La transizione ecologica corre veloce, ma il mercato del lavoro rischia di restare indietro. È l’allarme lanciato da Confartigianato in occasione della presentazione del report “Seize the Change. Futuri sostenibili”, l’evento di apertura della Settimana per l’Energia e la Sostenibilità.
I numeri messi nero su bianco dalla confederazione delineano uno scenario critico: a fronte di un fabbisogno di 3,4 milioni di lavoratori dotati di competenze per gestire prodotti e tecnologie sostenibili, ben 1,6 milioni di profili — pari al 48,7% del totale — sono risultati letteralmente introvabili.
Il problema non riguarda solo la tutela ambientale, ma la competitività stessa del sistema produttivo italiano. Ridurre l’impatto ecologico, migliorare l’efficienza energetica e ottimizzare l’uso delle risorse sono passaggi obbligati per le imprese di tutti i settori. Tuttavia, trovare personale adeguatamente formato per farlo è diventato un’impresa quasi impossibile.
Il fenomeno colpisce duramente anche le nuove generazioni: per il 2025, le aziende avevano programmato circa 955mila assunzioni di under 30 per mansioni legate al mondo green, ma la metà di questi giovani (il 50,1%) è risultata di difficile reperimento.
Il divario tra le richieste del mercato e la preparazione dei candidati si fa ancora più marcato se si guarda alle realtà imprenditoriali di minori dimensioni. Nelle micro e piccole imprese (fino a 49 dipendenti), la quota di profili green introvabili sale al 52,7%. Le cose vanno ancora peggio nel settore dell’artigianato, dove ben il 62,5% delle figure professionali richieste con competenze ecologiche risulta introvabile (13,8 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale).
Geograficamente, la carenza di competenze verdi attraversa tutto il Paese, ma con picchi particolarmente elevati al Nord e in alcune grandi aree metropolitane.
La classifica regionale delle zone con più profili difficili da reperire vede al primo posto la Lombardia (con oltre 303mila lavoratori introvabili, pari al 49,4% del fabbisogno), seguita da Veneto (54,6%), Lazio (42,9%), Emilia-Romagna (52,4%) e Campania (44,3%).
A livello provinciale, il primato assoluto spetta a Milano, seguita a ruota da Roma, Napoli, Torino e Brescia.
Di fronte a questo scenario, il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, avverte sul rischio di perdere un’opportunità storica:
“La sostenibilità non è un adempimento da affrontare, ma una leva strategica per il futuro del Paese. Occorre un grande patto nazionale tra scuola e sistema della formazione, politiche del lavoro e imprese per formare il capitale umano di cui abbiamo urgente bisogno”.

