Venerdì, 22 Maggio 2026
05.55 (Roma)

Ultimi articoli

Le incognite di una riforma legittima 

Il clamore sollevato in Parlamento e nelle piazze dai grillini e dagli scissionisti del Pd, in un clima già da campagna elettorale, non favorisce un freddo esame della legge Rosato, approvata agevolmente (375 favorevoli, 215 contrari nell’ultima votazione segreta) alla Camera e che ora si presenta al vaglio del Senato dove i numeri sono molto più risicati e il tempo stringe, vista la necessità di condurre in porto il provvedimento prima dell’inizio della sessione di bilancio. Proviamo allora a riassumere la questione in termini comprensibili, sgombrando subito il campo dalla polemica sulla fiducia posta dal Governo, che sarà stata pure una decisione politicamente discutibile, ma non è certamente illegittima dal punto di vista costituzionale, trattandosi dell’ultima opportunità offerta dal calendario per approvare le nuove regole di voto in tempo utile prima della fine della legislatura.

L’alternativa sarebbe stata quella già da tempo adombrata pur con tutti i dubbi del caso: un decreto contenente le misure minime per rendere omogenei i due sistemi elettorali scaturiti dalle sentenze della Corte Costituzionale, che divergono su punti essenziali come le soglie di sbarramento o la rappresentanza di genere. Insomma, se la riforma non passerà (il rischio c’è ancora) si andrebbe ad un provvedimento d’urgenza, con una forzatura ancor più drastica della dialettica parlamentare di quanto non sia il voto di fiducia, e il rischio aggiuntivo dell’impossibilità di convertire il decreto negli scampoli di legislatura rimanenti. Sarebbe allora il nuovo Parlamento a dover decidere sulla legittimità della legge che ne avrebbe determinato la composizione. Un pasticcio incomprensibile.

Nel merito, il testo che ha come primo firmatario il capogruppo del Pd risponde ad alcune delle esigenze poste nel corso dell’ampio dibattito apertosi dopo la duplice parziale bocciatura costituzionale delle due leggi vigenti per Camera e Senato. Armonizza il sistema per i due rami del Parlamento, con un opportuno bilanciamento fra maggioritario (232 deputati e 102 senatori eletti direttamente nei collegi), e proporzionale; assicura la riconoscibilità dei candidati da parte dell’elettore, che troverà sulla scheda i nomi proposti dai partiti in lizza e quindi potrà scegliere se votarli o meno, pone una soglia di accesso del 3% e limita il ricorso alle liste civetta stabilendo che non potranno accedere al riparto dei seggi quelle che non supereranno l’1%.
Insomma, il sistema proposto ha una sua logica: principalmente prende atto della realtà e dell’evoluzione politica del corpo elettorale, non più diviso fra due grandi blocchi – centro – destra e centrosinistra – ma frantumato in tre o quattro raggruppamento, uno dei quali, il centrodestra, a sua volta articolato al suo interno in tre tronconi che non sempre vanno d’accordo (si sono divisi anche giovedì alla Camera).

In questa situazione, inedita da venticinque anni a questa parte, il sistema elettorale ora disegnato favorisce la formazione, dopo il voto, di coalizioni tendenzialmente omogenee anche se a composizione potenzialmente variabile, in quanto è ben possibile che una rappresentanza parlamentare frammentata, dovuta al largo tasso di proporzionale (due terzi degli eletti) dia luogo ad alleanze mutevoli, come peraltro è già avvenuto in regime di maggioritario. E tuttavia, non essendo possibile né lecito chiedere ad una legge di forzare la realtà, ci troviamo di fronte ad un apprezzabile tentativo di chiudere una questione, quella del sistema di determinazione della rappresentanza, che ha percorso l’intera XVII legislatura.

Il fatto che la conclusione sia arrivata, o stia per arrivare, all’ultimo giro di pista, spiega il clima di tensione di queste settimane, che potrà ulteriormente accentuarsi se i parlamentari grillini decideranno, come è stato adombrato, di dimettersi in massa per protesta, accendendo la miccia di una campagna elettorale esplosiva. Poi, naturalmente, bisognerà attendere il responso delle urne per capire se la riforma corrisponde alle attese dei partiti che l’hanno proposta e votata. L’incognita resta: anche con questa legge, insomma, saranno gli elettori ad avere l’ultima parola.

di Guido Bossa edito dal Quotidiano del Sud

Condividi

Picture of redazione web

redazione web

Lascia un commento

Cronaca

L’Irpinia piange un’altra vittima sul lavoro. La comunità di Lauro è sotto choc per la morte di Michele Amelia, 42…

Nell’ambito di mirati controlli, finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati ambientali relativi al contrasto al fenomeno dell’inquinamento del fiume…

  Lesioni personali e rapina per tutti gli imputati, danneggiamento per uno di loro. Il Gup del Tribunale di Avellino…

Attualità

Momenti di apprensione a Serra di Pratola, frazione del Comune di Pratola Serra, per circa 5 incendi che hanno circondato…

Francesco Sellitto, presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino. Uno sguardo sulle criticità territoriali, dal pronto soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino…

Leggi anche

Dall’avvicinamento al socialismo democratico all’esperienza parlamentare nel Pci tra il 1946 e il 1948. E’ un ritratto inedito di Umberto Nobile quello che consegna Maurizio Erto ne “Il compagno generale. Umberto Nobile, l’Unione Sovietica e il partito Comunista italiano”, D’Amico edizioni, presentato all’Archivio di Stato nell’ambito dei Giovedì della...

Da ventotto anni la famiglia Allocca porta avanti una promessa fatta alla scuola e ai giovani del territorio, trasformando la memoria in un impegno concreto rivolto alle nuove generazioni. Venerdì 22 maggio 2026, alle ore 10:00, presso la Scuola Media I.C.S. “2 Antonio Ciccone” di via Leonardo Sciascia 33, si...

Ariano Irpino – Da S.Barbara, la contrada dalla quale è partita la sua campagna elettorale, attraverserà tutte le altre, con un pulmino, prima del comizio finale che terrà di sera, venerdì 22 maggio, alle 22, come gli è toccato per sorteggio, a Calvario. “L’ultimo giorno lo passiamo in strada –...

“Non sono caduta: mi hanno fatta cadere”. Il perché Laura Nargi lo dirà alla fine: per sete di potere, perché Gianluca Festa voleva tornare sindaco. L’ex sindaca, prima ancora ex vicesindaca di Festa, chiude la campagna elettorale a via Verdi. Attacca a testa bassa sia Festa che Nello Pizza. La...

Ultimi articoli

Attualità

Adips Campania accoglie con vera soddisfazione il pacchetto di politiche sociali denominato “Inclusione”, presentato dal Presidente della Regione Campania, Roberto…

La dottoressa Angela Marcarelli, coordinatrice di Cittadinanzattiva Montefalcione Avellino Bassa Irpinia e della rete Tribunale Diritti del Malato di Avellino…

Via libera al Rendiconto 2025: il Comune di Avellino ha ufficialmente approvato il documento contabile che certifica il raggiungimento di…

Segui il Corriere dell'Irpinia

Informativa Privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Le informazioni raccolte dai cookies sono conservate nel tuo browser e hanno la funzione di riconoscere l'utente quando ritorna sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sono le sezioni del sito ritenute più interessanti ed utili.

Puoi modificare le impostazione dei cookies nelle sezioni a sinistra.

Una versione estesa della nostra privacy policy invece è visionabile al seguente indirizzo Privacy Policy