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Di Domenico Gallo

Questo potrebbe essere il titolo della  tragicommedia che in questi giorni stanno rappresentando i vertici delle nuove autorità politiche italiane per spiegare agli italiani qual è il “core business” della loro missione politica. Quale terreno più adatto del fenomeno delle migrazioni umane per sperimentare il nuovo corso e riabilitare le parole antiche che la Costituzione aveva mandato in archivio? Il 18 aprile il Ministro italiano dell’agricoltura ha ripreso un’espressione (sostituzione etnica), in passato già adoperata da Salvini e dalla Meloni, senza rendersi contro che prima di loro era stata adoperata da Adolf Hitler in Mein  Kampf, a proposito dei complotti giudaici contro il popolo tedesco. Si tratta di due parole rivelatrici, come osserva il Direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, che messe insieme “condensano tutta una serie di pensieri respingenti, xenofobi e razzisti”.  Dietro queste parole c’è una concezione della Nazione incentrata sulla retorica di “sangue e suolo”.

Del resto nell’intera campagna elettorale è risuonato lo slogan: “Dio, Patria e Famiglia” che in Italia fu coniato da Giovanni Giurati, segretario del Partito nazionale fascista nel 1930/31, per sintetizzare una visione della comunità politica ispirata ai valori del fascismo.

Il c.d. decreto Cutro (d.l. 10 marzo 2023 n. 20) e gli emendamenti peggiorativi che in questo momento sono in discussione al Senato, dimostrano che il tema non è il governo dell’immigrazione ma l’utilizzo del popolo dei migranti per costruire una narrazione seriamente razzista nel nostro paese ed inventare un capro espiatorio contro il quale deviare l’insicurezza diffusa negli strati più vulnerabili della popolazione italiana. Quanto alla cosiddetta “invasione” dei migranti che sbarcano sulle nostre coste, è del tutto evidente che si tratta di un fenomeno che dipende da vicende internazionali (fame, guerre, persecuzioni ed altri disastri), rispetto alle quali è irrilevante il volto feroce dei governanti italiani. La miserabile opzione di eliminare la protezione speciale (che nel 2022 ha riguardato solo 10.000 persone), non ha nulla a che vedere con le vicende internazionali che provocano la fuga di milioni di persone dai loro paesi d’origine. Però questa scelta ha molto a che vedere con la coesistenza fra “migranti” ed “italiani” perché comporta un allargamento dell’area della clandestinità, creando una popolazione di “invisibili” destinati al lavoro schiavile o fornire manodopera alla criminalità.

 

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