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Leggere la contemporaneità, al liceo Mancini l’universo del Gattopardo raccontato da Iermano

E’ dedicata al Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa la terza lezione del ciclo di incontri “Leggere la contemporaneità” promosso dal Liceo Scientifico Statale “Pasquale Stanislao Mancini” di Avellino, in programma giovedì 18 dicembre, alle 15.30, nell’Aula magna dell’istituti (via De Concilii). A relazionare il professore Toni Iermano, ordinario di letteratura italiana, Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale. I lavori saranno introdotti dalla dirigente scolastica Paola Anna Gianfelice e coordinati dalla prof.ssa Immacolata Pascale. Una riflessione, quella promossa dal liceo Mancini con la rassegna “Leggere la contemporaneità” che sceglie di partire dai grandi autori del passato per comprendere meglio il tempo in cui viviamo, con un’attenzione particolare per il Sud. Dopo gli incontri dedicati a Levi, Vittorini e Pavese, il terzo appuntamento sceglie di raccontare l’universo del Gattopardo, romanzo che si fa denuncia dei limiti del processo risorgimentale. Il principe di Salina Fabrizio, protagonista del romanzo, si fa simbolo di una nobiltà, condannata inesorabilmente al declino, costretta a fare i conti con le trasformazioni della società per conservare il potere, nel segno del gattopardismo, di un cambiamento che è solo apparente. Tutto deve cambiare perchè nulla cambi. Se don Fabrizio è consapevole di non poter partecipare al cambiamento, «Appartengo ad una generazione disgraziata, a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due», a raccogliere la sfida per mantenere un ruolo di governo sarà il nipote Ranieri che si unirà alle bande dei Garibaldini. Sarà lui a compiere il cosiddetto compromesso ‘’storico-sociale’’ sposando Angelica, figlia del sindaco del paese di Donnafugata, paese in cui si è recato in vacanza e che è l’emblema della nuova Società: la borghesia. Tomasi di Lampedusa ci ricorda, dunque, come la classe aristocratica siciliana accetterà il Risorgimento e l’Unità d’Italia non per convinzione ideologica, ma per garantirsi la sopravvivenza del proprio potere e status quo economico-sociale.  

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