Un silenzio surreale e palloncini bianchi hanno accolto ieri pomeriggio il feretro di Roberto Bembo, deceduto dopo dieci giorni, nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Moscati di Avelino. Un silenzio nella chiesa dell’Annunziata, rotto solo dal pianto dei familiari e dei tantissimi amici, che hanno sperato nella sua salvezza, dopo il feroce accoltellamento avvenuto il giorno di Capodanno. All’ingresso della chiesa, fin dall’arrivo del feretro, era presente uno striscione con la scritta: Non è un addio… brilla amico mio! Ciao Bembò!”. A celebrare le esequie il Vescovo di Avellino, Monsignor Arturo Aiello che durante l’omelia ha aperto una seria riflessione sul mondo giovanile. «La colpa, cari giovani, non è vostra ma di noi grandi che non vi abbiamo saputo spiegare quale sia il piacere di vivere senza eccessi, che non vi abbiamo insegnato- ha affermato monsignor Aiello -a guardare una persona negli occhi se non dal profilo Facebook, che non vi abbiamo spiegato che la vita si materializza nelle sue espressioni semplici come può essere un bacio, un abbraccio, una canzone. Se non abbiamo saputo insegnarvi l’arte di vivere, cari giovani, non siamo degni e meritiamo che la paternità ci venga tolta. Ma a voi, cari giovani, dico che Gomorra non è un idolo da seguire e che la vita è altro.A Mercogliano da giorni si respira un’aria tesa – ha detto il Vescovo – ma una controffensiva non sarebbe il modo giusto per onorare la memoria di Roberto. C’è tanta guerra e tante faide nelle nostre strade, ma facciamo che questa morte non sia vana. Voi che avete in mano la vostra giovinezza non svendetela per il primo che passa, per il Lucignolo di turno che vuole portarvi nel paese dei balocchi per uccidervi. Facciamo che da questa morte nasca una nuova coscienza civica».
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