Un nuovo Piano urbanistico comunale per fermare il consumo di suolo, la revisione dello statuto cittadino con l’introduzione dei consigli di circoscrizione e la candidatura di Salerno a Capitale italiana della Cultura 2030: sono questi i tre pilastri del programma di Franco Massimo Lanocita, candidato sindaco per la coalizione “Possiamo da Ora”.
La compagine che sostiene Lanocita riunisce Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, le associazioni Terra socialista e Risorgimento socialista, Salerno in Comune e il Comitato Salute e Vita.
Una proposta politica che, come sottolinea lo stesso candidato, nasce da un percorso condiviso: “Non è una semplice alleanza elettorale, ma il punto di incontro tra esperienze civiche e politiche che, nel tempo, hanno costruito battaglie comuni e una visione unitaria della città, mettendo al centro l’interesse collettivo, i diritti e il futuro di Salerno”.
Nel dettaglio, sul fronte urbanistico Lanocita propone di superare l’attuale piano, ritenuto ormai superato dai dati reali: “Era basato su una crescita della popolazione fino a 180mila abitanti, mentre oggi i residenti sono circa 126mila”. Da qui la necessità di bloccare nuove edificazioni e puntare sul recupero dell’esistente, anche attraverso politiche che rendano disponibili per l’affitto oltre 4mila alloggi attualmente sfitti, garantendo al contempo servizi e standard urbanistici adeguati, a partire dal verde pubblico.
Altro punto qualificante è la riforma dello statuto comunale, con l’obiettivo di reintrodurre i consigli di circoscrizione: “Le decisioni sui quartieri devono essere prese da chi li vive”. Per finanziare questi organismi, si ipotizza anche un fondo alimentato dalla riduzione delle indennità di consiglieri, assessori e sindaco.
Infine, la proposta di candidare Salerno a Capitale italiana della Cultura 2030, valorizzando la sua storia e le sue radici mediterranee. “La città – ricorda Lanocita – è stata sede della prima e più importante istituzione medica d’Europa nel Medioevo: un patrimonio che può diventare leva per rilanciare identità e sviluppo, anche in relazione alla cultura della dieta mediterranea”.


