Fra due settimane, gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimere il loro voto e dare vita al nuovo Parlamento. La vigilia è all’insegna della confusione. Lo si deve, probabilmente, all’anomalia di una campagna elettorale che ha dato poco spazio alle idee e ai programmi. La novità attesa di una rivoluzione per il cambiamento sembra essere stata tradita. E’ venuta meno l’occasione di rinnovare la classe dirigente, mentre i partiti, sempre più clan, hanno scelto i candidati secondo il criterio della convenienza e non del merito e della competenza. Si capisce l’incertezza dell’elettore di fronte a uno scenario inedito. Le scissioni hanno avuto grande spazio nella vigilia elettorale. I cinque stelle si sono divisi tra Di Maio e Conte, un tempo amici per la pelle. Forza Italia si è trasformata in debolezza tra il resistere di Berlusconi e la fuga di pezzi importanti (Carfagna su tutti) che hanno scelto Azione di Calenda. L’agognato Centro si è dissolto diventando Terzo Polo, ammucchiata di interessi diversi senza anima e segnato da motivi di forte personalismo. La frammentazione, dovuta anche alla riduzione del numero dei parlamentari e alla necessità di accaparrarsi un posto nell’assemblea parlamentare, pesa molto sugli scenari futuri. Draghi, pur con tutti i suoi limiti (tutela degli interessi dei poteri forti), aveva, comunque, dato una spinta alla stabilità. Lui per primo ha rotto il giocattolo dando le dimissioni che nessuno gli aveva chiesto. Con lui si è infranta quella larga maggioranza che aveva consentito a Draghi di portare l’Italia a essere riferimento in Europa. Acqua passata, si dirà. Sulla campagna elettorale hanno pesato alcuni fattori sui quali i partiti in campo non sono stati in grado di dare risposte. La guerra in Ucraina, il ricatto russo prima sul grano, poi sul gas, hanno avuto grande spazio nel dibattito politico, ma solo a livello di contrapposizione, mai di quella necessaria unità fra diversi per dare risposte rassicuranti. Su tutto il grande rischio di allontanare gli esiti sull’utilizzazione del Pnrr che si presenta come una grande occasione per dare respiro all’economia italiana. I temi affrontati, sebbene di grande importanza, sono stati confinati con vecchi slogan riemergenti in ogni occasione di pericolo delle Istituzioni: presidenzialismo, difesa della Carta costituzionale, riemergere del fascismo, commissione bicamerale e così via. Il confronto tra i soggetti in campo non risparmia incognite sul futuro. La possibile maggioranza di centrodestra è impegnata in un perenne litigio sulle posizioni di potere da conquistare nel futuro e ha accantonato la peraltro presunta difesa degli interessi dei più deboli. E dietro l’angolo s’allunga lo spettro dell’astensionismo, il vero partito che potrebbe determinare l’incerto futuro. Sia pure in questo scenario non entusiasmante, le donne e gli uomini di buona volontà esercitino al meglio il diritto al voto.
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redazione web
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