Oltre 53 milioni di ettolitri di vino e mosti fermi nelle cantine italiane: cresce il ricorso ai declassamenti e in Irpinia il crollo delle quotazioni delle uve mette a rischio la redditività dei viticoltori.
Il settore vitivinicolo italiano affronta una fase di forte pressione sul mercato. Le giacenze hanno superato i 53 milioni di ettolitri, un quantitativo superiore all’intera produzione nazionale del 2025, ferma a circa 44 milioni di ettolitri.
La difficoltà di collocare il prodotto sta spingendo sempre più aziende a ricorrere al declassamento dei vini, trasformando produzioni Docg in Doc, Doc in Igt o in vino comune. Una scelta dettata dalla necessità di ridurre le perdite e favorire la vendita, ma che rischia di provocare un ulteriore impoverimento del valore economico delle produzioni italiane.
A complicare il quadro si aggiunge la continua diminuzione del prezzo delle uve da vino, con conseguenze particolarmente pesanti nelle aree vitivinicole dell’Irpinia. Le quotazioni in calo rischiano di comprimere ulteriormente i margini dei produttori, mettendo sotto pressione la sostenibilità economica delle aziende agricole.
Di fronte a una situazione che coinvolge l’intera filiera, diventa necessario intervenire per riequilibrare domanda e offerta, tutelare il valore delle denominazioni e garantire ai viticoltori una remunerazione adeguata per il proprio lavoro.
Il rischio, altrimenti, è quello di innescare un circolo vizioso in cui eccedenze, declassamenti e prezzi sempre più bassi finiscano per penalizzare sia i produttori sia il prestigio del vino italiano.


