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L’Italia e la politica degli slogan

 

Cominciò Berlusconi a cambiare il volto della politica coniando slogan mutuati dalla tecnica del marketing. Renzi ha continuato alla grande e l’Italia sta diventando il paese degli slogan dove i problemi, che sono per loro natura complessi e non facili, si crede di risolverli con semplici slogan o aggettivando le leggi. La stagione degli slogan si accresce di settimana in settimana: L’Italia riparte, l’Italia cambia verso, l’Italia che decide, la semplificazione delle procedure e dei formulari, la meritocrazia, la diminuzione degli stipendi ai manager e dirigenti, la rottamazione. a rottamazione, via i partiti dalla Rai e via dicendo. Le leggi che vengono aggettiviate quale sinonimo di efficienza e funzionalità: lo Sblocca Italia, la Buona scuola, quasi a voler infondere nell’animo degli italiani che con Renzi si è cambiato registro e la vecchia politica è stata relegata in soffitta. Invece la realtà è ben altra ed altrettanto amara come in passato. Dopo le varie Leopolde, gli slide, gli annunci e le promesse, la realtà si presenta per quello che è: molto difficile da cambiare per le infinite resistenze, per la crisi che continua a mordere e per gli interessi dei poteri forti che continuano a rimanere tali a dispetto delle promesse e degli annunci. La gente comincia a vedere le cose per quelle che sono; ad accorgersi che la ripresa è ancora al palo, la povertà aumenta come il debito pubblico e i privilegi delle caste non vengono minimamente intaccati. Il disincanto subentra alla illusione e si ci lascia meno condizionare dalle parole. A Napoli si diceva “chiacchiere e tabacchiere di legno il Banco di Napoli (dove era il banco di pietà) non le impegna”. Le nomine Rai hanno scatenato un putiferio, e molti vi hanno letto l’imposizione del pensiero unico renziano che, attraverso Campo Dell’orto e la Maggioni, ha voluto blindare i telegiornali per la campagna del SI al Referendum allontanando i direttori, del TG2 e TG3 che hanno dedicato un tempo uguale ai sostenitori del Si ed a quelli del NO, lasciando al suo posto il Direttore del TRG1 che, secondo statistiche ufficiali, ha riservato il 60% del tempo ai sostenitori del SI, in piena estate e addirittura prima che fosse presentato il piano aziendale dei palinsesti. Per quanto riguarda la Buona Scuola, gli insegnanti sono scesi in piazza contro le migliaia di trasferimenti al nord. Ma la legge, che tradisce cinicamente, nei fatti il significato del nome, per le sue nefaste conseguenze, è quella che ha istituito Equitalia, un istituto che fa dell’equità per molti malcapitati una vera e propria presa in giro. Renzi, che quanto a promesse non certo si tira indietro, ha annunciato che scomparirà dal prossimo ottobre senza entrare nel merito. In Italia, si sa, le tasse non vengono pagate volentieri neanche quando sono accertate e rese esecutorie. Però, talvolta, aumentano smisuratamente fino a triplicare, quando vengono accertati, per esempio, contributi previdenziali con sanzioni che arrivano al doppio della somma evasa ed alle quali si aggiungono gli interessi di mora, gli aggi esattoriali, le spese di notifica e persino gli interessi sugli interessi per tardato pagamento. La somma diventa impossibile da pagare per i piccoli imprenditori, artigiani, commercianti, coltivatori diretti messi in ginocchio dalla crisi. Alcuni di loro si sono anche suicidati, per l’impossibilità di onorare, anche volendo, i propri debiti. Occorrerebbe ridurre le sanzioni e le spese in modo da non dover mai superare l’importo della somma evasa, rateazioni senza interessi, maggiore tempestività nella riscossione e comunicazione agli interessati prima della spedizione delle cartelle esattoriali, spesso sbagliate e … assassine. A non essere equa non è l’ente che provvede alla riscossione ma le leggi che ne sono alla base e che occorrerebbe modificare senza inutile propaganda.
edito dal Quotidiano del Sud

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