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L’IC di Monteforte e l’IC Calvario Covotta di Ariano rendono omaggio al magistrato Livatino, Sferrazza: Rosario è ancora vivo e continua a insegnarci il valore della legalità

“Rosario continua ad essere scomodo, da morto ancora più che da vivo, non ha mai smesso di far sentire la propria voce”. A sottolinearlo l’attore Angelo Maria Sferrazza nel corso del confronto al Polo Giovani, dedicato al giudice Rosario Livatino, ucciso il 21 settembre 1990 dalla Stidda, un’organizzazione mafiosa siciliana, per il suo impegno nella lotta contro la criminalità organizzata. Un omaggio promosso dall’IC Aurigemma di Monteforte e dall’IC Calvario-Covotta di Ariano, uniti da un gemellaggio, fortemente voluto dalla dirigente Filomena Colella. Un percorso alla riscoperta della figura del giudice Beato che parte dalla proiezione del cortometraggio a lui dedicato “Ho incontrato Rosario Livatino – Il mio viaggio cercando il Giudice Ragazzino”, spazio poi a un monologo teatrale, concluso con lo svelamento del quadro raffigurante una reliquia, il pezzetto di una locandina conservata dal Beato e donata dalla Casa Museo Livatino. E’ Sferrazza a porre l’accento sulla capacità di Livatino di arrivare ai giovani  “Sono stato colpito dalla sua storia fin da quando ero piccolo. E’ come se fosse stato lui a trovarmi. Mi sono messo sulle sue tracce, ho visitato i luoghi in cui è vissuto, studiato i processi da lui seguiti, analizzato le registrazioni audio delle udienze, le sentenze delle Corti, ritrovato la macchina su cui fu ferito, la teca dei suoi film. Ho compreso la sua grande umanità. Era sempre capace di vedere la persona al di là del criminale, anche la morte di un mafioso era il segno della sconfitta dello Stato. Il miracolo più bello – prosegue Sferrazza – è stato quello di aver riscattato questa terra, conosciuta in passato solo per il dilagare della criminalità, di aver trasformato la mentalità dei siciliani. Livatino mi ha offerto l’occasione di raccontare una Sicilia onesta, che non si arrende all’illegalità”.

Sottolinea, incalzato dalle domande degli studenti, come la forza di Livatino “è nel suo essere un giovane che parla ai giovani. Ho interpretato il ruolo del giudice in un film, ho girato il corto a lui dedicato e l’ho raccontato in un libro fino allo spettacolo teatrale. Ho sentito che la mia missione era quella di farlo conoscere alla gente”. Condanna la spettacolarizzazione della mafia a cui si assiste “E’ importante che capiate che non c’è nulla di bello nella mafia” E’ quindi Giovanni Bernabei a porre l’accento sul lavoro silenzioso compiuto dal giudice nella lotta alla criminalità, colpendo il flusso del denaro. “Rappresenta, ancora oggi, un esempio per chi opera nel campo del diritto”. A introdurre l’incontro la dirigente scolastica Filomena Colella che ricorda come da Livatino arrivi la testimonianza che la giustizia può esser vissuta come atto di fede e di amore per l’uomo, “La legalità è al centro della missione educativa dei due istituti che dirigo. Vogliamo trasmettere alle giovani generazione l’idea di una cittadinanza responsabile, educare i nostri studenti alle scelte consapevoli. L’obiettivo che ci proponiamo è quello di formare cittadini liberi, solidali, capaci di costruire un futuro basato su rispetto e giustizia. Livatino ci ha mostrato come la legalità debba diventare un modo di vivere concreto, debba essere praticata ogni giorno nelle scelte che si fanno nel rispetto di sè e degli altri”. Di qui l’invito ai ragazzi ad essere sentinelle di legalità, ad essere credibili giorno, proprio come scriveva Livatino.

E’ il prefetto Rossana Riflesso a porre l’accento sulla necessità di costruire anticorpi sociali per prevenire ogni forma di illegalità, anticorpi che derivano dall’esempio che arriva dalle famiglie ma anche dalla scuola, attraverso la testimonianza di vite esemplari. “Bisogna trasmettere ai giovani il senso di un’etica diffusa, ricordare loro che non paga mai essere dall’altra parte”. Il Provveditore Fiorella Pagliuca lancia un messaggio forte ai giovani richiamandoli all’esempio di Livatino, perchè scelgano di vivere secondo gli ideali in cui credono “coltivando il coraggio, cercando sempre di mantenere in vita la piantina rappresentata dalla nostra coscienza, senza mai tradire noi stessi e i nostri principi”. Il Procuratore della Repubblica Domenico Airoma ricorda come “Il messaggio che arriva dalla sua lezione è nella credibilità che si conquista quando la coerenza con le proprie idee viene percepita anche all’esterno. A guidarlo la passione per la legalità, la consapevolezza che il rispetto delle regole è necessario per garantire il bene comune”. Sottolinea, infine, l’auspicio, più volte espresso, che Livatino possa diventare presto patrono dei magistrati e invita i ragazzi a tenere un diario come faceva il giudice “Vi aiuterà a chiedervi sempre il perché delle cose che accadono”. Il Questore Pasquale Picone spiega ai ragazzi come “Non è facile neppure nei nostri territori contrastare la criminalità. Ecco abbiamo bisogno di voi, che abbiate il coraggio ogni giorno di essere testimoni di legalità”. Il Comandante della Finanza Leonardo Erre invita tutti a fare la propria parte per trasformare il territorio in cui viviamo. E’ quindi il comandante dei Carabinieri di Avellino Angelo Zito a porre l’accento sulla necessità di sfatare il mito del boss di quartiere, “Non fatevi prendere in giro dalle fiction, chi sceglie questa vita è destinato a nascondersi tutta la vita o a finire ammazzato. Non sprecate la vostra vita, scegliendo la strada dell’illegalità”. A partecipare all’incontro anche il commissario prefettizio di Monteforte Salvatore Guerra e i rappresentanti del dipartimento di Unisa Ambrosino e Gallucci che ricordano il protocollo d’intesa stipulato con i due istituti.

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