di Virgilio Iandiorio
Il film The Odyssey di Christopher Nolan , nelle sale cinematografiche dallo scorso 16 luglio, sta ottenendo un successo di pubblico, che non si può negare. Come pure non si possono tacere le critiche che vengono mosse al film e al suo regista.
Emily Wilson, attenta studiosa americana della letteratura classica e autrice della traduzione inglese dell’Odissea pubblicata nel 2017, ha accusato il film di Nolan mancante di “profondità psicologica, emotiva, politica ed etica”. (Ester Viola, Il Foglio 29 LUG 26)
Andrea Carandini: “Invece che andare a vedere il film, ai ragazzi direi di leggersi l’Odissea, cosa che non hanno mai fatto”. Il problema per Carandini è che alle spalle “non abbiamo più niente perché siamo inglobati nell’attualità, per giorni, ad esempio, siamo stati afflitti dalla storia della famiglia del bosco, ma di esempi ce ne sono tanti altri. Ora l’epica è diventata l’evento più banale di cronaca”. E così lo studioso chiarisce il suo assunto:” “Noi dovremo far ritorno a Omero. Invece no: c’è un film che non credo che sarà questo grande capolavoro, ma che si divinizza semplicemente per una ragione, perché è attuale. Oggi però basta qualsiasi cosa, purché sia clamorosa, e noi ci emozioniamo”. (Alessandro Villari, Il Foglio 21 LUG 26)
Senza addentrarci in una disputa sul film tra favorevoli entusiasti e contrari agguerriti, sarebbe più salutare accogliere l’invito di Carandini di leggere, e se uno l’avesse fatto, rileggere i poemi di Omero. Perché trascuriamo tante cose che una lettura frettolosa non ci fa vedere.
Domenico Musti (1934-2010) profondo studioso della civiltà greca nel suo trattato “Storia greca- Linee di sviluppo dall’età micenea all’età romana”, Laterza 1994, a proposito della visita di Teti, la madre di Achille, al dio Efesto nella sua “officina” per chiedergli di costruire un’armatura per il figlio (Iliade c. XVIII), così scrive (p.110)” Di grande interesse la descrizione (dello scudo), anche sul terreno delle forme mentali, in particolare dell’atteggiamento dei Greci verso la tecnica. Il dio Efesto è l’artigiano capace di creare autòmata, cioè oggetti semoventi, animati: tripodi semoventi a rotelle (che suscitavano l’ammirazione di Aristotele nella Politica I 1253b e provocano la sua celebre osservazione che se essi esistessero, non ci sarebbe bisogno di schiavi), o statue animate di fanciulle inservienti, o mantici semoventi (altrettante anticipazioni -certo nel pio desiderio, nell’utopia- di robots o della fiamma ossidrica), ma anche (ed è un aspetto di grande interesse) rappresentazioni di scene (nei vari settori dello spazio urbano ed extraurbano), che, per il poeta, non erano solo raffigurate sullo scudo, ma di fatto avvengono, si svolgono, sotto gli occhi dell’osservatore dello scudo, per effetto della virtù animatrice del dio ( non è solo dunque un ricadere del poeta in modelli narrativi: è una sorta di cinema)”.
Seguendo l’invito di Carandini, leggiamo questi versi dal canto XVIII dell’Iliade che descrivono l’officina di Efesto nella versione di Vincenzo Monti:
Seguían l’orrido rege, e a dritta e a manca/ il passo ne reggean forme e figure/ di vaghe ancelle, tutte d’oro, e a vive/ giovinette simíli, entro il cui seno/ avea messo il gran fabbro e voce e vita/ e vigor d’intelletto e delle care/ arti insegnate dai Celesti il senno/… Lasciò la Dea, ciò detto, e impazïente/ ai mantici tornò, li volse al fuoco,/ e comandò suo moto a ciascheduno./ Eran venti che dentro la fornace/ per venti bocche ne venían soffiando,/ e al fiato, che mettean dal cavo seno,/ or gagliardo or leggier, come il bisogno/ chiedea dell’opra e di Vulcano il senno,/ sibilando prendea spirto la fiamma.
E’ qui che abita Omero! Dovremmo fargli visita più spesso e leggere quello che ha scritto con animo sereno e con passione.


