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Le Acli ricordano i 60 anni della Pacem in terris, la prima enciclica che parlava a tutti gli uomini di buona volontà

Le Acli di Avellino ricordano l’l’Enciclica “Pacem in terris”, l’ultima emanata da Papa Giovanni XXIII due mesi prima della sua morte.

“Fu la prima Enciclica – scrive Alfredo Cucciniello, segretario provinciale Acli – diretta non solo ai fedeli cattolici ma a tutti gli uomini di buona volontà; fu insieme il testamento di Papa Roncalli, il Papa buono, e l’inizio di una nuova fase della dottrina sociale della Chiesa sulla pace e sulla guerra, che non venivano presi ancora come elementi a sè stanti ma per la prima volta come parti di un discorso più ampio e complessivo sull’assetto della società umana”.

“Fu la grande novità – prosegue – di un documento pontificio che metteva al centro la questione dei diritti umani fondamentali, superando il timore tradizionale per la loro derivazione illuministica, ma ricordava che per costruire un ordine sociale giusto occorreva mettere come fondamento il principio che “ogni essere umano è persona”, dotata di intelligenza e di libera volontà, e quindi è soggetto di diritti e di doveri che scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa natura: diritti e doveri che sono perciò universali, inviolabili, inalienabili.La pace non è più solo “assenza di guerra”, ma diventa quindi parte di un’idea integrale della società che teneva insieme i diritti fondamentali al cibo, alla casa, all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla sicurezza sociale, alla partecipazione democratica, alla libertà di religione”.

Non ha dubbi Cucciniello “Questa Enciclica costituì un elemento decisivo per l’impegno sociale e politico dei credenti, e per questo, fin da subito, le ACLI si impegnarono a studiarla e a diffonderla, e molti fra i non credenti e i diversamente credenti ne sentirono l’accento nuovo; senza di essa sarebbero stati impossibili i documenti conciliari più impegnativi, a partire dalla “Gaudium et spes”; senza di essa, Papa Paolo VI non avrebbe potuto scrivere che “lo sviluppo è il nome nuovo della pace”; senza questo fondamentale documento, sarebbero state impensabili le grandi Encicliche di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, e molto probabilmente non avremmo avuto né il magistero di Papa Francesco, né la “Laudato si” né la “Fratelli tutti”. Sicuramente, le stesse ACLI che quotidianamente ci sforziamo di costruire con impegno e fatica avrebbero un volto diverso e meno significativo. Se Angelo Roncalli fu un dono di Dio alla Chiesa, la “Pacem in terris” fu il dono di Papa Giovanni all’umanità, ed è un dono che continua a produrre frutti”.

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