Andare al di là di dispute e confronti tra posizioni opposte per costruire un futuro reale per i paesi e garantire servizi, lavoro e vivibilità. E’ l’appello che arriva da più parti, mentre ancora imperversa in Rete la polemica tra il paesologo e poeta Franco Arminio e lo scrittore Christian Raimo. Arminio aveva replicato alle parole, certo un po’ sprezzanti, con cui Raimo, nel commentare la chiusura di Rai scuola, sostituita da un canale dedicato alla racconto dell’identità italiana attraverso i borghi, aveva denunciato la chiusura e il conservatorismo che ancora caratterizza troppi paesi, parlando di alcolismo e razzismo come di fenomeni che ancora contraddistinguono i territori fragili. Parole a cui Arminio aveva replicato, sottolineando l’incapacità di Raimo di guardare i paesi con attenzione, andando al di là dell’apparenza, puntando l’indice contro una sinistra incapace di rivolgere la sua attenzione al margine. Una disputa che è diventato un trend sui social, su cui in tanti hanno detto la loro, lanciando proposte, schierandosi, illustrando nel dettaglio i mali dei paesi, chiedendo una politica concreta per rendere vivibili i paesi. La conferma di un tema che ciascuno sente come legato a sè, alle proprie radici, al proprio destino e al destino del paese.
Da parte sua, Franco Arminio ha voluto chiarire meglio il suo pensiero, rivendicando con forza l’impegno e le battaglie condotte per trasformare i paesi in luoghi in cui fosse possibile immaginare di tornare e restare e respingendo l’immagine del poeta che canta i borghi come spazio idealizzato. “Credo non sia corretto raccontare il mio lavoro in chiave di uno sguardo puramente edulcorato e paternalistico nei confronti dei paesi, a partire da una narrazione puramente estetica, incapace di agire in maniera concreta sui territori”. E ricorda di aver collaborato con il Ministro Barca alla Strategia per le Aree Interne e con il Ministro Provenzano, come consulente alle aree interne “Certo, nelle poesie non posso parlare certo di bonus o incentivi per fermare lo spopolamento. Ma c’è nei miei versi l’invito a coltivare un legame forte col paese. Dovremmo costruire un movimento fatto di voci diverse che dialogano con la politica, per convincere chi guida il paese ad agire per salvare le aree interne. Certo, i poeti possono fare poco per evitare che ospedali e scuole chiudono, né possiamo immaginare che un festival arresti l’emigrazione”.
A spiegare meglio la sua posizione è anche Cristian Raimo, accettando la sfida di provare ad abbracciare l’idea di complessità nel suo racconto dei paesi: “Qualche settimana fa ho scritto un post sbrigativo. Criticavo l’idea di sostituire Rai Scuola con un canale intitolato Italiana, dedicato all’identità, ai territori, ai borghi. Non sopporto qualunque forma di retorica sull’identità italiana e ho scritto che nei paesi, tolto l’overturismo, restano il razzismo, il maschilismo e l’alcolismo. Era chiaramente un’iperbole. L’ho scritto mentre ero alla fine di un pellegrinaggio in una valle lombarda. Avevo visto cose meravigliose e, insieme, un abbandono che non mi aspettavo su quella scala. In un paese l’unico negozio aperto stava chiudendo, e il titolare mi ha chiesto se potevo aiutarlo a caricare le ultime cose sul furgone di un robivecchi venuto a sgomberare il locale.
Delle cento chiese che costellano la valle – non chiesupole inerpicate, santuari – quasi tutte erano sbarrate; telefonavo ai numeri sul portone e mi rispondevano che il vescovo non manda nessuno e volontari non ce ne sono più. La mattina presto, ogni volta nell’unico bar rimasto aperto, c’erano sempre sei o sette uomini che a quell’ora bevevano già, e provavano a strusciarsi alla barista o le lanciavano battute orrende. Ammetto il problema di quel post. Il mio è stato un attraversamento di pochi giorni. È un’esperienza minimale, e su un’esperienza minimale ho poi generalizzato ai paesi, alle aree interne, alle province italiane, con parti prese per il tutto” Per ribadire la gravità della scelta del governo di chiudere Rai Scuola e spiegare come “Accolgo le critiche e provo a ragionare con più calma, articolando quella che era una denuncia grezza del fatto che negli ultimi anni sui paesi, sulle aree interne, sui borghi si sono affastellate molte retoriche spesso edulcoranti e suggestive che non riconoscono quelli che sono problemi strutturali. Queste retoriche legittimano politiche dissennate della destra al governo. Volevo quindi tornarci con distensione per decostruire diverse retoriche e capire come si può parlare oggi di paesi in un senso politico che si opponga alle retoriche neonazionaliste della destra, ma anche a altre retoriche che ci sembrano progressiste. Provare a decostruire queste retoriche forse può servire anche a contrastare certe politiche”. Come a dire che le due posizioni non sono in fondo così lontane se l’obiettivo resta quello di vincere l’immobilita’ e l’isolamento che condannano questi luoghi, chiedendo alla politica di assumersi le sue responsabilità.



