughi.

Erano troppi! Nel 2019 Frontex ha ritirato tutti gli assetti navali e continua la sorveglianza sui flussi migratori che attraversano il Mediterraneo soltanto con mezzi aerei, evitando il rischio di dover effettuare dei salvataggi in mare. L’Italia ci ha messo del suo criminalizzando l’attività di soccorso in mare effettuata dalle navi delle ONG.

Per questo la Meloni avrebbe fatto bene a restare in silenzio di fronte a questa tragedia e a risparmiarci le sue lacrime di coccodrillo. Ancora più surreali sono le parole del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha incolpato i naufraghi della morte dei loro figli.

Quello che colpisce è la protervia con la quale ci si scarica di ogni responsabilità e si rivendicano scelte insensate ed inattuabili, come il blocco navale che la Meloni aveva promesso ai suoi elettori nella scorsa campagna elettorale. Quella di Crotone è l’ennesima tragedia provocata da una politica disumana, di cui l’Italia si è fatta zelante interprete, sostituendo all’ipocrisia dominante, un franco e selvaggio spirito di disumanità.

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