Un confronto per parlare di letteratura e vita, dei grandi temi dell’esistenza a partire dal suo ultimo romanzo, “Le sorelle Misericordia”, edizioni Spartaco. E’ l’incontro che vedrà protagonista il 21 luglio, alle 18.30, alla Mondadori Bookstore, lo scrittore Marco Ciriello. Con lui Mauro Erro – già autore di “Dio è un armadio dove ho rinchiuso il mio ego”( Raffaello Cortina editore) – e Paolo De Cristofaro, già autore de “Il matrimonio come il tennis alla lunga porta i crampi” (Fazi editore). Dopo “Per favore non dite niente” Ciriello sceglie di raccontare ancora una volta la sofferenza nelle sue molteplici sfaccettature, dalla malattia che piega il corpo e la mente al diritto di decidere della propria vita. Lo fa attraverso una storia che parte dallo spirito di sacrificio, dalla forza di volontà e fatica che sono cifra distintiva del tennis. Protagonista è Laura Cammarata, dalla sua talento, stile e intelligenza tennistica, fino alla decisione improvvisa di rinunciare a tutto per amore della sorella e di quella fede che è diventata quasi un’ossessione. “Era uscita inspiegabilmente dalla Rod Laver Arena e di fatto dall’Australian Open, interrompendo un match contro Serena Williams che stava vincendo, lo aveva fatto per l’improvvisa apparizione della madre di Cristo, sì, aveva visto la Madonna, dietro la sua avversaria”. Ciriello non rinuncia a mescolare finzione e realtà con la presenza di personaggi del tutto fittizi e protagonisti del mondo reale, dalla tennista Serena Williams allo storico Tony Judt, morto di Sla. “Ho immaginato – spiega – cosa sarebbe potuto succedere se la Madonna, invece di apparire a dei pastorelli, fosse apparsa a una campionessa di tennis che partecipa agli Australian Open, pronta a trasformarsi in una sorta di Giovanna D’Arco, a leggere l’apparizione della Madonna come una chiamata. A casa la aspetta la sorella malata di Sla, che non ha mai avuto il dono della fede, comincia così un vero match tra lei e la sorella, in cui ciascuna difende con forza il proprio punto di vista sulla morte, il senso del dolore, il diritto di mettere fine all’ esistenza. Ho scelto di raccontare la differenza tra dolore e agonia, quello che si prova aspettando il termine della vita, senza poterla più vivere. Il dato di fatto è che siamo ostaggi di una dittatura che pretende di governare il nostro dolore ma il dolore è nostro e di nessun altro. Ecco perchè si avverte l’esigenza di una legge sul fine vita che restituisca agli uomini la propria libertà”. Dal calcio al tennis, è lo sport a farsi metafora della vita “Mi piaceva l’idea di partire da una partita di tennis per parlare di fine vita, il tennis è uno sport in cui l’atleta è solo contro l’avversario proprio come accade quando qualcuno deve sostenere un’idea, difendere un punto di vista in un dibattito”. Cristiana e Laura diventano così il simbolo di due sguardi diversi sul mondo, da un lato il desiderio di credere nel miracolo con la certezza dell’esistenza di Dio e dall’altro la convinzione che contro la malattia non si può fare nulla: “La malattia è un ghetto […] Vieni deportata e rinchiusa contro la tua volontà in un mondo differente, che non ti appartiene e che ti è ostile, e ti ci devi abituare, devi provare a sopravvivere reinventando la tua vita su regole che non fai tu. […] Anche perché poi diventa lager, è un percorso degradante e senza speranza, almeno per le malattie come la mia, si ripete quasi a conferma”.
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