Il Parlamento chiude il capitolo della riforma elettorale, ma la partita è destinata a proseguire davanti alla Corte costituzionale. La Camera ha approvato il cosiddetto Melonellum, con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Il voto segreto non ha riservato sorprese: la maggioranza ha tenuto e la nuova legge elettorale è diventata legge dello Stato.
A Montecitorio è andata in scena una seduta dai toni accesi, con Giorgia Meloni assente, Elly Schlein alle prese con un forte raffreddore e Giuseppe Conte protagonista dell’intervento più combattivo della giornata. Ma, oltre alla cronaca parlamentare, il vero appuntamento è già fissato: da lunedì opposizioni e Comitati presenteranno i ricorsi alla Consulta contro il Melonellum.
L’assenza della presidente del Consiglio ha rappresentato uno degli elementi più notati della giornata. Giorgia Meloni non era a Montecitorio al momento del voto, impegnata ad Ascoli Piceno per l’inaugurazione di Palazzo Saladini Pilastri.
Una scelta che, fin dalle prime ore, è stata letta all’interno dell’Aula come un segnale della fiducia della maggioranza sull’esito del voto. Il centrodestra aveva comunque chiesto ai propri deputati di garantire la presenza, cancellando missioni e trasferte in vista del voto segreto.
All’inizio della seduta l’Aula appariva ancora semivuota. Tra i primi ministri ad arrivare Elisabetta Casellati, Luca Ciriani, Carlo Nordio, Eugenia Roccella, Orazio Schillaci e Gianmarco Mazzi. Assenti Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, indicati come giustificati.
Tra i banchi dell’opposizione l’attenzione era concentrata anche su Elly Schlein. La segretaria del Pd, nonostante un forte raffreddore, ha seguito il dibattito e ha preso la parola prima del voto.
«Scusate, ora devo andare a prendere un Tachiflù», ha detto scherzando sulle proprie condizioni, in una giornata nella quale il tema della legge elettorale ha tenuto banco per ore.
Il suo intervento ha ricevuto gli applausi del centrosinistra e, al termine, una standing ovation dei deputati del Pd. «Vinceremo comunque», ha detto Schlein rivolgendosi ai suoi.
Il momento più acceso della seduta è arrivato con Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle ha criticato duramente la maggioranza e, durante il suo intervento, ha mostrato alcune fotografie per accompagnare le proprie accuse politiche.
Conte ha mostrato fotografie riferite al senatore Roberto Scarpinato, ad Andrea Delmastro, a esponenti della maggioranza e alla presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo, collegando il tutto al tema della legalità e della lotta alla criminalità organizzata.
L’intervento ha provocato la reazione dei banchi di Fratelli d’Italia e una standing ovation da parte dei deputati del Movimento 5 Stelle. Il presidente di turno Giorgio Mulè è intervenuto più volte per riportare l’ordine in Aula.
Conte è poi rimasto in piedi sotto i banchi del Pd durante l’intervento di Schlein, annuendo alle parole della segretaria dem. Un dettaglio successivamente sottolineato da Giovanni Donzelli nel suo intervento.
Con l’avvicinarsi del voto è cresciuta l’attenzione sulle modalità della votazione. L’opposizione aveva chiesto particolare attenzione per garantire la segretezza del voto.
Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha invitato i deputati a prendere posto. Nelle tribune non erano presenti le figure della maggioranza che avevano seguito da vicino alcuni precedenti voti segreti.
Alla fine il verdetto è arrivato: la Camera ha approvato la legge elettorale con 227 voti favorevoli e 164 contrari.
Dai banchi della maggioranza sono partiti gli applausi. Federico Mollicone ha mostrato le dita a V, mentre dai banchi dell’opposizione sono comparsi cartelli con la scritta «Legge truffa».
Prima del voto, uno degli interventi più applauditi dalla maggioranza è stato quello di Giovanni Donzelli.
«Tra pochi minuti, se questa legge verrà approvata, l’Italia entrerà nella Terza Repubblica», ha detto il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, richiamando le figure storiche di Umberto Bossi, Silvio Berlusconi e Pinuccio Tatarella.
L’intervento ha suscitato una standing ovation nei banchi di Fratelli d’Italia.
Con il voto della Camera si chiude il passaggio parlamentare della riforma elettorale, ma non quello giudiziario.
Da lunedì opposizioni e Comitati presenteranno alla Corte costituzionale i ricorsi contro il Melonellum. La nuova legge elettorale entra quindi ora nel mirino della Consulta, alla quale spetterà valutare le questioni di legittimità costituzionale sollevate dai ricorrenti.
Per il Parlamento il capitolo della riforma elettorale si chiude con l’approvazione definitiva. Per la Corte costituzionale, invece, la partita sul nuovo sistema elettorale è appena all’inizio.

